Venezuela a rischio default: a metà ottobre scadono 6 miliardi di bond

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2014 15:38 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2014 15:39
Venezuela a rischio default: a metà ottobre scadono 6 miliardi di bond

Una donna per le strade di Caracas (LaPresse)

CARACAS, VENEZUELA – Il Venezuela è a rischio default. Il Paese governato dall’erede di Chavez, Nicolas Maduro, deve affrontare a metà ottobre la scadenza di 6 miliardi di dollari di titoli di Stato e secondo gli analisti economici potrebbe non essere in grado di pagarli.

Una contraddizione, apparentemente, per un Paese fra i maggiori esportatori di petrolio al mondo, 100 miliardi di dollari di greggio venduto all’estero ogni anno.

A dare l’allarme è stato Ricardo Hausmann, ora docente all’Università di Harvard, in passato ministro della Pianificazione del Venezuela.

Scrive il Sole 24 Ore:

Gran parte dei 30milioni di venezuelani non se la passa bene: molti generi alimentari scarseggiano, le compagnie aeree internazionali annunciano una riduzione dei voli, (il governo ha un debito di 4miliardi di dollari con le compagnie) i prezzi dei biglietti sono schizzati verso l’alto […]

Negli ultimi giorni si sono alternati segnali di palese difficoltà del Paese con annunci apparentemente rassicuranti. L’inflazione è pari al 63%, (agosto 2014 rispetto ad agosto 2013) in forte crescita rispetto al 43% di un anno fa, ma il fattore più inquietante è l’aumento dei prezzi alimentari, superiore al 90 per cento. Il Venezuela, va ricordato, ha un’industria alimentare molto carente ed è costretta a importare quasi tutti i beni di consumo.

Un altro segnale di allarme arriva dall’ipotesi di vendere Citgo, la filiale americana di Pdvsa, il colosso energetico del Venezuela; Citgo è uno dei gioielli di famiglia, costituito da tre raffinerie e 6mila stazioni di rifornimento.

Un segnale di parziale rassicurazione è arrivato ieri da Astaldi che ha comunicato di avere incassato quattro tranche di pagamenti a fronte dei crediti vantati nell’ambito dei progetti ferroviari in corso in Venezuela, per un importo complessivo di propria competenza equivalente a 43 milioni di dollari.

L’incasso – si legge in una nota del gruppo – conferma la ripresa del ciclo dei pagamenti nel Paese, condizione ritenuta necessaria per la normalizzazione del rapporto contrattuale con IFE (Istituto delle Ferrovie della Repubblica del Venezuela) e l’eventuale graduale riavvio delle attività produttive nel Paese.

Il Sole sottolinea la differenza fondamentale fra i problemi economici del Venezuela e quelli dell’Argentina, altro Paese a rischio default e che ha scelto una politica di relativo isolamento rispetto all’economia mondiale. Mentre il Venezuela (gran parte del territorio è giungla o monti) è costretto a importare quasi tutti i generi alimentari, l’Argentina gode di una larghissima autosufficienza alimentare, producendo cibo per 400 milioni di persone, mentre gli argentini sono solo 40 milioni.