Mattarella, trionfo del candidato ignoto, da 7 anni non una parola in pubblico

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 31 Gennaio 2015 14:24 | Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio 2015 14:24
sergio mattarella

Sergio Mattarella (foto Ansa)

ROMA –”Il pensiero va alle speranze e alle difficoltà dei nostri concittadini, basta così”. E’ Sergio Mattarella appena eletto capo dello Stato. Non una parola di troppo, anzi. Una laconicità che è per lui abituale e che appare come il timbro dell’uomo. Del presidente della Repubblica anche per i prossimi sette anni? Si vedrà.

Di certo sette anni passati dall’ultima dichiarazione pubblica, racconta Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera citando l’Ansa; qualcuno in meno secondo altre fonti che richiamano, invece, l’unica intervista disponibile on line risalente a qualche anno fa.

Ma comunque anni, un lasso di tempo che si misura in anni e certamente non in giorni e nemmeno in mesi. Anni in cui dell’uomo che sino al 2022 ricoprirà l’incarico più importante del Paese non è filtrata una parola e forse nemmeno un’immagine. Quasi un’eresia nella società e nella politica che ci hanno abituato ad una ipertrofia dell’immagine stessa, ad un mondo dove se non compari, anche solo con una dichiarazione in fondo anche priva di spessore, non esisti.

Sergio Mattarella della politica potrebbe essere considerato il decano e alla politica ha dedicato la vita. Settantatre anni di vita politicamente molto intensa ma di cui il grande pubblico, l’opinione pubblica che non tutti i giorni di politica si occupa, quasi non conserva traccia e memoria. Oggi Mattarella rappresenta quindi, in qualche modo, l’elezione del candidato sconosciuto. Candidato ignoto al grande pubblico e quindi per questo alternativo riparo dalla ostilità di massa alla politica e ai politici e anche per questo scelto e voluto come candidato unico e poi presidente da Renzi.

Democristiano di nascita, figlio della prima repubblica e protagonista in prima persona, con l’omicidio del fratello, della stagione di sangue a Palermo; ministro di uno dei tanti governi Andreotti si dimise quando venne varata la legge Mammì, quella legge che diede legittimità all’impero televisivo di Silvio Berlusconi quando, il futuro leader di Forza Italia, era poco più che un rampante e spregiudicato imprenditore.

Il presidente schivo, silente, riservato… Gli aggettivi accostati a Mattarella che sottolineano la sua apparente quasi allergia all’apparire si sono già sprecati. Ma quella di Mattarella è un’allergia che ha però le sue eccezioni. L’ormai ex giudice della Consulta parlò infatti pubblicamente all’indomani delle dimissioni da ministro, e spese contro l’approvazione della legge Mammì parole durissime: “Riteniamo che porre la fiducia per violare una direttiva comunitaria sia, in linea di principio, inammissibile…”. E parole che trovò, ovviamente, anche in altre occasioni. Come quando nel 1990 criticò lo show di Madonna in cui la cantante, a giudizio dell’allora ministro, offendeva i simboli cattolici. Ma lo fece, come nel suo stile, con parole pungenti ma mai sopra le righe e, nel caso della cantante italoamericana, tutto il livore di Mattarella trovò forma e sostanza nella formula “la signora Luis Veronica Ciccone”.

Racconta, ancora Roncone, di una telefonata di questi giorni di Mattarella con Silvio Berlusconi. Telefonata che rappresenta il carattere del neo Presidente. “Caro Mattarella, vorrei solo dirle che non ho nulla nei suoi confronti, davvero non c’è niente di personale… e lasciamo stare, mi creda, anche certe storie, quello che accadde tra noi tanti anni fa ai tempi della legge Mammì…”. Mattarella, muto. “Purtroppo noi non possiamo tollerare certi metodi del premier Renzi… l’idea dell’imposizione, del non condividere, ecco, questo ci crea dei conseguenti gravi problemi politici”. Mattarella: “Sì, capisco…” (la voce come un soffio). Ancora Berlusconi: “Però, guardi: per dimostrarle rispetto, lei è persona di alto profilo, degnissima, le prometto che noi non faremo, in sede di voto, il nome di un altro candidato. Noi: o voteremo scheda bianca o usciremo dall’Aula”.

Volente o meno ora, da Presidente, Mattarella dovrà parlare e apparire. Nonostante l’elezione più che annunciata per scaramanzia, come raccontano fonti a lui vicine, il nuovo inquilino del Colle non ha alla vigilia del quarto e decisivo voto non ha voluto scrivere e nemmeno abbozzare il suo discorso d’insediamento. Il massimo concesso dall’ormai Capo dello Stato nel giorno della sua elezione all’immagine è stata un foto, sfocata ed in movimento, che lo ritraeva seduto in un’anonima Panda grigia. Come presagiva qualche giorno fa Massimo Gramellini, sarà un Presidente da “zero tituli” per i giornali….