Tasse, più tasse di prima: pressione fiscale fa 38. Prima di Salvini-Di Maio era 37,7

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 26 Giugno 2019 13:24 | Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2019 14:45
Tasse, ci saranno più tasse di prima: pressione fiscale fa 38. Prima di Salvini-Di Maio era 37,7

Tasse, più tasse di prima: pressione fiscale fa 38. Prima di Salvini-Di Maio era 37,7 (nella foto d’archivio Ansa, Di Maio, Conte e Salvini)

ROMA – Tasse, più tasse di prima: nel primo trimestre 2019 la pressione fiscale è stata pari al 38 per cento del Pil. Tradotto: dell’intera ricchezza ufficialmente prodotta dall’intero paese (in chiaro e non in nero, economia legale e non sommersa, redditi dichiarati o non occultati) il 38 per cento se l’è preso il fisco. Cento euro prodotti, 38 al fisco. La novità è che sono più tasse di prima, più tasse di quando c’erano quelli di prima. Lo dice l’Istat che non è più sotto il controllo di quelli di prima ma è guidato da gente di fiducia di quelli di adesso. Quindi, se te lo dice l’Istat di quelli di adesso vuol dire che è proprio così: ci sono più tasse adesso di prima. Un classico si stava meglio quando si stava peggio che però stavolta non è percezione, umore (questi peraltro ben diversamente orientati). Stavolta è si stava meglio quando si stava peggio suffragato dai numeri.

Nei primi tre mesi del 2018, quando al governo non c’erano ancora Salvini e Di Maio, la pressione fiscale era stata pari al 37,7 per cento del Pil. Appena uno 0,3 per cento in meno di tasse di quanto non sia stato un anno dopo, con Salvini e Di Maio al governo. Zero virgola tre è poca cosa, non è spartiacque tra buoni e cattivi governanti, non è confine tra chi tartassa e chi solleva. Però 0,3 per cento dovrebbe bastare (e abbondare) per fare piazza pulita della chiacchiera tanto fiera quanto bugiarda del “governo del cambiamento”. Almeno sulla quantità di tasse che fanno pagare agli italiani Salvini e Di Maio non hanno cambiato quasi nulla, e quel pochissimo di cambiato è stato in peggio.

Magari qualcosa è cambiato, in peggio, sulla qualità delle tasse, cioè su chi le paga e chi no. Alle partite Iva è stato concesso una sorta di condono totale tombale sopra i 65 mila euro annui di fatturato. Perfezionando così il sistema per cui la tassa che dà maggior gettito, l’Irpef, la pagano al 98 per cento lavoratori dipendenti e pensionati. Gli altri ne sono di fatto esentati.

Con la Flat tax, tassa piatta ad aliquota 15 per cento fino a 55 mila euro lordi reddito annuo di fatto dall’Irpef sarebbero esentati o quasi circa il 90 per cento dei contribuenti che in sede dichiarazione redditi si collocano sotto o molto sotto quota 55. Ma questi son progetti, programmi, propositi. Magari trampolini per campagne elettorali, viagra per innalzare voti. Di certo oggi chiacchiere, dolci o amare, credibili o inquietanti che siano…comunque chiacchiere. I fatti sono: oggi più tasse di prima, più tasse di quando c’erano quelli di prima, più tasse oggi di ieri. Meno di domani? Quello era l’amore, ma non si sa mai.