Napoleone in 20 parole di Ernesto Ferrero: sapevate che mandò 18 mila soldati in Egitto senza borracce?

di Emiliano Chirchietti
Pubblicato il 28 Novembre 2021 19:54 | Ultimo aggiornamento: 28 Novembre 2021 19:54
Napoleone in 20 parole di Ernesto Ferrero: sapevate che mandò 18 mila soldati in Egitto senza borracce?

Napoleone in 20 parole di Ernesto Ferrero: sapevate che mandò 18 mila soldati in Egitto senza borracce?

 Su Napoleone Ernesto Ferrero aveva già scritto “N”, vincitore nel 2000 del Premio Strega. Oggi, per i duecent’anni  della morte, torna a definire il profilo del grande imperatore francese con questo saggio, “Napoleone in venti parole”. 

L’idea è semplice ma originale, venti parole, per ognuna un capitolo, venti parole che diventano temi-chiave, pezzi di un puzzle che compone il mito di Napoleone, dall’ascesa alla caduta.

Eccole qua, elencate nel medesimo ordine del libro: “Uomo”, “Famiglia”, “Donne”, “Sistema operativo”, “Politica”, “Strategia”, “Economia”, “Comunicazione”, “Arte”, “Libri”, “Comprimari”, “Italia”, “Egitto”, “Incoronazione”, “Russia”, “Elba”, “Waterloo”, “Sant’Elena”, “Errori”, e “Mito”.  

Anche se questo libro non è e non vuole essere un manuale didattico, i fatti più significativi su Napoleone comunque ci sono tutti

Dall’incoronazione a Notre Dame : “la giornata del 2 dicembre 1804  è piovosa, uggiosa, grigia come può esserlo Parigi d’inverno” (pagina 176). Alle campagne d’Italia, passando per l’Egitto, la Russia, Waterloo e Sant’Elena, dove Napoleone, in esilio, morì. 

Sono queste le parti nelle quali Ferrero utilizza gli strumenti dello storico, come un chirurgo il bisturi tra le mani. 

La capacità nello scegliere l’essenziale in una biografia complessa come quella di Napoleone, produce una sintesi che non lascia niente di incompiuto. 

Potremmo meglio dire che Ferrero scrive la storia che conta, pochi colpi di pennello ed il quadro è fatto. 

Così facendo Napoleone, vincitore e vinto, si rivela negli aspetti che più ci toccano da vicino ed in quelli dove la grande storia si articola

Gli snodi centrali si alternano a particolarità che diventano un tutt’uno con le trame del destino e la volontà del condottiero francese. “La flotta che parte da Tolone il 19 maggio”- si legge ad esempio a pagina 166 in merito alla campagna d’Egitto – “comprende 185 navi. 13 vascelli armati di 1.026 cannoni, 42 fregate, brigantini e navi minori, 130 navi da trasporto.

“Trasportano 27 generali, 17.000 soldati, altrettanti marinai, 1.000 pezzi d’artiglieria, munizioni per 100.000 cariche, 567 veicoli, 700 cavalli. Tre convogli minori arrivano da Genova, Ajaccio e Civitavecchia. Il totale degli uomini sale a 50.000, le navi a 400. Ma nessuno si ricorda di dire ai soldati di portarsi dietro fiaschi e borracce. Sarà un errore imperdonabile”.

Infatti, la marcia verso il Cairo, “diventa presto un calvario per i 18.000 fanti delle quattro divisioni. Gli uomini sono sprovvisti di borracce, i pozzi sono stati distrutti, unico cibo le gallette secche, manca l’avena per i cavalli” (pagina 169). 

Nella quarta di copertina si legge che questo saggio “illumina in modo originale il Napoleone meno noto e più significativo”. Effettivamente è così, ma forse c’è anche altro.

Dalle pagine non emerge «solo» il Napoleone inedito. Benché ciò rappresenti comunque un valore aggiunto del libro. La penna di Ferrero ci consegna un tributo che sembra voler andare oltre, superare i limiti di uno storicismo che confina il mito di Napoleone nel suo tempo.

Per essere più chiari: Ferrero racconta Napoleone connettendo punti più o meno nascosti e talvolta straordinari della sua biografia. Condensa fatti, indaga vicende, intreccia personaggi, visita stanze della storia poco frequentate, incalza con una narrazione attenta e pulita. Ma nello stesso momento, propone una mappa di temi che hanno la forza di aprire un confronto serrato con i problemi della nostra contemporaneità.

Basta andare al terzo capitolo, “Donne”, per averne evidenza.

Qui si legge che per Napoleone “le donne sono e devono restare lo svago dei guerrieri” (pagina 31). Che “la donna è proprietà nostra, come l’albero che dà frutti è proprietà del giardiniere” (pagina 32). Che “bisogna insegnare  alle donne che uscendo dalla tutela famigliare passano a quella del marito” (pagina 33). 

“Nel codice civile del 1804 la condizione femminile è segnata dalla sottomissione. La donna sposata deve obbedienza al coniuge, deve seguirlo ove che sia, non può assumere impegni senza il suo consenso, non può nemmeno testimoniare in un processo. Il suo adulterio è punibile con il carcere, quello maschile solo se consumato sotto il tetto coniugale. Non ha difese contro le violenze domestiche (pagina 33). Ne vogliamo parlare?

La connessione con la contemporaneità appare evidente anche nel quarto e quinto capitolo, “Sistema Operativo” e “Politica”. Quando ad esempio si spiega che la contabilità napoleonica “è retta da una feroce caccia allo spreco. Nulla può sfuggire, nemmeno le spese per lo zucchero o per il caffè. Ogni servizio deve rispettare il budget assegnato, perché in fatto di conti deve tornare tutto” (pagina 45).

Un po’ come si fa da noi… 

Oppure a pagina 61, buoni consigli per i nostri politici. “Amministrare è molto più difficile che fare la guerra. Il compito di un sovrano non è soltanto quello di dominare, deve diffondere l’istruzione, la morale, il benessere, deve mettere a frutto i poteri speciali che si è attribuito per necessità”. 

Di questi passaggi il libro è pieno. In questo senso, “Napoleone in venti parole”, può essere considerato un saggio innovativo, o meglio, diversamente capace di far brillare le vicende che racconta. 

Dunque Napoleone, “paradosso di un grande riformatore e organizzatore proveniente da un ambiente arretrato come la Corsica tribale ai tempi del passaggio da Genova alla Francia” (pagina 102). 

Un uomo “che si potrebbe addirittura definire uno scrittore che è diventato il padrone dell’Europa” (pagina 116). Sosteneva che «la vera arte dello scrivere consiste nel sopprimere tutto quello che è inutile» (pagina 90).

E forse anche garibaldino prima di Garibaldi.

Se è vero che “a Sant’Elena Napoleone parlerà del suo intento di unificare la penisola, spiegando che non bisognava bruciare le tappe. L’unità richiedeva una lenta maturazione. Dettata dall’unità dei principi e delle leggi, dalla fusione di idee e sentimenti, «infallibile cemento di ogni società umana» (pagina 156).  

“In un mondo sempre più complicato che tende a darsi delle spiegazioni semplificate e banali” scrive Ernesto Ferrero a chiusura del libro, “le contraddizioni e le fertili ambiguità del «caso Napoleone» rappresentano una partita aperta su cui è opportuno continuare a riflettere”.

Sant’Elena, 5 maggio 1821, un attimo prima di morire, le sue ultime parole: «Dopo tutto, non sono che un uomo».

“Napoleone in venti parole”, di Ernesto Ferrero, Einaudi, pp.280, formato cartaceo € 13,50, formato digitale € 7,99.