Svizzera, arrivano troppi soldi dall’estero. Per tenerli in banca si paga 0,25%

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 19 Dicembre 2014 15:45 | Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre 2014 15:45
esiste infatti una soglia considerata “da non superare” nel rapporto euro-franco, soglia fissata ad 1 euro uguale 1,20 franchi

esiste infatti una soglia considerata “da non superare” nel rapporto euro-franco, soglia fissata ad 1 euro uguale 1,20 franchi

ZURIGO – Esiste, ad un passo dall’Italia per di più, un luogo dove le banche hanno talmente tanti clienti che vogliono affidar  loro i soldi che hanno deciso che, per tenere i depositi, si faranno pagare. Sembra impossibile eppure è la semplice verità, la cronaca economica di quel che accade non al di là delle Alpi, ma sopra: in Svizzera. Di solito le banche pagano chi deposita denaro nelle loro casse. Poco, ma pagano. Si chiama tasso di interesse sui depositi. Ora in Svizzera le banche il tasso di interesse lo applicheranno ancora, ma sarà “negativo”. Cioè chi porta soldi in Svizzera paga le banche per farseli custodire.

E’ di ieri la decisione della banca centrale della confederazione di imporre, a partire dall’anno prossimo, un tasso d’interesse negativo sui conti correnti bancari. Questo non perché la Svizzera abbia improvvisamente deciso di non amare più i capitali legali e non che da tutto il mondo vengono depositati nelle sue casseforti. Ma perché, complici una serie di elementi che possiamo definire concause, stanno in questo momento arrivando in misura talmente consistente da incidere sul valore della moneta locale: il franco svizzero.

Anche in questo caso una dinamica che potrebbe apparire praticamente al rovescio, almeno ad una prima analisi. La conseguenza dell’enorme afflusso di capitali è infatti un apprezzamento del franco, vale a dire cioè che la moneta svizzera, già considerata normalmente un bene rifugio, vale sempre di più. E ormai, agli occhi dei suoi custodi, agli occhi cioè della Banca Centrale Svizzera, rischia di valere troppo.

Da dove arrivano i soldi che stanno inondando il sistema finanziario elvetico e rischia di far galleggiare il franco come un turacciolo durante la piena? Dalla grande Russia e dalla piccola Grecia. Soprattutto da questi due paesi chi può li porta fuori confini e li deposita appunto in Svizzera. Quindi per asciugare l’alluvione e tener giù il turacciolo del franco nazionale la Confederazione elvetica impone questa tassa dello 0,25 per cento sui soldi che entrano in Svizzera e atterrano e parcheggiano nelle sue banche.

Nonostante la Svizzera sia completamente circondata da paesi che hanno da tempo adottato l’euro, e nonostante anche nel territorio della confederazione la moneta europea sia accettata ovunque, ha il paese elvetico mantenuto la sua divisa nazionale. Moneta che però non può non essere condizionata proprio dal rapporto con l’euro che la circonda. Per questa ragione esiste infatti una soglia considerata “da non superare” nel rapporto euro-franco, soglia fissata ad 1 euro uguale 1,20 franchi. Superata questa, considerano gli economisti svizzeri, ci sarebbero effetti negativi per l’economia del paese alpino, e questa soglia è stata appena raggiunta. Da qui, la decisione della banca centrale di introdurre i tassi negativi.

“Lo storico passo è arrivato ieri dalla Banca centrale del Paese (Snb) – spiega Sandra Riccio su La Stampa – che ha deciso di intervenire in questo modo per arginare la corsa ai suoi caveau. A partire dal 22 gennaio prossimo, le banche che depositeranno somme nelle casse della Banca centrale dovranno pagare un tasso dello 0,25%. In questo modo le autorità elvetiche cercano di scoraggiare l’afflusso di nuovi capitali. L’obiettivo ultimo è quello di raffreddare la rivalutazione del franco svizzero che sta salendo, in questi ultimi giorni, proprio per l’arrivo di denaro fresco da fuori confine”.

Obiettivo primo non i piccoli risparmiatori, che comunque non rappresentano certo il grosso dei depositi esteri nel paese elvetico, ma soprattutto i grandi hedge fund capaci di movimentare milioni se non miliardi di euro con le loro operazioni.

Ma perché proprio ora? Non è infatti una novità degli ultimi giorni quella di considerare la Svizzera un paese rifugio per i capitali. Rifugio dalle incertezze dei mercati, rifugio (anche se oggi un po’ meno sicuro rispetto al passato) dalle tasse e dalle leggi e rifugio dalle oscillazioni delle diverse valute. Già ai tempi della seconda guerra mondiale, ormai oltre mezzo secolo fa, le banche elvetiche attiravano capitali da mezzo mondo.

Quello che è cambiato oggi, e che ha creato le condizioni per la mossa della banca centrale, è la crisi russa che ha spaventato molti grandi investitori, ma anche il riaccendersi della crisi politica in Grecia così come pure l’indebolimento dell’euro sulle attese del Qantitative easing da parte della Bce. Per questo, dal prossimo 22 gennaio, chi vorrà “parcheggiare” dei capitali sui conti svizzeri, invece di ricevere ogni tot degli interessi, dovrà invece pagarli.