“Salvini masturba una pecora”: i manifesti dell’artista Andrea Villa sui muri di Torino FOTO

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 Settembre 2020 13:30 | Ultimo aggiornamento: 18 Settembre 2020 13:30
salvini masturba pecora

“Salvini masturba una pecora”: i manifesti dell’artista Andrea Villa sui muri di Torino

Andrea Villa, il Banksy Torinese, ha realizzato dei manifesti fake su cui si legge “Salvini masturba una pecora”.

“Salvini masturba una pecora”. Decine di manifesti realizzati da Andrea Villa, il Bansky Torinese, che questa notte sono stati attaccati nelle vie di Torino.

L’opera riprende la copertina del sesto album della band punk californiana “Nofx” pubblicato nel 1996, dal titolo “Heaving Petting Zoo”.

Per le immagini spinte, questa copertina creò a suo tempo qualche problema al gruppo punk amricano.

Alle spalle della pecora c’è un Salvini in versione pastore. In alto è presente il logo del Carroccio che appare all’interno della lettera “o” del nome della band. 

Andrea Villa spiega il perché dell’opera con Salvini

Andrea Villa spiega: “Ho assistito ad un comizio di Salvini in Campania. Il comizio vero e proprio è durato solo 10 minuti scarsi, mentre i selfie con il pubblico un ora e mezza di orologio”.

Un masturbamento del proprio ego e di quello dei suoi elettori, completamente privo di contenuti, ma ricco di immagini vacue e propagandistiche”.

 Manifesti con Salvini appesi in tre punti di Torino

I manifesti sono stati affissi in tre punti della città: viale Primo Maggio, corso San Maurizio, ponte Regina Margherita.

Villa si domanda: “Ha senso parlare ancora di ideologie, quando è dimostrato dai sondaggi che l’immagine svuota sempre di più il contenuto ideologico?”

“Ha più senso creare immagini, se esse rischiano di distruggere il tessuto intellettuale della società?

“Marshall McLhuan scriveva che la radio ha creato le rivoluzioni perché la gente si soffermava sulla voce e sui contenuti, era un media evocativo, mentre la tv è ideologicamente sedativa, poiché le immagini edulcorano le spinte rivoluzionarie. In che posizione si trovano i social?” (fonte: La Stampa).