Berlusconi si arrende, purché Tonino (Di Pietro) stia alla larga

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 3 Marzo 2015 - 11:06 OLTRE 6 MESI FA
Berlusconi si arrende, purché Tonino (Di Pietro) stia alla larga

Berlusconi si arrende, purché Tonino (Di Pietro) stia alla larga

ROMA- “Sfasciare” Silvio Berlusconi non si può. Ma si può stangare. Tonino il molisano ha preferito chiudere la guerriciola con il fu-Cavaliere con un indennizzo piuttosto che con una sentenza. La cifra che il principe decaduto di Arcore ha mollato, con il beneplacito dell’avvocato Niccolò Ghedini, è top secret. La privacy vale anche per Tonino, l’uomo che aveva fatto della trasparenza la bandiera di una vita. Bandiera ammainata da un pezzo, con la scomparsa dei dipietristi trasmigrati dalle parti di Beppe Grillo.

Era da poco “sceso” in politica, il terribile magistrato, quando successe il fattaccio. In un comizio a Viterbo, il leader di Forza Italia gratificava l’ex pm di spione dei servizi e di laureato analfabeta. Una scaramuccia da comizio che Tonino, uomo di carte bollate, non si lasciava sfuggire. Era sceso in politica per inseguire l’uomo che, con i codici, non era riuscito a “sfasciare”. Ci provava con la politica dei Valori, più o meno bollati. Un uomo solo al comando per un po’, una sorta di Grillo ante-litteram. Mai avrebbe scordato l’onta di Viterbo, peggio dello schiaffo di Anagni. Un solo obiettivo da colpire con ogni mezzo: Silvio da Arcore e da Fininvest. Programma più che vasto, per il gruppo di volenterosi del pm. Volenterosi e proiettati verso il Sol dell’avvenire, ma senza alleanze solide. Finché non arrivò Walter Veltroni per una all’alleanza elettorale del Pd a vocazione maggioritaria con l’Idv. Una bella battaglia che non servì a disarcionare il Caimano; e segnò l’inizio del declino del Tonino nazionale.

Le cose andarono come ognun sa. La battaglia politica è conclusa. Berlusconi è un ex, Di Pietro è più di un ex. Come fra vecchie signore, la guerra è continuata nei piccoli dispetti quotidiani. Berlusconi, quando era l’Unto del Signore, non si sarebbe fatto intimidire da una querela in più. Adesso anche lui comincia a non avere più voglia di combattere. Già ha in casa un vermicaio chiamato Forza Italia. La sua roccaforte presa d’assalto dal Matteo Salvini per un verso e da Matteo Renzi per un altro verso. E poi Raffaele Fitto, Brunetta, i dipendenti del partito licenziati, i pm di Milano, Bari, Napoli, le olgettine, la Ruby “messicana”… Alt! Il fido Ghedini tratta e chiude la partita di Viterbo. Il fu Cavaliere sta invecchiando, e vuole invecchiare senza altre complicazioni. Ne ha abbastanza, ma Di Pietro basta!