“Sottomissione” di Michel Houellebecq, le anticipazioni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Gennaio 2015 13:44 | Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio 2015 13:44
"Sottomissione" di Michel Houellebecq, le anticipazioni

“Sottomissione” di Michel Houellebecq, le anticipazioni

ROMA – “Sottomissione” di Michel Houellebecq, le anticipazioni. La Francia prossima futura sarà governata da un partito musulmano, o almeno così la immagina Michel Houellebecq, secondo cui il destino della patria dell’illuminismo “è la sottomissione al potere dell’Islam”. “Sottomissione” (Bompiani traduzione di V. Vega pagg. 252 euro 17,50), l’ultimo romanzo di fantapolitica del controverso scrittore è appena uscito (il 14 dicembre) nelle librerie italiane, un successo annunciato soprattutto dopo la strage di Parigi alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo (che aveva stroncato il libro ma, novello Salman Rushdie, anche Houellebecq è menzionato tra i “nemici” dell’Islam). La Repubblica e Il Giornale hanno anticipato ampi stralci del romanzo che pubblichiamo di seguito.

Vince il Front National, i socialisti si alleano con la Fratellanza Musulmana

Mi piacevano da sempre le serate delle elezioni presidenziali; credo addirittura che, con l’eccezione delle finali di coppa del mondo di calcio, fossero il mio programma televisivo preferito. Chiaramente la suspense era meno intensa, le elezioni obbedendo al singolare meccanismo narrativo di una storia il cui sviluppo è noto sin dal primo minuto; ma l’estrema diversità degli ospiti (i politologi, gli editorialisti politici “di primo piano”, le masse di militanti in festa o in lacrime nelle rispettive sedi di partito, e infine gli uomini politici, le loro dichiarazioni a caldo, ponderate o commosse) e l’eccitazione generale dei partecipanti davano davvero l’impressione così rara, così preziosa, così telegenica, di vivere un momento storico in diretta. […]

Appena David Pujadas prese la linea alle 19.50, capii che la serata elettorale si annunciava come un grandissimo evento, e che stavo per vivere un momento di televisione eccezionale. […] «È un terremoto», annunciò mentre comparivano i primi dati. Il Fronte nazionale era ampiamente in testa, con il 34,1 per cento dei suffragi; era abbastanza normale, era quello che tutti i sondaggi annunciavano da mesi, la candidata dell’estrema destra aveva solo fatto qualche leggero progresso nelle ultime settimane della campagna. Ma, dietro di lei, il candidato del Partito socialista, con il 21,8 per cento, e quello della Fratellanza musulmana, con il 21,7 per cento, erano gomito a gomito, separati da così pochi voti che la situazione poteva ribaltarsi, anzi, si sarebbe probabilmente ribaltata a più riprese nel corso della serata, con l’arrivo dei risultati delle sezioni elettorali delle grandi città e di Parigi. Con il 12,1 per cento dei voti, il candidato di destra era definitivamente fuori combattimento. […] (Sottomissione, Michel Houellebecq, anticipazioni di Repubblica)

La fuga degli ebrei di Francia

Lei terminò la sua coppa di champagne, sospirò, riempì di nuovo la coppa e disse: «I miei genitori hanno deciso di lasciare la Francia». Rimasi senza parole. Svuotò di nuovo la coppa, se ne servì una terza e proseguì. «Vogliono emigrare in Israele. Mercoledì prossimo prendiamo l’aereo per Tel Aviv. Non vogliono neanche aspettare il secondo turno delle presidenziali. La cosa più pazzesca è che hanno organizzato tutto alle nostre spalle, senza dirci niente: hanno aperto un conto in banca in Israele, si sono organizzati per affittare un appartamento a distanza; mio padre ha incassato la liquidazione, hanno messo in vendita la casa, tutto senza mai parlarne con noi. […]Ho discusso una notte intera con loro, senza riuscire a scalfire la loro determinazione, sono convinti che in Francia succederà qualcosa di grave per gli ebrei, è strano come questa cosa gli venga in mente adesso, a cinquant’anni passati, gli ho detto che è una cazzata assoluta, che ormai è da un pezzo che il Fronte nazionale non ha più niente di antisemita!…».

«Non da così tanto tempo, in realtà. Tu sei troppo giovane per ricordarlo, ma il padre, Jean-Marie Le Pen, era ancora legato alla vecchia tradizione dell’estrema destra francese. […] Per la figlia, ovviamente, è roba che non ha più alcun senso. Detto questo, anche se a passare fosse il musulmano, non credo che tu abbia molto da temere. Comunque è alleato con il Partito socialista, non può fare quello che gli pare».
«Su questo…» Myriam scosse la testa, dubbiosa, «su questo sono meno ottimista di te. Quando un partito musulmano arriva al potere, non è mai positivo per gli ebrei. Non mi pare che ci siano esempi contrari… […] Ma cosa ci vado a fare in Israele? Non parlo neanche una parola di ebraico. Il mio paese è la Francia». La sua voce si alterò leggermente, sentii che stava per piangere. «Io amo la Francia!… » disse con voce sempre più strozzata, «io amo, non so… io amo il formaggio!» […] (Sottomissione, Michel Houellebecq, anticipazioni di Repubblica)

Mohammed Ben Abbes premier francese

Pienotto e vispo, spesso malizioso nelle risposte ai giornalisti, il candidato musulmano faceva dimenticare di essere stato uno dei più giovani diplomati di Francia prima di entrare all’Ena, nel corso di laurea di Nelson Mandela — lo stesso di Laurent Wauquiez. Ricordava piuttosto un simpatico droghiere tunisino di quartiere — quello che d’altronde era stato suo padre, anche se la sua drogheria era a Neuilly-sur-Seine e non nel XVIII Arrondissement, e tantomeno a Bezons o ad Argenteuil. Più di chiunque altro, rammentò, egli aveva beneficiato della meritocrazia repubblicana; meno di chiunque altro desiderava mettere a repentaglio un sistema al quale doveva tutto, fino all’onore supremo di potersi presentare al suffragio del popolo francese. […] Ma non si poteva negare, proseguì, che i tempi erano cambiati.

Sempre più spesso, le famiglie — che fossero ebree, cristiane o musulmane — desideravano per i propri figli un’educazione che non si limitasse alla trasmissione delle conoscenze, e che piuttosto integrasse una formazione spirituale corrispondente alla loro tradizione. Questo ritorno della religione era una tendenza profonda, che attraversava le nostre società, e il ministero della pubblica istruzione non poteva non tenerne conto.

[…] Avevo notato da tempo che i giornalisti più tignosi e aggressivi erano come ipnotizzati e rammolliti in presenza di Mohammed Ben Abbes. Eppure mi sembrava che ci fossero alcune domande imbarazzanti che si sarebbe potuto fargli: per esempio la soppressione delle classi miste; o il fatto che gli insegnanti dovessero abbracciare la fede musulmana. Ma, in fondo, non era già così con i cattolici? Per insegnare in una scuola cristiana bisognava essere battezzati? Riflettendoci, realizzavo che non ne sapevo niente, e nel momento in cui terminava la conferenza stampa mi resi conto che ero arrivato esattamente lì dove il candidato musulmano voleva portarmi: a una specie di dubbio generalizzato, alla sensazione che non ci fosse alcun motivo per allarmarsi, e neanche nulla di veramente nuovo. […] (Sottomissione, Michel Houellebecq, anticipazioni di Repubblica)

Licenziato il professore della Sorbona laico

Fu solo due settimane dopo il mio ritorno, che ricevetti la lettera da Parigi III. Il nuovo statuto dell’università islamica di Parigi III-Sorbona non mi consentiva di proseguirvi l’attività d’insegnamento; Robert Rediger, il nuovo rettore dell’università, aveva personalmente firmato la lettera; mi esprimeva il suo profondo rincrescimento, e mi assicurava che la qualità dei miei lavori universitari non era minimamente in questione. Avevo ovviamente la possibilità di proseguire la carriera in un’università laica; tuttavia, qualora preferissi rinunciare a tale alternativa, l’università islamica di Parigi III-Sorbona si impegnava a versarmi da subito una pensione il cui ammontare mensile, indicizzato sull’inflazione, partiva da un importo di 3.472 euro. Potevo prendere appuntamento con i servizi amministrativi per sbrigare le pratiche necessarie.
Rilessi la lettera tre volte prima di riuscire a crederci.

Era, euro più, euro meno, quello che avrei preso se fossi andato in pensione a sessantacinque anni e a fine carriera. Erano davvero disposti a grossi sacrifici finanziari per evitare di creare scompiglio. Avevano sicuramente esagerato circa la possibilità di nuocere dei docenti universitari e la loro capacità di portare felicemente a termine una campagna di protesta. Era da tempo che il titolo di docente universitario, in quanto tale, non era più sufficiente per l’accesso alle rubriche “punti di vista” e “tribuna” dei media importanti, e che queste erano diventate uno spazio chiuso ed endogamo. Una protesta, per quanto unanime, dei docenti universitari sarebbe passata quasi del tutto inosservata; ma di questo, evidentemente, in Arabia Saudita non potevano rendersi conto. In fondo, credevano ancora al potere dell’élite intellettuale: era quasi commovente.

All’esterno non c’era niente di nuovo nella facoltà, a parte una stella e una mezzaluna in metallo dorato aggiunte accanto alla grande scritta «Università Sorbona Nuova—Parigi III» che sovrastava l’ingresso; ma all’interno degli edifici amministrativi le trasformazioni erano più visibili. Nell’anticamera si era accolti da una fotografia di pellegrini impegnati nella deambulazione intorno alla Kaaba, e gli uffici erano ornati da cartelli con versetti del Corano calligrafati; le segretarie erano cambiate, non ne riconoscevo più neanche una, ed erano tutte velate. Una di loro mi consegnò un modulo di richiesta della pensione: era di una semplicità sconcertante, riuscii a compilarlo subito sulla scrivania, lo firmai e glielo riconsegnai. (Sottomissione, Michel Houellebecq, anticipazioni de Il Giornale)