Venezia: venduta come sposa a 13 anni. Poi torturata e stuprata

Pubblicato il 13 agosto 2012 8:31 | Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2012 19:30
macedone seviziata

(Foto LaPresse)

VENEZIA – Venduta come promessa sposa, torturata e stuprata “per dimostrare che era illibata”. A soli 13 anni.  Succede a due passi da Venezia dove la giovane è stata prima venduta per 3.000 euro come promessa sposa ad una famiglia macedone. Quindi ha subito le violenze, la segregazione e la tortura con un filo elettrico.  Alla fine la giovane è  stata messa sotto protezione dalla squadra mobile di Venezia, che ha arrestato il futuro sposo (17 anni) e la madre di quest’ultimo.

Le indagini della ‘mobile’ lagunare sono iniziate il 2 agosto, quando gli agenti sono intervenuti a Marghera (Venezia) dove alcuni cittadini avevano segnalato la presenza di una ragazzina che chiedeva aiuto e con il volto completamente tumefatto. La giovane è stata portata in ospedale: i medici hanno riscontrato diversi traumi e bruciature sulle gambe e hanno disposto il ricovero con una prognosi di circa un mese.

La ragazzina ha raccontato di essere stata venduta per 3.000 euro in Macedonia dalla propria famiglia ad un’altra del suo paese, ma residente a Venezia, come promessa sposa per il loro figlio. Arrivata in Italia assieme alla futura suocera, la 13enne ha tentato di ribellarsi, subendo però violenza sessuale completa da parte del ragazzo. Questi, secondo le accuse, sarebbe stato aiutato dalla madre, che immobilizzava la giovane ed incitava il figlio a compiere il suo ‘dovere’.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la ragazza sarebbe stata violentata per dimostrare la sua illibatezza ai familiari del ragazzo. Dopo due giorni di viaggio dalla Macedonia a Venezia in pullman, l’adolescente sarebbe stata segregata in casa, sottoposta ad angherie e brutalità, e una decina di giorni più tardi sarebbe stata violentata sessualmente dal ragazzo. La ‘suocera’, avrebbe quindi organizzato una festa chiamando i parenti ai quali il ragazzo doveva mostrare il lenzuolo che testimoniava la verginità della ‘sposa’.

Per il tentativo di fuga, tra l’altro, la ragazzina è stata segregata in casa, sistematicamente picchiata e punita immergendola nella vasca da bagno, dove le sono state procurate delle bruciature alle gambe utilizzando un filo elettrico. Sulla base degli accertamenti svolti la polizia ha dapprima sottoposto a fermo di polizia giudiziaria il  macedone e poi ha eseguito un provvedimento di fermo nei confronti della madre del giovane. Questa nel frattempo era fuggita, nascondendosi a Napoli, dove è stata rintracciata con il sostegno della ‘mobile’ partenopea. Madre e figlio sono accusati di violenza sessuale aggravata ai danni di minore, maltrattamenti aggravati, lesioni aggravate.

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