Governo Draghi delude, è un’altra cosa, distillato dal Manuale Cencelli, chi fermerà Salvini e Zingaretti?

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 15 Febbraio 2021 13:45 | Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio 2021 21:06
Governo Draghi delude, è un'altra cosa, distillato dal Manuale Concelli, chi fermerà Salvini e Zingaretti?

Governo Draghi delude, è un’altra cosa, distillato dal Manuale Concelli, chi fermerà Salvini e Zingaretti?

È legittimo nutrire qualche dubbio sul fatto che il mandato conferito dal Presidente Mattarella a Draghi fosse nel senso di imbarcare al Governo chiunque volesse salire a bordo.

Il Presidente ha chiesto un Governo di alto profilo, immaginiamo intendesse alto profilo istituzionale, altrimenti non si spiegherebbero certi ingressi e certe conferme.

Questo Esecutivo, nato dall’emergenza e soprattutto dalla insipienza della classe politica, dovrebbe realizzare poche cose anche se assolutamente necessarie. Approntare strumenti idonei a fronteggiare la pandemia, dotando il Paese di un efficace piano vaccinale. E fare in modo che i soldi del Next Generation UE non vadano persi, ipotesi, al momento, neanche tanto remota.

Inoltre, bisognerà anche trovare il modo di intervenire sulla scuola in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale.

Non sono più tollerabili disparità nella formazione scolastica come sta accadendo adesso.

Dopo di che si dovrebbe andare al voto.

E non certo perché lo dicono le destre che interpretano i sondaggi nel modo in cui loro fa comodo.

Ma perché è venuta meno qualsiasi possibile coesione tra le forze politiche ed evidentemente ciò non permette la formazione di ulteriori maggioranze.

Era necessario insomma un Governo dal profilo esclusivamente tecnico-istituzionale, con uno limitato orizzonte temporale.

Un sacrificio in fondo accettabile per tutti i partiti politici.

Invece, seppure con una abile regia, quella che è andato in scena è il solito pasticcio all’italiana.

Il Manuale Cencelli applicato al Governo Draghi

Abbiamo assistito ad una pura spartizione del potere, un distillato del vecchio manuale Cencelli di democristiana memoria.

Il timido innesto di personalità provenienti dalle università, dalle imprese e da Bankitalia. Figure strettamente legate al presidente Draghi. Non basta ad attutire la percezione di un Esecutivo di natura squisitamente politica. Dove le dinamiche interne ai partiti hanno determinato una occupazione del potere non dissimile da quello osservato in occasione dei due precedenti governi.

Si dirà che alcuni ministeri di spesa sono stati assegnati ad uomini vicino al Presidente del Consiglio.

Che questi dicasteri sono quelli che avranno la responsabile della gestione dei fondi del recovery fund.

È cosi, ma è vero pure che i due terzi dei ministri in seno al Governo sono espressione dei partiti.

E che questo determinerà la dipendenza dell’Esecutivo nei confronti della politica. Che di conseguenza accresce il potere di interdizione e di ricatto dei leader di partito.

Che non a caso, sono rimasti fuori dal Governo.

In fondo è già successo, prima con Salvini e poi con Renzi. La sola minaccia di ritirare dalla compagine governativa i ministri espressione dei partiti, abbia provocato una crisi di governo.

È difficile immaginare, che Salvini, Zingaretti o Grillo (Renzi è oramai sottodimensionato) non siano tentati di utilizzare questa formidabile arma di ricatto.

E comunque il solo fatto che possano farlo non è molto tranquillizzante.

Il leader della Lega, del resto, ha già fatto sapere che di flussi turistici e politiche sulla disabilità gli interessa poco.

Si sbrighino piuttosto a chiudere i porti e non si azzardino a toccare quota 100.

Avvertimento che è già partito, non è tipo da coalizioni o accordi lui.

Per ovviare a questo, Draghi avrebbe dovuto presentarsi da Mattarella con una lista di ministri scelti al di fuori dei partiti.

Poi esporre il suo programma in Parlamento.

E infine farselo votare da chi ci sta.

Senza condizionamenti.

Temo non andrà così, e sarà l’ennesima delusione.

Nonostante Draghi.