Conrad Black, la moglie dell’ex magnate nel suo memoir: “I soldi non comprano veri amici”

di Caterina Galloni
Pubblicato il 12 Settembre 2020 22:30 | Ultimo aggiornamento: 13 Settembre 2020 9:53
Conrad Black, la moglie dell'ex magnate nel suo memoir: "I soldi non comprano veri amici"

Conrad Black, la moglie dell’ex magnate nel suo memoir: “I soldi non comprano veri amici”

Il mondo crudele e spietato delle mogli dei miliardari.

La giornalista Barbara Amiel dopo aver sposato il magnate dei media Conrad Black, aveva goduto della nuova ricchezza. Ma come rivela nella parte finale del nuovo libro “Friends And Enemies: A Memoir by Barbara Amiel” i soldi non possono comprare i veri amici.

Amiel, nel libro ricorda come dopo la condanna di Black negli Usa per truffa e ostacolo alla giustizia – ha passato tre anni in carcere ed è stato poi graziato da Trump – siano diventati degli emarginati sociali.

Racconta che dopo il matrimonio con il magnate dei media, ha avuto difficoltà a passare da giornalista che viveva di pasti pronti al mondo socialmente spietato dei miliardari.

Alla fine degli anni Ottanta, era un giornalista che abitava in un appartamento in affitto a Londra.

Di tanto in tanto incontrava alle feste il multimilionario Conrad Black e la moglie Joanna. Era sempre gentile.  

Una sera, a un cocktail party alla residenza dell’ambasciatore americano, lui le fece un cenno. “Joanna è qui?” chiese Amiel.

“Siamo separati. Non tornerà a vivere a Londra. Il nostro matrimonio è finito”, rispose Black.

Scoprì in seguito che non era stata una decisione del magnate.

Dopo poco tempo, il loro matrimonio. Era entrata nel mondo dorato dei miliardari.

A Manhattan, avevano acquistato un appartamento da 3 milioni di dollari in Park Avenue. Una delle prime cose che aveva fatto è stata richiedere le carte di credito di Saks, Bergdorf, Lord & Taylor, Bendel, Bloomingdale.

Racconta Amiel: “L’ho fatto soprattutto perché era divertente entrare nell’ufficio del servizio clienti e, quando mi è stato chiesto il mio indirizzo, ho detto “635 Park Avenue” con molta disinvoltura”.

“Prima che Internet ci uccidesse, a quei tempi i giornalisti venivano ancora pagati bene. Al Times mi pagavano 2.400 dollari a pezzo, più articoli e rubriche qua e là nelle pubblicazioni americane. Non pagavo affitto, telefono, cibo. Avevo disponibilità di denaro”.

Ma a un certo punto la situazione si ribaltò.

“Il dominio del Gruppo era praticamente finito, anche se, proprio come i Romanoff, non se ne sarebbero mai resi conto fino alla fine”, spiega Amiel.

“Il primo segno della mia rovina è stato quando ho provato a comprare due body Wolford a Bloomingdale. La commessa, che mi aveva appena fatto i complimenti per la borsa Hermès, annunciò, con una nota di lieve trionfo, che la mia carta di Bloomingdale era stata rifiutata”.

“Il limite di credito per Bloomingdale era ridotto a $ 100 ma non avevo capito cosa stava succedendo, per non parlare del fatto che questo era solo l’inizio dei successivi 12 anni infernali “.

Nel 2013, arrivò infatti l’accusa e la successiva condanna a Conrad Black per frode e ostacolo alla giustizia.

Un tempo era alla guida di un impero della carta stampata che comprendeva testate quali il Chicago Sun-Times, il britannico Daily Telegraph e il Jerusalem Post. (Fonte: Daily Mail).