Opinioni

Cesare Lanza: “Spalletti e quel difettuccio che lo frena… la presunzione”

Cesare Lanza: "Spalletti e quel difettuccio che lo frena... la presunzione"

Cesare Lanza: “Spalletti e quel difettuccio che lo frena… la presunzione”

ROMA – Un eccellente allenatore con un difettuccio che spesso lo frena. Cesare Lanza mette il dito nella piaga e ce l’ha con l’allenatore della Roma Luciano Spalletti, fresco di sconfitta nella sfida scudetto in casa della Juventus. In quella sconfitta per 1-0 il tecnico di Certaldo ci ha messo del suo è la posizione di Lanza che in questo articolo pubblicato anche sul suo blog “alle cinque della sera” spiega:

Il guaio di Luciano Spalletti è quello di credersi (non si offenda, è solo la mia impressione, condivisa da tanti amici) più intelligente di tutti, quantomeno di tutti gli altri allenatori di calcio. Sarebbe un ottimo “mister”, come si dice in gergo, purtroppo quel difettuccio lo frena – periodicamente. Così è successo tante volte, il più clamoroso errore fu quando pensava che Totti fosse finito, lo mortificò in modo incredibile, salvo essere costretto a recuperarlo e a dover ammettere a denti stretti che il campionissimo gli aveva salvato varie partite, assicurandogli l’ingresso in Champions League.

E adesso, cosa è successo? Alla vigilia della sfida cruciale con la Juventus, la partita più importante della stagione per la Roma, zitto zitto, anzi tomo tomo cacchio cacchio come avrebbe detto Totò, ha pensato di inventarsi una diavoleria tattica per fulminare la Juve. A sorpresa, ha schierato in campo il giovanissimo Gerson Santos da Silva, un acerbo brasiliano dal cognome lunghissimo, superiore alle sue pur promettenti qualità. Non solo. Ha trasmesso alla squadra un messaggio di prudenza, di eccessivo rispetto, di inferiorità psicologica verso la grande avversaria.

Ha perso la partita, ancor prima di giocarla. Ha regalato il primo tempo del match alla Juve: solo nell’ultima mezz’ora, libera dai complessi spallettiani, la Roma ha dimostrato di essere all’altezza della Juve e, comunque, di poter giocarsela. E mi dispiace di contraddire l’immenso Nietzsche. Niente, nel volto e nel corpo dell’allenatore della Roma, indica un’intelligenza superiore. Al contrario, scorgo (suggestione personale, ripeto, non si offenda!) arroganza e un noioso atteggiamento di superiorità, quasi credesse di essere impegnato, nelle conferenze stampa, in una lectio magistratis. Di più: ogni volta, dopo un capitombolo, Spalletti ripete una tiritera, “La squadra deve crescere”. Ma perché non si concentra un po’ sui suoi limiti, per crescere lui?

To Top