Comuni al verde, stipendi a rischio. Imu giugno: Lecce, Roma, Napoli a secco

Pubblicato il 26 luglio 2012 9:20 | Ultimo aggiornamento: 26 luglio 2012 9:30

ROMA – Lecce è la città più al verde d’Italia: cioè quella che ha incassato di meno dall’Imu e che ora si trova con meno soldi del previsto. Troppi pochi soldi per fronteggiare i tagli previsti dalla spending review. Sono passate poche ore dall’annuncio choc dei Comuni italiani: “Siamo senza liquidi, potremmo non pagare gli stipendi di agosto ai nostri dipendenti”. Molti altri sono i Comuni in bolletta, e non mancano grandi città come Roma, Napoli e Bologna. E a questo punto a settembre e dicembre si rischia di pagare di più nei Comuni con poca liquidità.

Che è successo? Molti Comuni a giugno hanno incassato meno del 50% dei soldi che dovrebbero incassare tramite l’Imu fino a dicembre. Questo vuol dire che la maggior parte dei contribuenti ha optato per il pagamento a rate e ha versato solo una parte della tassa sulla casa a giugno. I proprietari delle prime case potevano pagare metà a giugno e metà a dicembre oppure diluire la spesa in tre rate: giugno, settembre, dicembre. Evidentemente molti hanno scelto quest’ultima opzione, per cui a giugno hanno versato meno soldi. Oltretutto la rata di giugno aveva l’aliquota nazionale del 4%, mentre le aliquote differenziate Comune per Comune saranno applicate a dicembre. I proprietari di seconde case, invece, potranno pagare il conguaglio solo a dicembre.

Questa la classifica dei Comuni che a giugno hanno preso meno soldi (graduatoria pubblicata su Repubblica) rispetto al gettito dell’Imu totale previsto: a Lecce solo il 36,2% del totale, a Rimini il 36,4%, a Olbia il 36,9%, a Mantova il 37,2%, a Carrara il 37,4%, a Pesaro il 38,3%, a Monza il 38,9%, a Reggio Emilia il 38,9%, a Perugia il 39,4%, a Massa il 39,8%, a Imperia il 39,8%. E questi sono i Comuni che hanno incassato meno del 40% del totale previsto.

Una marea sono anche i Comuni che si attestano tra il 40% e il 50%. In questo caso basti ricordare le città più grosse: Roma 45,3%, Napoli 45,9%. Ma anche Modena (40,4%), Firenze (42%), Parma (42,7%), Cagliari (45,7%), Brescia (45,8%), Verona (46,6%), Padova (46,6%), Genova (46,6%), Bologna (47,4%), Catania (47,7%).

Tutti i Comuni con i conti in rosso ora rischiano di dover tagliare sugli stipendi, sui servizi, oppure potrebbero ritoccare ancora verso l’alto l’aliquota Imu per le ultime rate della tassa. E’ vero che a dicembre (quando il gettito sarà completato) i conti dovrebbero riassestarsi, ma è anche vero che fino ad allora mancheranno soldi liquidi.