Google, Corte Ue: “Responsabile dati personali pubblicati da altri siti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Maggio 2014 12:38 | Ultimo aggiornamento: 13 Maggio 2014 12:38
Google, Corte Ue: "Responsabile dati personali pubblicati da altri siti"

Google, Corte Ue: “Responsabile dati personali pubblicati da altri siti”

BRUXELLES – “Google è responsabile dei dati personali pubblicati sul motore di ricerca da altri siti”. La Corte dell’Unione europea ha accolto il ricorso di un cittadino spagnolo, Mario Costeja Gonzalez, contro un quotidiano, oltre a Google Spain e Google Inc, per aver pubblicato dati personali. I fatti risalgono al 2010, ma dopo la sentenza Ue del 13 maggio ora Google dovrà rispondere del trattamento dei dati personali che appaiono da pagine web e sono pubblicati da terzi.

Una “decisione deludente“, secondo un portavoce di Google, che spiega che ci vorrà del tempo per analizzare le implicazioni della sentenza.

I giudici della Corte Ue hanno spiegato:

“Nel caso in cui, in seguito di una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona, l’elenco di risultati mostra un link verso una pagina web che contiene informazioni sulla persona in questione, questa può rivolgersi direttamente al gestore per la soppressione del collegamento. Nel caso in cui il gestore non dia seguito alla domanda, la persona può adire le autorità competenti per ottenere, in presenza di determinate condizioni, la soppressione di tale link dall’elenco di risultati”.

Tuttavia, poiché la soppressione di link dall’elenco di risultati potrebbe, a seconda dell’informazione, avere ripercussioni sul legittimo interesse degli utenti di Internet, la Corte constata che occorre ricercare un giusto equilibrio tra questo interesse e il diritto al rispetto della vita privata e il diritto alla protezione dei dati personali.

Un portavoce di Google ha dichiarato:

“Si tratta di una decisione deludente per i motori di ricerca e per gli editori online in generale. Siamo molto sorpresi che differisca così drasticamente dall’opinione espressa dall’Advocate General Ue e da tutti gli avvertimenti e le conseguenze che lui aveva evidenziato. Adesso abbiamo bisogno di tempo per analizzarne le implicazioni”.