Too big to fail non esiste: 178 anni e mln clienti non salvano Thomas Cook

di Lucio Fero
Pubblicato il 23 Settembre 2019 12:50 | Ultimo aggiornamento: 23 Settembre 2019 12:50
Too big to fail non esiste più nella realtà: 178 anni e mln clienti non salvano Thomas Cook

Nella foto d’archivio Ansa, un aereo della Thomas Cook

ROMA – Too big to fail, cioè troppo grande per fallire. Ci piace pensare che sia davvero così, che esistano imprese economicamente troppo grandi per poter fallire. Il botto, il contraccolpo della caduta sarebbe troppo grande per essere sopportato e quindi se sono grandi di dimensioni non falliranno, qualcuno o qualcosa ci metterà i soldi.

Ci piace anche pensare, anzi ne siamo sicuri, che la regola del too big to fail, del troppo grande per fallire valga anche per Stati e nazioni. Una bella fetta d’Italia si orienta, si comporta in tema economico finanziario come se il troppo grande per fallire fosse un dogma, anzi una legge fisica, come quella di gravità. L’Italia troppo grande economicamente per essere lasciata fallire in caso di default finanziario, da cui una sorta di licenza a far debito e deficit, tanto too big to fail.

Too big to fail, cioè ma quando mai davvero gli altri ci lascerebbero alle conseguenze di debito crescente, deficit improduttivo e clientelare e produttività immobile? Mai, non ci lascerebbero mai, siamo troppi grandi per fallire e alla fine qualcuno o qualcosa pagherà per noi. Quindi nessuno si preoccupi davveero, il mondo si regge sul pilastro del too big to fail.

E’ un comune sentire, istintivamente condiviso a livello di opinione diffusa e comune. Singolare che sia così: il dogma del too big to fail presuppone esistano poteri forti sul pianeta che sempre pagano a piè di lista gli eventuali fallimenti, anzi impediscono i fallimenti mettendoci i soldi. Ma non sono gli stessi poteri forti che secondo la vulgata di popolo e popolarissima causano i fallimenti con la loro ingordigia predatoria?

E’ un comune sentire ma è un sentire sbagliato. Fallire si può, eccome se si può. fallire davvero e non per finta. Fallire chiudendo azienda, baracca e burattini. E senza nessuno che salva, che ti salva perché sei di grandi dimensioni. Thomas Cook era fino a ieri un gigante. Da un secolo e mezzo un gigante dell’industria del turismo internazionale, un gigante dei viaggi. Macinava miliardi di sterline, miliardi. E milioni di clienti. Ventiduemila i dipendenti, novemila solo in Gran Bretagna. Ancora ieri circa 160 mila britannici fuor dei confini e che dovevano tornare in patria tramite aereo Thomas Cook. Ancora ieri altri 350 mila clienti di Thomas Cook non britannici e sparsi per il mondo lontani da casa loro e con in tasca un biglietto di ritorno che non vale più.

Ancora ieri, quando la Thomas Cook ha detto: non ci saranno più voli e vacanze, bancarotta. Nessuno ha trovato 200 milioni di sterline (altri 200 milioni dopo rosso di più di un miliardo) da gettare ancora nella fornace Thomas Cook, nessuno ha voluto metterli ancora lì dentro. La grande Thomas Cook è fallita davvero.

Too big to fail non esiste. Ma da noi in Italia qualcosina c’è. Alitalia ad esempio non è veramente big. Per le sue dimensioni non rientrerebbe nell’ipotetico campo del troppo grande per fallire. Per la sua storia imprenditoriale ed economico-finanziaria Alitalia poteva/doveva fallire almeno tre o quattro volte. Ma Alitalia non fallisce mai. Perché in Italia esiste una versione tutta locale del too big to fail ed è: troppo grande in voti e lobby per essere lasciati fallire dalla politica.