Mutui: fisso costa di più, variabile espone a oscillazioni pericolose

Pubblicato il 16 Gennaio 2012 13:39 | Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio 2012 13:49

ROMA – Dovete comprare casa e per questo chiedete un prestito alla banca: accenderete un mutuo a tasso fisso o variabile? Domanda da un milione di dollari, ammettendo che la banca abbia acconsentito a prestarvi il capitale. La risposta è il solito frustrante “dipende”, perché, come un vestito, un mutuo si taglia su misura. Il Sole 24 Ore, però, prova a circoscrivere la questione: decide il reddito. La soluzione indicizzata, il tasso variabile, è meno onerosa, conviene, tuttavia presenta la spiacevole controindicazione di esporre le famiglie a pericolose oscillazioni. Cioè, improvvisi innalzamenti dei tassi, come nel 2008 con gli Euribor al 5%, possono mettere una famiglia di fronte all’impossibilità di far fronte, in quel momento, alle rate.

In linea teorica, tutte le simulazioni in base alle previsioni di mercato, ci dicono che con il ritorno dei tassi interbancari alla normalità (uno è appunto l’Euribor che serve a determinare le rate dei mutui variabili) è ragionevole desumere che il tasso variabile difficilmente raggiungerà il tasso del fisso a 5,80%. Anche in termini statistici è abbastanza intuitivo che nell’arco temporale a lungo termine il tasso variabile sia complessivamente meno oneroso del fisso. Nelle condizioni attuali e secondo le previsioni, con il tasso variabile si risparmiano più 100 euro al mese su un finanziamento da 100 mila euro: situazione suscettibile di miglioramento se la Banca Centrale europea abbasserà ulteriormente i tassi di interesse. Da qui al 2017 si potrebbero risparmiare 4/5 mila euro.

Le oscillazioni pericolose del mercato, però, sono da tener ben presente e dovrebbero scoraggiare chi non è in grado di fronteggiare innalzamenti delle rate che possono essere anche dell’80%. Chi non è sicuro di poter fronteggiare il rialzo improvviso, deve orientarsi verso il tasso fisso. Chi sceglie un variabile, infatti, deve fare i conti non con la rata attuale, ma con quella che dovrebbe fronteggiare in caso di rialzo.