Scala, sauditi in Cda: “Cosa c’è sotto?” chiede Gasparri: “C’è qualcosa che non conosciamo”

di Marilena D'Elia
Pubblicato il 18 marzo 2019 15:01 | Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2019 15:01
Scala, sauditi in Cda: "Cosa c'è sotto?" chiede Maurizio Gasparri (nela foto): "C'è qualcosa che non conosciamo"

Scala, sauditi in Cda: “Cosa c’è sotto?” chiede Maurizio Gasparri (nela foto): “C’è qualcosa che non conosciamo”

Scala, gli arabi sauditi in Cda, è un mistero. E anche un certo imbarazzo per Milano, la città per la marcia dei diritti, nel cui tempio musicale, il Teatro alla Scala, sta per entrare il rappresentante (al maschile, da quelle parti le donne sono segregate) dell’Arabia Saudita. In quel Paese, patria di Maometto e sede della Mecca, le donne non guidano e portano il velo, frustate e impiccagioni sono all’ordine del giorno e, proprio come ha rivelato nelle ultime ore il New York Times e il Daily Mail rilanciato, il principe ereditario Mohammed bin Salman ha autorizzato un anno fa un piano di repressione del dissenso a base di rapimenti e torture in cui era inclusa anche l’uccisione del giornalista scomodo Jamal Khashoggi, rapito e ucciso all’interno del consolato saudita ad Ankara, in Turchia.

Secondo Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, che per primo ha sollevato il caso, “c’è qualcosa sotto che non conosciamo”.

Gasparri sottolinea la contradditoria posizione dei milanesi:

“Dalla marcia antirazzista alla Scala negazionista in materia di diritti. Questa è la Milano del sindaco Beppe Sala, che si è fatto promotore dell’ingresso dell’Arabia Saudita nel Consiglio d’Amministrazione della Scala di Milano. Il Ministro per i Beni Culturali Bonisoli gira intorno al problema evitando di rispondere alla mia interrogazione, già presentata da diverse settimane.

“Può entrare l’Arabia Saudita, che discrimina le donne, nega diritti e tiene in vita leggi fondamentaliste, direttamente con suoi esponenti nel Cda di una istituzione culturale di fondamentale importanza per l’Italia, l’Europa, e per il mondo intero?

“Sono stati già versati dei soldi. E di fronte a un po’ di denaro si svendono diritti e principi fondamentali. Questo è l’antirazzismo di Sala. Fa i cortei in favore dei clandestini ma apre le porte di casa ai soldi di un Paese che ancora tiene in piedi leggi oscurantiste.

“Una strana concezione a pagamento della difesa dei diritti. Il Cda della Scala non può essere aperto ai rappresentanti dell’Arabia Saudita”.

Gasparri non risparmia il ministro della Cultura Alberto Bonisoli. Bonisoli, sostiene Gasparri,

“non può continuare a mettere la testa sotto la sabbia. Abbia il coraggio di contribuire a una soluzione di chiarezza. E a Milano si impedisca questo scempio che offenderebbe l’Italia intera, la nostra cultura, una identità che appartiene all’Italia e non solo.

“E che non può essere venduta un tanto al chilo ai sauditi. Se al sovrintendente Pereira i sauditi piacciono tanto, vada lì a trovarsi un lavoro e a vedere come vengono trattate le donne, come vengono calpestati i diritti.

Non credo che Pereira ignori questi fatti. Mi chiedo perché agisca come sta agendo. C’è qualcosa sotto che non conosciamo?”.