Umiliati da Grillo, mica solo Bersani. In ginocchio pure stampa e tv

di Lucio Fero
Pubblicato il 5 Aprile 2013 15:45 | Ultimo aggiornamento: 6 Aprile 2013 0:40
M5S - incontro con Grillo

Beppe Grillo incontra i suoi parlamentari (LaPresse)

ROMA- Non avevano giornali di carta per le mani i parlamentari M5S che si imbarcavano sui pullman a Piazzale Flaminio a Roma, destinazione prima ignota e poi una villa per matrimoni dalle parti del lago di Bracciano. Li avessero avuti i quotidiani di carta, li avessero sfogliati e letti nell’attesa del “si parte”, segnale che muove ogni carovana, avrebbero potuto leggere un articolo di Luca Ricolfi pubblicata su La Stampa. Vi si argomenta di Renzi e Bersani, di Pd, di scissioni, scissioni da destra, scissioni da sinistra che potrebbero riguardare, toccare il partito finora sia pure di un pelo più votato dagli italiani. Il Pd, non M5S. E si concludeva che forse scissioni nel Pd non ve ne saranno, in nome di un possibile ritrovamento della dignità di partito. Dignità di partito rimessa in campo e all’onor del mondo, secondo Ricolfi, da Matteo Renzi. Quel Renzi, proprio quello che ha denunciato come insopportabile “l’umiliazione” inflitta e subita da Bersani per mano di M5S e per mandato di Beppe Grillo.

Chi la ricorda la scena in streaming farà fatica a dimenticarla: Roberta Lombardi che guarda con sufficienza, già quasi compatimento Bersani che sta spiegando come farebbe un governo e per fare cosa governerebbe. Roberta Lombardi, capogruppo M5S alla Camera, che come una sciura allevata a sola tv, come una comare cresciuta a sola chiacchiera al mercato, come una suocera avvizzita e bimba viziata in una sola persona, offende e ferisce: “Mi sembra di stare a Ballarò”. Ma fin qui l’umiliazione non è ancora arrivata. Parte, arriva da quel momento in poi. Bersani che non replica. Poteva dire, che so: Ballarò, una cosa troppo complicata per lei…Poteva dire: scusi, lei come si chiama? Poteva letteralmente insegnarle l’educazione alla Lombardi, quella civica e quella civile. Poteva, doveva. Ma Bersani non lo fa. E non per non compromettere il negoziato politico. Non c’era negoziato, era una recita in corso, recita per l’elettorato. Erano in streaming a recitare e Bersani lo sapeva. Si è umiliato oltre che essere stato umiliato. E non per una buona causa, per nessuna causa.

Se il Pd capisce questo, e ormai può capirlo solo nel nome di Renzi, il Pd può perfino trovare se stesso. Così pensa e scrive Ricolfi. E così è nelle cose: se il Pd smette di rotolare a inseguire a sinistra qualcosa che a sinistra non sta, se il Pd decide, vuole, è capace di disegnare una nuova geografia sociale ed elettorale, cioè i “normali”, i “ladri” e i “matti”, se questa fosse la nuova mappa delle opzioni di voto, allora il Pd potrebbe far tante cose. Perfino vincere un’elezione e poi governare. Oppure serenamente perdere avendo parlato chiaro al paese. Se il Pd comprende che umiliarsi davanti a M5S non ha senso politico.

Se i parlamentari di M5S avessero avuto tra le mani i giornali di carta…Ma a loro cosa importa del Pd, non son mica affari loro. E comunque erano distratti, divertiti, qualcuno un filo infastidito dalla grottesca corte dei miracoli intorno a loro. Intorno ai loro pullman le auto dei giornalisti e dei fotografi, anzi occorre ormai dire dei paparazzi. Partono i pullman e partono le auto in carovana, tutti sul raccordo a farsi salutini e boccacce dai finestrini. Inseguire il grillino è il climax dell’informazione politica, nascondersi dal giornalista è l’orgasmo del neo eletto. Un allegro gioco di reciproche miserie. Da cui escono, o meglio dovrebbero uscire, tutti umiliati. Dovrebbero, perché invece si sentono tutti molto professionali giornalisti e televisioni e molto professionisti della nuova politica si sentono i nuovi eletti. Qualcuno, se può, li perdoni perché sanno quello che fanno.

Se stampa e tv evitassero lo scodinzolare in ginocchio al solo apparire di ogni nuovo possibile potere e potente…Se dentro M5S la pratica del bacio dell’anello, dell’unzione mistica, del bacio anche della pantofola, dell’inginocchiarsi alla missione, al copro mistico del MoVimento se non proprio e non certo al capo e al suo cavaliere. Se tutto, anzi non tutto, anzi solo un po’ fosse meno grottesco, recitato, isterico, sceneggiato…Talk-show radiofonici e televisivi che adottano come format la caccia all’incauto o allo scemo del villaggio. Se lo trovano lo mettono in mezzo e gli fanno fare il gran rutto o il gran peto. E questo lo chiamano “svelare la verità”. Una pratica, un format di cui si vergognerebbero i bulli di paese, di paese della provincia, di provincia estrema e sperduta, perduta al buon gusto e al vivere civile. I neo eletti di M5S scrutati dal buco della serratura perfino al cesso, con effetti strazianti come quello della critica al grillino in auto blu, presa per farsi 300 chilometri in pubblica missione. E che doveva fare, andare a piedi?

E loro, i neo eletti M5S, che mimano la setta segreta mentre si mettono in posa per i paparazzi. Sapremo, quando sapremo, del summit-gita tra deputati e senatori e Grillo in persona, attraverso un mix di comunicati numero…e di pettegolezzi da tv del pomeriggio. E tutti in ginocchio ad accettare che nulla, proprio nulla, possa essere fatto, narrato, pesato, valutato con serietà. Umiliati dalla pochezza di ogni dignità smarrita, umiliati tutti, anche M5S. Agenzia Ansa informa che i parlamentari M5S hanno mangiato porcini e guanciale e che ai giornalisti all’inseguimento è stata lasciata la sala attigua ma con medesimo menù. Amen