Streaming in soffitta, M5s risparmia a Salvini l’umiliazione di Bersani. Quasi un conclave…

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 15 maggio 2018 6:26 | Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2018 22:43
Bersani ansa

Streaming in soffitta, M5s risparmia a Salvini l’umiliazione di Bersani. Quasi un conclave…

Streaming in soffitta, M5s risparmia a Salvini l’umiliazione di Bersani. Il 27 Marzo del 2013 in una saletta di Montecitorio, sotto l’occhio della telecamera,  riluceva imperlata di sudore la testa dell’unico uomo politico italiano, allora come ora, onestamente raziocinante. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,Ladyblitz – Apps on Google Play]  Era attaccata sul collo di Pierluigi Bersani, segretario del Pd, che era uscito vittorioso ma non troppo dall’agone elettorale che aveva visto per la prima volta una importante affermazione  dei 5stelle.

Insieme con Enrico Letta, si era trovato a fronteggiare dall’altra parte di un tavolo, un funzionario del Tribunale di Brescia, Vito Crimi, ed una arredatrice d’interni, Roberta Lombardi, ambedue miracolati dalla lotteria dei click grazie ai quali si sono trovati in Parlamento e poi, sulla base di un astruso criterio di rotazione, indicati come primi capi gruppo parlamentare del partito maggiormente votato.

Quindi legittimati a condurre le trattative con i vertici del PD.

Queste, su indicazione di Beppe Grillo ed in ossequio alla trasparenza, dovevano svolgersi in diretta streaming, che concettualmente rappresenta la morte della politica intesa come luogo di confronto e di dialettica.

Dopo aver verificato la impossibilità di un qualsiasi accordo, la Lombardi nell’abbandonare la seduta affermava di augurarsi che in futuro questo modo di confronto le sarebbe piaciuto “diventasse la regola”.

Una regola evidentemente non più apprezzata dai 5stelle, se è vero come è vero che sugli incontri di questi giorni tra le delegazioni dei Pentastellati e dei Leghisti è calata una cortina fumogena, appena appena  infranta dalle dichiarazioni di Salvini e Di Maio  che, a voci alterne, rassicurano gli italiani che “si sta facendo la Storia” e quindi stessero quieti che riferiranno a Mattarella sugli esiti sortiti da cotanto senno riunito nello studio di un commercialista milanese.

Abbiamo poi saputo che a Mattarella hanno dovuto comunicare che ci vuole ancora qualche giorno perché la “Storia” che stanno costruendo possa essere narrata anche a noi tutti.

A quanto pare, ancora tanti gli ostacoli da superare che non attengono solo al nome del prossimo premier (un altro per inciso molto probabilmente  “non eletto dagli italiani”, come amavano sdegnosamente ripetere in campagna elettorale su di quelli precedenti) ma anche a quei punti del “contratto” dove  la politica “muscolare” sulla immigrazione  di un Salvini in felpa su una ruspa non si sposa con il doppio petto di Di Maio in cravatta e camicia perfettamente stirata.

E va bene, le trattative per la formazione di un Governo in fondo è giusto che restino riservate.

Ma mi chiedo però perché per Bersani valeva la regola dello streaming e della condivisione sulla piattaforma Rousseau di ogni singola decisione dei vertici del Movimento e per gli incontri con Salvini invece valgono le regole del Conclave.

No, perché poi è anche possibile che possa accadere, come a Viterbo nel 1268, quando dopo 1006 giorni il popolo scoperchiò il tetto del Palazzo dei Papi dove si teneva il conclave, costringendo i santi padri ad eleggere Papa Gregorio X

Probabilmente un “tecnico”.

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