Gli Usa alle banche degli evasori: “O svelate i conti o vi cancello”

Pubblicato il 9 Febbraio 2012 10:33 | Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio 2012 11:58

Il Presidente Usa Barack Obama

ROMA – Il messaggio americano alle banche è chiaro: “o svelate i conti esteri degli evasori o vi cancelliamo”. Ne sa qualcosa il più antico istituto di credito svizzero: la Banca Wegelin  fondata nel 1741, è stata incriminata con l’accusa di aver nascosto 1,2 miliardi di dollari, è stata esclusa dalle attività in Usa e per questo ha subito una scissione e l’acquisizione da parte del gruppo Raiffeisen. Obama ha avviato la crociata, 5 grandi stati europei lo hanno seguito: dal 2013 l’Internazionale della lotta all’evasione fiscale sarà operativa.

Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito si sono impegnati a recepire le regole varate dagli Stati Uniti sullo scambio automatico di informazioni: obiettivo stanare i conti segreti all’estero dove si occultano i soldi sottratti al Fisco. Ore contante, quindi, per l’anonimato su cui si fonda il segreto bancario, via libera alla massima trasparenza. Tecnicamente ognuno dei 5 paesi europei ha accettato di applicare, previo accordo bilaterale, la normativa nota con l’acronimo “Fatca” (Foreign Account Tax Compliance), nata negli Usa dopo gli scandali sui conti segretati svizzeri di molti cittadini sconosciuti al Fisco americano.

Impone ai cittadini statunitensi residenti e contribuenti anche non residenti di segnalare le attività finanziarie depositate in conti offshore. Vanno denunciate attività finanziarie estere come: i conti in banche estere, le quote in fondi comuni, hedge fund, private equity, azioni o titoli emessi da una società non statunitense, e ancora, per esempio, bond, obbligazioni, opzioni, swap, derivati o altri strumenti finanziari con una emittente o controparte non a stelle e strisce. I 5 paesi europei hanno formalizzato l’impegno comune ad adottare lo stesso approccio per l’applicazione della normativa Facta. Lo schema è quello di un accordo bilaterale (ogni singolo stato europeo si confronta con gli Usa) ispirato alla reciprocità degli scambi di informazioni da e verso gli Stati Uniti e al superamento delle doppie imposizioni attualmente in vigore. A regime lo scambio di informazioni sarà automatico e non a richiesta, nel senso che tutti gli intermediari depositari di conti terzi avranno l’obbligo di fornirle per ogni transazione su conti esteri.

Il meccanismo è diverso da quello degli accordi siglati dalla Svizzera con Germania e Regno Unito ispirati al cosiddetto schema “Rubik”. Qui non c’è scambio automatico delle informazioni, ma  uno strumento considerato equivalente, vale a dire un prelievo sostitutivo, pari alla fiscalità del paese di residenza dei correntisti tedeschi e inglesi, da riversare nelle casse degli Stati aderenti, in cambio dell’anonimato per i propri clienti. In pratica, un’applicazione a regime del meccanismo che pure aveva ispirato l'”euroritenuta”, non più pensata come soluzione ponte (come nel caso di Belgio, Lussemburgo ed Austria) bensì come alternativa allo scambio automatico delle informazioni. Nel caso dello scambio automatico, la contropartita è uno sveltimento delle procedure e l’eliminazione da parte degli Usa  della ritenuta prevista dal Fatca sui pagamenti ai soggetti esteri che operano in uno dei cinque Stati pronti a recepire le regole del Foreign account tax compliance act.

L’Internazionale contro l’evasione fiscale ha però un altro obiettivo, più ambizioso: la Svizzera. Il desiderio massimo sarebbe che Berna applicasse il Facta, Obama non dà tregua per recuperare il tesoro da 100 miliardi off-shore dei contribuenti americani, depositati in gran parte nei forzieri svizzeri. Nei mesi scorsi Washington ha accusato 11 banche svizzere, inclusa la Wegelin, la più antica del paese, di aver aiutato contribuenti americani ad evadere il fisco e ha preteso la consegna dei dati della clientela di cittadinanza Usa. Dati che sono stati recapitati, in effetti, ma in forma “criptata”. La chiave per decifrarli, hanno fatto sapere dalla Svizzera, sarà fornita agli Usa solo attraverso procedure di assistenza oppure dopo la firma di un accordo fiscale complessivo. Per ora l’adozione del Facta da parte della Svizzera non è all’ordine del giorno. Il massimo che Berna può concedere è un accordo come quello “Rubik” siglato con Germania e Regno Unito: una tassa rafforzata per i capitali depositati illegalmente in Svizzera, rivolta a sanare il pregresso mantenendo sostanzialmente inalterata l’attuale conformazione del segreto bancario elvetico. Cui si potranno aggiungere scambi di informazioni certe condizioni,  circoscritti a un numero prestabilito di conti correnti e depositi.

Anche l‘Italia aveva pensato a questo accordo con Berna, poi l’accordo non è stato più adottato, la Ue non vede di buon occhio questo tipo di accordi bilaterali, vorrebbe un approccio comunitario, senza contare i rischi che la Corte europea ne sanzioni i vizi di incostituzionalità. Negli ultimi tempi, invece, nell’esecutivo Monti si è fatto strada qualche spiraglio per riprendere il discorso, magari riprendendo il tema del prelievo da parte Svizzera sui depositi dei “non residenti”, concordato su base comunitaria e apparentemente più in linea con le indicazioni Ocse in materia di trasparenza fiscale e di scambio di informazioni.