Eni: Paolo Scaroni, Gheddafi? Era un pazzo

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 Dicembre 2013 0:01 | Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre 2013 0:16
Paolo Scaroni

Paolo Scaroni (LaPresse)

ROMA, 6 DEC – “Un pazzo”. E’ secco il giudizio dell’a.d dell’Eni, Paolo Scaroni, sull’ex leader libico Gheddafi. “Molto meglio che se ne è andato, era un pazzo, i problemi della Libia dipendono da lui”, dice ospite di Radio24.

Da giugno 2005 al timone di Eni, l’a.d. Paolo Scaroni punta al quarto mandato: “Mi piacerebbe”, risponde a Giovanni Minoli su Radio24. Garantendo che la sua gestione scommette sul futuro del Paese: “l’Eni di Scaroni continua ad investire in Italia a manetta”, 8 miliardi nei prossimi 4 anni, puntando soprattutto sulla ‘chimica verde’, “la miglior prova che io nell’Italia ci credo”. Una fiducia sugli italiani, “gente in gamba come in nessuna parte del mondo”, e sul Governo: “Fa del suo meglio e vedrete che la ripresa ci sarà”, dice poi a margine di un convegno a Milano.

Nessun commento sulla scelta dell’esecutivo di cedere una quota del 3% dalla partecipazione pubblica nel gruppo energetico: “la decisione non spetta a me, siamo l’oggetto”. Quanto al meccanismo dell’operazione, che prevede anche un buyback da parte dell’azienda perché non si diluisca poi la quota di controllo, Scaroni ribadisce che le due azioni saranno indipendenti: per il buyback parla di tempi lunghi, nell’arco di dieci anni Eni acquisterà sue azioni sul mercato quando si creeranno le condizioni (“se il prezzo del petrolio è alto, se rispettiamo i parametri finanziari e se i nostri risultati sono buoni”). Quanto al governo, “deciderà quello che crede su tutto quello che gli compete”.

E aggiunge: “Nessuna azienda come noi nel mondo ha partecipazioni dello Stato, direi che l’anomalia siamo noi”. Con il fermo della produzione in Libia “non c’è rischio per le forniture di gas, questo inverno non staremo al gelo”, garantisce; gli effetti negativi sono solo per l’Eni (“Perché produrre un terzo di quello che potremmo è un problema”). Scaroni ricorda Mandela, “uomo straordinario, una vita incredibile”, e accenna ai leader che ha avuto come interlocutori: “Mi hanno colpito Blair ma anche Chavez”, e oggi “sono formidabili il leader del Mozambico Guebusa e Dos Santos in Angola”.

L’ex leader libico Gheddafi? Il giudizio è netto: “Era un pazzo”, quindi “molto meglio che se ne è andato, i problemi della Libia dipendono da lui”. I rapporti dell’Eni con il governo Kazako ed il caso Shalabaieva? Nessun ruolo: “Tutto falso. Mai sentito parlare né di lei né del marito. Mai parlato della questione con Alfano”.

Nessuna preoccupazione, poi, per l’inchiesta Saipem che vede lo stesso Scaroni tra gli indagati: “Lascia tranquilli noi in Eni, non c’entriamo assolutamente nulla”. L’a.d di Eni ritiene improbabile che la produzione nel maxi giacimento del Kashagan possa slittare al 2015. E esclude un interesse del Cane a sei zampe per gli asset italiani di E.On: “Poi magari – aggiunge – se vendono tutte le attività ad un euro, ci guardo”. Quanto alla produzione interna di petrolio, l’Italia “non è certo l’Arabia”, ma raddoppierebbe con regole diverse sul modello di Norvegia o Regno Unito: “Il 10% circa dei consumi è prodotto localmente, si potrebbe fare di più, potremmo arrivare al 20% ma abbiamo norme eccessivamente severe”.