Pensione, andarci a quota 41 e comunque a 62 anni. Sindacati e partiti vogliono abbassare l’età

Pensione, sindacati e partiti propongono/promettono di abbassare l'età in cui ci si va. Dopo 41 anni di contributi, a prescindere dall'età. E comunque a 62 anni. Undici anni fa fissata la regola dei 67 anni, da allora l'età pensionabile effettiva in Italia è stata intorno ai 63. Più eccezioni che regola.

di Lucio Fero
Pubblicato il 30 Maggio 2022 - 08:45 OLTRE 6 MESI FA
Pensione, andarci a quota 41 e comunque a 62 anni. Sindacati e partiti vogliono abbassare l'età

Pensione, andarci a quota 41 e comunque a 62 anni. Sindacati e partiti vogliono abbassare l’età (foto Ansa)

Una legge molto odiata e fin dall’inizio traforata, bucata come un colapasta da buchi/eccezioni mandava gli italiani in pensione a 67 anni. Era la legge Fornero. Da quando la legge Fornero è in vigore l’età media, reale e non teorica, nella quale gli italiani sono andati in pensione si è collocata tra i 62 e i 63 anni. Eccezioni all’obbligo dei 67 anni per categorie, per genere e per successiva legislazione concorrente. La penultima eccezione è stata quella di Quota 100 (voluta dalla Lega) per cui si è andati in pensione a 62 anni con 38 di contributi. L’ultima eccezione attualmente in vigore è Quota 101: anni d’età e anni di contributi sommati devono fare appunto 101. Scade a fine anno. Per gli anni a venire i sindacati tutti e i partiti tutti fanno diverse proposte/promesse. Una idea li e le accomuna tutti en tutte: abbassare l’età pensionabile, sia quella teorica che quella effettiva.

Quota 41

In realtà non è una quota che si ottiene sommando anni di vita e di contributi versati. Si contano solo questi ultimi: 41 anni di contributi e si va in pensione. Non sempre 41 anni di lavoro, ci sono le contribuzioni figurative e ci sono quelle da anni di studio. Comunque 41 e si va in pensione a prescindere dall’età anagrafica. Già ora esiste una via alla pensione svincolata dall’età anagrafica, già oggi si va in pensione con 41 anni e 10 mesi di contributi versati. Quindi la proposta/promessa è di abbassare, andare in pensione un anno e dieci mesi prima.

Comunque 62

Per farla più spiccia i sindacati chiedono pensione a 62 anni di età. Con differenziazioni nell’importo a seconda dei contributo versati (minime differenziazioni) ma comunque a 62 anni. Là dove la regola generale (teorica) da circa dieci anni dice 67 anni per andare in pensione, i sindacati in prima persona e i partiti (quasi tutti) di rincalzo dicono 62. Cinque anni in meno. Sottoponendo poi la regola generale dei 62 anni allo stesso trattamento cui è stata sottoposta la regola generale dei 67 anni si otterrebbe un’età pensionabile media di fatto in Italia a 58 anni circa. Come ai bei vecchi tempi prima della Fornero…Immaginando un trattamento più morbido alla regola generale dei 62 anni, l’età pensionabile di fatto in Italia calerebbe dagli attuali e fattuali 62/63 anni a circa 60 anni. 

Dieci anni di abbondanza e quindi…

Un anno e dieci mesi in meno per andare in pensione calcolando solo i contributi, cinque anni in meno sull’età pensionabile come regola generale, due/tre anni in meno come età in cui effettivamente si andrebbe in pensione rispetto a quella in cui effettivamente in pensione si va. Un netto abbassamento dell’età pensionabile in Italia quella che partiti e sindacati promettono/propongono. Un netto abbassamento rispetto a quanto deciso 11 anni fa. Infatti da allora una decina di anni filati di abbondanza: niente aumenti di debito e spesa pubblica, nessun problema demografico, solo una pandemia e una guerra. Tutto bene e dunque è tempo di abbassare l’età in cui gli italiani vanno in pensione.