Pensioni: stop al retributivo, misto per tutti. E “quota 100” nel 2015

Pubblicato il 27 Settembre 2011 9:40 | Ultimo aggiornamento: 27 Settembre 2011 12:42

ROMA – Stop al sistema retributivo, accelerazione sulla “quota 100”, donne in pensione a 65 anni già nel 2012: sarebbero queste le principali novità sulle pensioni pensate dal governo. Nelle casse statali servono soldi, e dal cambio del sistema previdenziale potrebbero arrivare liquidi vitali per i conti pubblici.

Secondo quanto riportato da Marco Rogari sul Sole 24 Ore, i tecnici del ministero dell’Economia stanno spingendo soprattutto sul primo punto: basta col sistema retributivo, sì al sistema contributivo “pro – rata”, meglio noto come contributivo “misto”. Il sistema misto è sostanzialmente la sintesi degli altri due: l’erogazione della pensione avviene con il sistema retributivo per i contributi versati entro il 31 dicembre 1995 e con il sistema contributivo per il resto dei contributi.

Il sistema retributivo veniva calcolato in base ai contributi versati dal lavoratore e sulla media dei redditi percepiti negli ultimi anni di lavoro: in pratica la pensione si avvicinava il più possibile agli ultimi stipendi presi. Con il sistema contributivo (entrato in vigore con la riforma Dini nel 1995) il calcolo viene effettuato solo sulla base dei contributi versati.

La pensione di tipo contributivo dunque è solitamente più bassa rispetto a quella retributiva. Ed è qui che, se cambiassero le regole, il governo potrebbe trarre maggiori risparmi. Ma i tecnici del Tesoro devono fare i conti con un problema politico: la Lega si opporrà a interventi drastici sulle pensioni perché teme la rivolta della base elettorale.

Le altre ipotesi allo studio negli ambienti di governo sono l’avvicinamento alla “quota 100” e l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne nel settore privato.

Per quanto riguarda quota 100, l’obiettivo della maggioranza sarebbe quello di arrivarci gradualmente ma non troppo: dunque si tratterebbe di anticipare al 2012 quota 97, dove 97 indica la somma tra l’età del lavoratore che va in pensione e gli anni di contributi versati (ad esempio 65 anni + 32 di contributi, oppure 60 + 37 e così via). Portando al 2012 quota 97, si raggiungerebbe quota 100 nel 2015. E in questo modo si abolirebbero di fatto le pensioni anticipate.

Per quanto riguarda invece le pensioni delle donne, allo studio c’è anche l’accelerazione del percorso per portare a 65 anni l’età pensionabile delle lavoratrici private. L’innalzamento della soglia verrebbe anticipato al 2012 (l’ultima manovra l’ha fissata al 2014) e sarebbe molto più rapido di quello attualmente previsto: l’allineamento con gli uomini dovrebbe realizzarsi nel 2020 e non più nel 2026.