Regioni: 850 milioni finiti in tasca ai politici o nelle casse dei partiti

Pubblicato il 18 settembre 2012 13:07 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2012 13:07

ROMA – A concentrarsi sul particolare, non privo di aspetti folcloristici, del caso Fiorito, che sta provocando un terremoto nel Pdl laziale e nel governo della Regione guidato da Renata Polverini, si rischia di perdere di vista il quadro generale: le Regioni italiane spendono una valanga di soldi per il funzionamento del loro organo legislativo, il consiglio, e del loro organo esecutivo, la giunta. Circa 85o milioni secondo il Sole 24 Ore, che elabora dati del ministero dell’Economia rilevati nel 2011 (fanno 825 milioni, ai quali aggiungiamo l’Umbria, che l’anno prima ha speso circa 23 milioni). Oltre un miliardo secondo il libro-inchiesta La Casta invisibile delle Regioni del giornalista Pierfrancesco De Robertis, di cui Il Giornale pubblica un ampio stralcio. Le cifre sono differenti anche perché De Robertis fa riferimento a dati del 2010. Si presuppone che la spending review abbia limato un minimo i bilanci regionali. Resta il fatto che dalle Regioni ai politici arriva troppo denaro pubblico.

Scrive Gianni Trovati sul Sole 24 Ore che le 20 Regioni spendono per mantenere Consiglio e giunta il 40% in più dei Comuni, che però sono 8.094. In termini assoluti, è la Sicilia in testa, con 167.546.007 euro, una spesa di 3.317 euro ogni 100 abitanti, seguono la Sardegna con 73.748.750 euro(4.401€/100 ab.), la Lombardia con 72.391.183 euro (729€/100 ab.), la Campania con 68.732.630 euro (1.178€/100 ab.) e il Lazio con 65.654.888 euro (1.146€/100 ab.).

Stando al dato pro-capite, la Valle d’Aosta è quella che spende di più: 12.048 euro ogni 100 abitanti, seguita dal Molise (4.413€/100 ab.) e dalla Sardegna (4.401€/100 ab.). Le più virtuose sono la Puglia, 372 euro ogni 100 abitanti, seguita dalla Toscana (680€/100 ab.) e dalla Lombardia (729€/100 ab.).

Le spese si moltiplicano perché i consiglieri sono tanti. Quelli siciliani sono addirittura 90, si fanno chiamare “onorevoli” e prendono quanto un onorevole: 9.577 euro netti, ma è solo lo stipendio base, al quale sono cumulabili vari rimborsi. La Sicilia ha più consiglieri ma Puglia (70) e Sardegna (80) pagano meglio i loro rappresentanti: 10.432 euro è lo stipendio base dei pugliesi e 10.307 quello dei sardi.

Questo è solo il discorso dei consiglieri. Poi ci sono i rimborsi elettorali ai partiti, dove un moltiplicatore è costituito dai gruppi consiliari composti da un solo elemento: un consigliere rompe con il partito con il quale è stato eletto e fonda un “monogruppo”, del quale, gioco forza, diventa “capogruppo”. Come tale ha diritto a indennità aggiuntiva, “rimborsi” per le spese di segreteria e di gestione.

Si moltiplicano le sigle e si moltiplicano le poltrone, per esempio istituendo commissioni e comitati, speciali o permanenti. Di commissioni solo il Lazio ne conta 19, la Lombardia 14, il Piemonte 13, l’Abruzzo 10. Ogni commissione è un costo aggiuntivo per indennità da distribuire al presidente, ai suoi vice, ai segretari e, naturalmente, al revisore dei conti.