Nave Diciotti, la galera fuorilegge ancorata nel porto di Catania

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 24 agosto 2018 5:00 | Ultimo aggiornamento: 23 agosto 2018 17:50
Diciotti, nave diventata galera fuorilegge: Antonio Buttazzo per Blitz

Nave Diciotti, la galera fuorilegge ancorata nel porto di Catania

ROMA – Mancavano le galere fuorilegge ancorate nel porto di Catania, in questo scampolo di fine estate flagellata da crolli e inondazioni.  [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Le istituisce di fatto il Governo – improprio infatti dare la colpa al Ministro degli Interni – la responsabilità dell’Esecutivo è ugualmente condivisa da ogni singolo ministro, oltre che sul Premier, ovviamente se lui contasse qualcosa.

L’intervento sulla nave del Procuratore della Repubblica di Agrigento, definisce plasticamente la situazione di illegalità che si è venuta a creare con l’approdo della Diciotti al porto di Catania. Era impossibile trattare la motovedetta militare italiana come una fiancheggiatrice degli scafisti (leggasi ONG) ed impedirne l’approdo.

Le previste conseguenze dello stallo che avrebbe provocato l’attracco, ha indotto la Guardia Costiera a procrastinare i tempi di accosto ad un porto italiano, sicuri della violenta reazione del Ministero degli Interni e certi della inazione di chi avrebbe, per legge, la competenza sull’attracco in porto, quel Toninelli sempre più inadeguato al ruolo assegnatogli dalla lotteria dei click pentastellati.

È bene ricordare infatti che il Ministro degli Interni ha competenze specifiche solo sui migranti già sbarcati, non su quelli su una nave in porto. Si è venuta dunque a creare la situazione di illegalità su cui la magistratura vuole vederci chiaro. La presenza a bordo di minori non accompagnati infatti, come evidenziato dal Tribunale dei Minori di Catania, meritevoli di maggior e immediata tutela, imponeva l’intervento della magistratura minorile che infatti ha sollecitato, e ottenuto, lo sbarco dei  più giovani.

Quella ordinaria, con competenza territoriale radicata ad Agrigento, procede invece per ipotesi più gravi, seppure da accertare. L’iscrizione nel registro degli indagati era atto necessario per compiere l’ispezione a bordo. Che sia a carico di ignoti non è il segno della pavidità degli inquirenti nei confronti del Ministro degli Interni, che virilmente rivendica la propria responsabilità (via Facebook tanto per cambiare), ma solo la cautela imposta dalla legge nella individuazione delle (eventuali) responsabilità penali.

Si dia pace dunque il Ministro del Terrore, come sanno i Procuratori della Repubblica, non è chiara né accertata la sua responsabilità penale. Su quella nave però continuano illegalmente ad essere trattenuti esseri umani in precarie condizioni di salute, senza peraltro essere accusati di nulla. Lo sono su di una nave italiana che di fatto è un centro di detenzione illegale.

Al di là delle singole responsabilità, ripeto tutte da accertare, ed indipendentemente dalle determinazioni della Ue, che nulla hanno a che fare con il ripristino della legalità, quanto meno dal punto di vista del diritto umanitario, è necessario procedere celermente alla identificazione dei migranti e individuare, al più presto, come impone la legge, chi ha diritto e chi no alla protezione internazionale.

La sola via per ripristinare una qualche forma di legalità ad oggi negata non solo a 177 uomini e donne ma anche ai valorosi uomini e donne della Guardia Costiera, che hanno solo fatto il loro dovere di salvare gli occupanti di un relitto alla deriva. Tutto il resto è politica da bassa fucina.