Nicola Campolongo, ucciso e bruciato a 3 anni: storia e foto del “bimbo ‘ndrangheta”

di Elisa D'Alto
Pubblicato il 20 gennaio 2014 10:53 | Ultimo aggiornamento: 21 gennaio 2014 13:05

COSENZA – “Cocò”, come lo chiamavano a casa, era l’inconsapevole garanzia che non ci sarebbe stato spargimento di sangue. Nicola Campolongo, 3 anni, lo hanno trovato invece carbonizzato, ridotto ormai a scheletro, nella Fiat Punto del nonno. Con lui anche i corpi del papà della sua mamma, Giuseppe Iannicelli,  e della compagna di quest’ultimo, la 27enne marocchina Ibtissan Touss.

Triplice omicidio che rimanda a una storia di ‘ndrangheta, ma questa volta di mezzo c’è anche l’omicidio di un bambino. Non farebbe parte del codice mafioso uccidere gli innocenti, ma le eccezioni negli anni non sono mancate, come racconta il caso più eclatante di Giuseppe Di Matteo, ucciso e sciolto nell’acido nel 1996.

Nicola Campolongo, Cocò, era con il nonno per un motivo preciso. Sua mamma Antonia, la zia Simona, suo padre Nicola, lo zio Roberto Pavone, la nonna Maria Rosaria Lucera, sono tutti in carcere dal 2011 per traffico di stupefacenti. Nicola era stato quindi affidato al nonno Giuseppe Iannicelli, che pure aveva scontato 8 anni per droga ed era un sorvegliato, con l’obbligo di rientrare a casa alle 20 di ogni sera e non poterne uscire fino alle 8 del mattino successivo.

Giuseppe aveva conti in sospeso con la ‘ndrangheta. Affari di droga, una partita non pagata. E’ quello che ricostruiscono i carabinieri: una moneta da 50 centesimi è stata trovata accanto al corpo di Iannicelli, una firma e una spiegazione insieme.

Giuseppe doveva incontrare qualcuno, probabilmente spiegare che quei soldi non li aveva. Rischiava e sapeva di rischiare, per questo all’appuntamento non era andato solo. Con la giovane compagna e il nipotino di 3 anni pensava di essere garantito: mica spareranno davanti a degli innocenti, ha pensato. E invece hanno sparato, non solo davanti ai loro occhi, ma anche a loro direttamente.

Giuseppe Iannicelli è uscito dalla macchina per primo, l’hanno freddato quando era fuori dall’abitacolo. Poi hanno sparato alla donna, poi a Nicola seduto nel sedile posteriore della Fiat Punto. Chi ha sparato ha spostato la macchina con i cadaveri. Ha sistemato Giuseppe nel cofano, lì l’hanno trovato domenica, e hanno portato l’auto in campagna, lontano da occhi indiscreti. A quel punto hanno dato fuoco ai corpi nell’auto, un incendio che cancellasse identità e responsabilità.

Ma quei tre corpi raccontano troppo, li hanno trovati domenica mattina. Un uomo, una donna, un bambino. Solo tre scheletri, sarà l’esame del Dna a dare le giuste identità con certezza scientifica, a dire aldilà di ogni dubbio che Nicola Campolongo, Cocò, 3 anni, è l’ennesima eccezione al codice “etico” mafioso: i bambini non si toccano.

Su Facebook sono state pubblicate alcune immagini del piccolo Nicola. Blitz Quotidiano ve le ripropone: