Satiro danzante: 25 addetti a 2500 netti. Non cambiano neanche una lampadina

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 23 Ottobre 2014 13:19 | Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre 2014 13:19
Il museo del Satiro Danzante

Il museo del Satiro Danzante

MAZARA DEL VALLO (TP) – Una stanza di circa 200 metri quadri, una sola statua di rilievo mondiale, 18 addetti pagati 2.500 euro netti al mese e altri 7, in doveroso aiuto, part time. E’ il museo del Satiro Danzante di Mazara del Vallo in cifre. Numeri freddi, incapaci di raccontare la bellezza dell’opera che da sola dà vita al museo e incapaci però anche di garantire l’apertura dello stesso nei fine settimana e durante le festività.

Esiste in Italia un luogo che ragione e logica farebbero pensare impossibile da reificare più o meno come l’Isola che non c’è. E caso vuole che questo luogo sorga, anch’esso, su un’isola.

Siamo in Sicilia, per la precisione a Mazara del Vallo, provincia di Trapani. Qui, in un museo a lei dedicato, è esposta un’opera giudicata universalmente unica: il satiro danzante. Una statua ripescata in mare e capace di attrarre, durante un’esposizione in Giappone, un milione e trecentomila persone in appena qualche mese.

Ed è proprio questo museo, gestito dalla Regione Sicilia, il luogo quasi mitologico cui accennato. Un luogo per alcuni versi fuori dal mondo, abitato da singolari lavoratori e dominato da un contratto di lavoro che sembra venire da un universo dove le regole che conosciamo non valgono.

Il museo è composto da un’unica sala, grande, circa 200mq, in cui è esposta l’opera. A vegliare sulla sicurezza di questa 6 telecamere. Oltre naturalmente i custodi: 18 a tempo pieno ed emolumento pienissimo, 2500 euro ha testimoniato il sindaco di Mazara intervistato da Radio24. Più altri 7 assunti part time. Un piccolo, anzi un vero e proprio esercito che non è però in grado di garantire l’apertura del sito durante tutto l’anno.

Ma il problema dell’apertura durante i giorni festivi, dalle domeniche al Natale, quello che ha fatto diventare la storia di dominio pubblico dopo la denuncia del sindaco Nicola Cristaldi che ha chiesto alla Regione di dare in gestione al Comune il museo, non è che l’aspetto più eclatante di questo esempio perfetto delle storture del nostro Paese. I 25, o almeno i 18 più pagati, infatti non solo rifiutano gli straordinari ma, attenendosi al loro contratto, limitano la loro opera all’invitare i visitatori a non fotografare la statua.

Cade un fazzoletto a terra? Deve intervenire la ditta delle pulizie, i custodi, per contratto, non lo devono raccogliere. Si fulmina una lampadina? Stessa musica, anzi peggio. Come racconta la soprintendente Paola Misuraca a Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, la lampadina deve arrivare a Mazara “con un consegnatario (altra figura quasi mitologica) da Trapani dopo tutta una procedura: devo rivolgermi alla Consip, individuare la copertura finanziaria… Infatti da un po’ di tempo al museo diverse lampadine sono spente”.

“Quella di Mazara del Vallo – dice il sindaco Cristaldi – non è la sola realtà da affrontare. Sono numerose le situazioni analoghe dove ci sono più addetti che visitatori. Mi chiedo quanto costa alla gente una sub-politica di tale portata”. E aggiunge: “Venticinque addetti della Regione per la gestione di uno spazio di poco più di duecento metri quadri non riescono ad assicurare l’apertura del Museo del Satiro di Mazara del Vallo nei giorni festivi o lo fanno solo in alcune ore. E’ questo un segno tangibile di una Sicilia che non va”. Concludendo: “Non ce l’ho con i custodi, ce l’ho col loro contratto”.

Intanto, non in Australia, ma a Verona, l’Arena rimane aperta 365 giorni ed accoglie circa 800mila visitatori (24 volte più di quanti ammirano il Satiro) con 4 custodi. Curiosamente lo stesso numero di addetti che, a Padova, garantisce l’apertura e la vista della Cappella degli Scrovegni a 240mila turisti.