Trani, chiusa inchiesta su Fitch: 3 indagati. “Manipolazione mercato azionario”

Pubblicato il 20 agosto 2012 23:54 | Ultimo aggiornamento: 21 agosto 2012 0:21

Logo FitchTRANI – Tre indagati. L’accusa: “Manipolazione del mercato azionario”. Concluse le indagini preliminari sull’agenzia di rating francostatunitense Fitch. A finire sotto la lente del pm della Procura di Trani, Michele Ruggiero, sarebbero due manager e il legale rappresentante in Italia dell’agenzia.

Le ipotesi di reato sono le stesse già contestate alle altre due società di rating indagate a Trani, Standard & Poor’s e Moody’s. Agli indagati è contestata la manipolazione del mercato azionario e delle merci con giudizi falsati, con l’aggravante per Fitch di avere un rapporto contrattuale con l’Italia.

Precedente: lo scorso 24 gennaio la Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici milanesi di Fitch. Il legale della società ha commentato: “Non posso confermare nulla. E’ in corso semplicemente un’attività di polizia giudiziaria”. I militari poi confermarono le notizie trapelate sulle ipotesi di reato dell’accusa per presunta violazione delle regole di mercato. L’agenzia di rating, secondo l’accusa, avrebbe rivelato a più riprese l’imminente declassamento del rating dell’Italia e abusato, con questi annunci, di informazioni privilegiate.

Le altre inchieste: il 31 maggio la Procura di Trani ha chiuso l’inchiesta sull’agenzia di rating Standard & Poor’s, la multinazionale americana che il 13 gennaio scorso, a mercati ancora aperti, declassò l’Italia e altri paesi dell’Europa con un taglio del rating da A a BBB+. I reati ipotizzati dal pm Ruggiero furono “manipolazione pluriaggravata e continuata del mercato finanziario”. Cinque gli indagati: gli analisti Eileen Zhang e Frank Gill, dipendenti dell’agenzia con sede a Londra, Moritz Kraemer, dipendente di Francoforte, il responsabile dei servizi per l’Europa e l’Africa Yeann Le Pallec e l’ex presidente di Standard & Poor’s, l’indiano Deven Sharma.

Nell’avviso di conclusione dell’indagine, il pm contestava a S&P di aver posto in essere ”una serie di artifici concretamente idonei a provocare una destabilizzazione dell’immagine, prestigio e affidamento creditizio dell’Italia sui mercati finanziari”.

Secondo la Procura, in particolare, lo Stato italiano avrebbe risentito dei giudizi negativi espressi sul debito pubblico del Paese per ben tre volte da Standard & Poor’s, il 20 maggio, il 23 maggio e 1 luglio del 2011, con la Finanziaria ancora in discussione.

Secondo il pm Ruggiero è probabile che i risparmiatori siano rimasti vittime della speculazione sui mercati e sui titoli di Stato crollati in seguito alla diffusione di questi giudizi negativi, puntualmente smentiti dai vertici politici ed economici del Paese. Il pm e la Guardia di finanza contestarono a S&P anche l’aggravante di ”aver cagionato alla Repubblica Italiana un danno patrimoniale di rilevantissima gravità”.

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