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Da Valparaiso a Genova, le città di mare che sono nel mare

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 14 Agosto 2015 8:26 | Ultimo aggiornamento: 14 Agosto 2015 13:42
Da Valparaiso a Genova, le città di mare che sono nel mare

Da Valparaiso a Genova, le città di mare che sono nel mare

Antonio Buttazzo, in viaggio in America Latina, ha pubblicato queste note sul suo profilo Facebook.

Le città come Valparaiso, Panama, Malacca, Montevideo o Napoli, Santiago de Cuba o Macao, Amburgo, La Coruna o Genova non sono città di mare ma nel mare.
Sono città con i piedi nell’acqua, che come le storie di Simenon, fatichi a pensarle asciutte.
Le loro genti si somigliano tutte ed alla fine parlano sempre delle stesse cose, barche, navi, pesca, merci vendute, merci comprate, noli, assicurazioni.
Hanno visi scuri e pensosi, quasi mai sorridenti e che siano bianchi o asiatici o creoli sembrano tutti uguali a dispetto del colore della pelle.
Le razze semplicemente non esistono per loro.
Non hanno vestiti estivi o invernali, anzi diciamo che se ne fregano delle stagioni e della moda.
Il giaccone blu lo indossano nelle fredde terre australi o del Nord Europa come all’E quatore e ai tropici.
Normalmente parlano solo la loro lingua ma sanno intendersi con tutti, basta che si parli di mare.
Un avvocato di Panama ti parlerà di noli e assicurazioni marittime, e tu gli chiedi di Leggi della navigazione e lui ti dirà di naufragi.
Così come il cameriere di Valparaiso,che è in realtàun marinaio in attesa di imbarco, che se gli ordini una sogliola ti dice dove l’hanno pescata.
O il taxista, che come monti sull’auto ti racconta dell’ultima mareggiata prima di sapere dove deve portarti.
La spiaggia neanche sanno cosa sia, meno ancora i cocktail colorati, le sedie a sdraio, gli ombrelloni che infatti manco esistono se non davanti ai bar dei turisti.
Alle 12,30 in punto, l’ora la segnala una sirena, non si sentono campane o musichette.
Le chiese, cattoliche o protestanti come tutti i luoghi di culto nelle città nel mare, sono in realtà ricoveri e luoghi di incontro e persino i preti sono convinti che alla fine la fedèe’ una forma di superstizione dato che solo a quella sono realmente legati.
In queste città, se esce il sole è abbagliante, ma per queste genti maltempo o beltempo hanno un senso solo in ragione del mare e della navigazione, non tengono certo alla
tintarella.
Le case di questi posti sono tutte colorate ed evidentemente ispirano i graffitari perché non ne vedi una intonsa.
Si intuisce una sottile paura del bianco e del pulito, queste citta non sono certo linde e delicate.
Sono piene di cani randagi ma mai aggressivi, evidentemente mangiano in abbondanza.
Non manca mai un circolo nautico ed è quasi sempre bello, curato e ben localizzato, nel centro della città ovviamente di fronte al mare.
Quasi mai c’è un ristorante all’interno se non negli ultimi tempi, perché lì si va a parlar di mare, commerci, affari, porti e si mangia altrove.
Il cibo, inutile dirlo, è il pesce, i crostacei il vino, le aguardientes. Frutta, verdure, gelati , non sanno cosa siano.
Nei loro porti, le merci celebrano la fratellanza tra i popoli del mare, sui container trovi le insegne delle città di mare da dove provengono, roba che arriva dall’altro mondo ma che è stata imbarcata da gente uguale a loro.
Le donne sono serie e silenziose, attente e con volti preoccupati e stanchi.
La loro è una bellezza antica.
Coiffeur ed estetisti non se la passano bene e la cosmetica di lusso si tiene alla larga da queste città.
Tutti sono fatalisti all’estremo, come può e deve esserlo chi vive nell’acqua.
Anche se un mare oceano si chiama “Pacifico” sanno bene quanto poco possa esserlo.
E sono convinti che se sei di Cannes o Cape Cod, Acapulco o Porto Rotondo, Buzios o Deauville, sei uno che vive di fronte al mare, non nel mare.