Pmi tornano ad investire ma ogni impresa è oppressa da ben 97 controlli

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Aprile 2014 11:51 | Ultimo aggiornamento: 28 Aprile 2014 11:51
Pmi tornano ad investire ma ogni impresa è oppressa da ben 97 controlli

Pmi tornano ad investire ma ogni impresa è oppressa da ben 97 controlli

ROMA – Pmi tornano ad investire ma ogni impresa è oppressa da ben 97 controlli. Pur schiacciate da una burocrazia opprimente (97 controlli su ogni impresa calcola la Cgia di Mestre) le Pmi tornano ad investire. Nel primo trimestre dell’anno è aumentato (+6,7%) il numero delle operazioni per l’acquisto di macchinari e attrezzature (macchinari, utensili, immobili, veicoli). Dopo il boom di acquisti interni di robot e macchine ad alto contenuto tecnologico, un altro indicatore credibile di una ripresa in via di consolidamento (anche se le prospettive per l’Italia restano meno ottimiste degli altri Paesi Ue).

“L’importo complessivo dei nuovi finanziamenti è stato di circa 3,5 miliardi nei primi tre mesi dell’anno: se il trend continuerà, gli operatori si attendono un aumento del 10% dello stipulato, pari a 16 miliardi di euro, al traino di  dei comparti strumentali e immobiliare”, spiega il presidente di Assilea (associazione degli operatori di leasing finanziario).

97 controlli su ogni impresa. Le Pmi italiane devono essere sempre pronte a far fronte a ben 97 possibili controlli. Lo calcola la Cgia di Mestre che ancora punta il dito, come fanno ormai da anni le associazioni di imprese, contro la selva di “troppe direttive, troppe leggi, troppi regolamenti” che “creano solo confusione, mettendo in seria difficoltà non solo chi è obbligato ad applicare la legge, ma anche chi è deputato a farla rispettare”. Sul fronte delle regole per ambiente e sicurezza nei luoghi di lavoro, ha calcolato il centro studi dell’associazione di artigiani e piccole imprese, artigiani quest’area – secondo la Cgia – pe pmi sono soggette a 50 possibili controlli che possono essere effettuati da 11 enti o istituti diversi.

Poi ci sono le prescrizioni amministrative, con sei controlli affidati a tre diversi soggetti. Sui contratti di lavoro vigilano in quattro, con 18 diverse eventuali verifiche. E infine c’è il fisco, con sette enti competenti complessivamente per 23 verifiche. “Con una legislazione spesso caotica e in molte circostanze addirittura indecifrabile – dice il segretario dell’associazione di Mestre, Giuseppe Bortolussi – per molte aziende, soprattutto quelle di piccola dimensione, è difficile essere sempre a norma”, anche perché “il 95% delle imprese italiane ha meno di 10 addetti e non dispone, a differenza delle medie e grandi aziende, di nessuna struttura tecnica/amministrativa in grado di affrontare professionalmente queste problematiche”. Nessuna accusa agli enti di controllo, né la ricerca di scappatoie per sfuggire alle regole, precisa la Cgia: quello che le imprese denunciano sono solo le “troppe direttive, leggi, regole”, la grande “confusione”.