Quota 102 pensione: misura transitoria di due anni per evitare lo scalone della legge Fornero

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 Ottobre 2021 9:34 | Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre 2021 9:34
Quota 102 pensione: misura transitoria di due anni per evitare lo scalone della legge Fornero

Quota 102 pensione: misura transitoria di due anni per evitare lo scalone della legge Fornero (Foto Ansa)

Addio quota 100: si fa largo l’ipotesi di quota 102 per l’uscita anticipata per le pensioni. È l’ipotesi che emerge in vista dell’arrivo in Consiglio dei ministri del Documento programmatico di bilancio.

Si tratterebbe di una misura transitoria per due anni per gestire il dopo quota 100 evitando di tornare di colpo allo scalone della legge Fornero, prevedendo l’uscita flessibile a 63 anni e 39 di contributi (o 64 e 38 e così via). 

Questa idea, però, non piace alla Lega, che chiede ancor più flessibilità, e non convince del tutto il centrosinistra, che vorrebbe un meccanismo più selettivo di sostegno a chi svolge lavori usuranti e alle donne. 

Pd e sindacati chiedono forme di flessibilità in uscita a partire dai 62-63 anni, in modo da evitare lo scalone che scatterebbe a gennaio 2022, dal momento che la legge Fornero fissa l’età pensionabile a 67 anni. 

Non solo quota 102: le altre misure della manovra 

Ma non c’è solo quota 102 nella manovra da 25 miliardi che il governo si appresta a presentare a Bruxelles con il via libera al Documento programmatico di bilancio. 

Tra le altre misure, infatti, ci sono una stretta anti-furbetti sul reddito di cittadinanza e una prima riduzione delle tasse che potrebbe concentrarsi però solo sull’Irpef, con una forchetta tra 6 e 10 miliardi, senza arrivare a cancellare l’Irap. 

La scadenza per il Documento programmatico di bilancio (Dpb) con quota 102

La scadenza del 15 ottobre è flessibile, ma tutti i Paesi dell’Eurozona, tranne l’Italia, hanno già inviato il loro Dpb alla Commissione europea, indicando l’ossatura della legge di bilancio che intendono adottare.

Per la legge di Bilancio vera e propria, come di consueto, ci dovrebbe volere più tempo, anche perché le norme cambieranno fino all’ultimo, a seconda delle intese politiche raggiunte.

Il reddito di cittadinanza

Sul reddito di cittadinanza si sta cercando un’intesa che potrebbe passare per una stretta anti-furbetti, mantenendo però l’impianto della misura (e il finanziamento, già previsto a bilancio, di oltre 7 miliardi): i controlli diventerebbero anche preventivi, attraverso l’incrocio delle banche dati, e si introdurrebbe un meccanismo di decalage dell’assegno a partire dalla seconda offerta di lavoro rifiutata da parte dei beneficiari “occupabili”, circa un terzo dei percettori dell’assegno.

La revisione del reddito si accompagnerebbe alla riforma complessiva degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive, con un percorso di formazione e reinserimento analogo per i percettori di Rdc, di Naspi o di altri ammortizzatori.

La composizione delle cifre a disposizione per i singoli capitoli ancora va limata ma per la sanità ci sarebbero 2 miliardi in più e più fondi arriverebbero anche per la riforma delle carriere nella Pa e il superamento del tetto al salario accessorio.

Il taglio del cuneo fiscale

In base a come verrà composto il puzzle si capirà anche il budget a disposizione per il taglio del cuneo fiscale: si andrebbe da un minimo di 6 miliardi (i due già a bilancio e i 4,3 frutto dei maggiori incassi da lotta all’evasione certificati come strutturali) fino ai 10 miliardi, con un intervento di riduzione dell’Irpef per il quale si starebbe ancora valutando il meccanismo.

Sul tavolo anche l’ipotesi di cancellare il Cuaf, il contributo che pagano i datori di lavoro per gli assegni familiari, in vista dell’entrata al regime dell’assegno unico. Sarebbe invece esclusa, almeno per il momento, l’abolizione dell’Irap.  

Taglio Iva al 4% sugli assorbenti

E con la prossima legge di bilancio potrebbe arrivare finalmente anche il taglio dell’Iva sugli assorbenti, la ormai famosa tampon tax. L’Iva è attualmente al 22%, ma potrebbe scendere al 4%, come già accade soltanto per i prodotti biodegradabili ma per tutti i beni di prima necessità, come gli assorbenti, del resto.