Conte, il voto pacco di pasta. Salvini, il voto ammuina. Letta, il voto a fatica. Meloni, il voto dentifricio…

Elezioni, tra una settimana esatta sapremo come abbiamo votato. Quattro i campi del torneo del voto, su quello principale poca o nulla suspense. Tassonomia del voto, catalogato e definito per come ce lo chiedono.

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 19 Settembre 2022 - 10:47
Conte, il voto pacco di pasta. Salvini, il voto ammuina. Letta, il voto a fatica. Meloni, il voto dentifricio...

Conte, il voto pacco di pasta. Salvini, il voto ammuina. Letta, il voto a fatica. Meloni, il voto dentifricio… FOTO ANSA

Tra una settimana sapremo come avremo votato alle elezioni politiche, tra una settimana esatta, al mattino di lunedì 26 settembre. Sondaggi sulle nostre intenzioni non possono, per legge, essere resi pubblici. C’è comunque chi racconta molto si stia muovendo nell’elettorato, molto rispetto al già scritto nei precedenti, noti e univoci sondaggi. E c’è chi racconta invece che nell’elettorato si stia muovendo poco o nulla rispetto al già annunciato.

Il campo principale

Facciamo che…Facciamo come i bambini quando giocano, facciamo che le elezioni siano un torneo di tennis. C’è il campo principale dove si gioca la partita principale: vince il destra-centro (Meloni-Salvini-Berlusconi) o la sinistra in federazione ridotta (Letta-Bonelli-Fratoianni- Di Maio) più M5S riscopertosi anti sistema impongono un “pareggio” che per loro sarebbe vittoria? Sondaggio no si può, ma opinione sì: su questo campo, quello principale, la partita è da giocare certo ma già decisa: vince la destra-centro.

Il campo Meloni-Salvini (Berlusconi)

C’è poi nel torneo un campo e quindi una partita periferica ma non marginale: chi e quanto vince nel destra centro? Salvini pr4enderà la metà dei voti che andranno alla Meloni o ancora meno o invece la distanza tra i due sarà sotto il 10 per cento? Cambia molto se Fratelli d’Italia ad esempio sopra il 25% e Lega più vicina al 10 che al 15 per cento oppure se Lega sopra il 15 e Fratelli d’Italia sotto il 25 per cento. Cambia molto del governo che viene e della sorte che tocca all’elettore-cittadino-contribuente.

Il campo Letta-Conte

Altro campo, secondario ma non trascurabile: quale distanza in consensi raccolti tra Pd e M5S? Se la distanza fosse corta (Pd intorno ad un faticato 20 per cento, M5S rimbalzato grazie al trampolino reddito cittadinanza intorno al 15) già al pomeriggio del 26 settembre il Pd chiederebbe scusa a se stesso per aver momentaneamente e sciaguratamente mollato M5S. Processo, quello della rifusione di anime e corpi Pd-M5S, che al contrario sarebbe rallentato da Pd al 23 per cento e M5S al 12 per cento. Rallentato, solo rallentato. Processo però la cui intensità e velocità cambia molto dell’opposizione che verrà e della sorte che tocca all’elettore-cittadino-contribuente.

Il campo tre che poi è campo 4

Azione, Calenda più Renzi quanto? Cinque, sette, nove per cento? Calenda dice che sopra il 10 per cento il governo destra-centro non si fa. Ipotesi comunque di scuola: sopra il 10 per cento per Calenda-Renzi non sembra pronostico plausibile. Però il quanto dell’unica offerta politica riformista dirà, di riflesso, non poco di quale sinistra e quale destra avrà nei prossimi anni l’elettore-cittadino-contribuente.

Tassonomia del voto. Il voto pacco di pasta, o del gratuitamente

Ed ora il voto, catalogato e classificato secondo caratteristiche e modalità stilate dal come ce l’hanno chiesto e ce lo chiedono. Quello per Conte e M5S è il voto “pacco di pasta”. Una sorta di laurismo punto 4. Laurismo? Ti do pacco di pasta in cambio del voto, una scarpa prima del voto e la sorella dopo che mi hai votato…andava molto negli anni cinquanta al Sud. Ora nulla di così rozzo e volgare. Ora è il momento del “gratuitamente”. Conte gira il Sud garantendo che gratuitamente arriveranno bonus (nel programma M5S parola bonus 25 volte), redditi di cittadinanza, assegni di Stato a fine mese…Lo Stato che paga tutto a tutti è questo “il pacco di pasta” evoluto, evolutissimo. Ma sempre pacco di pasta è.

Aggiungere bugie disinvolte sull’Ucraina (mai armi a Kiev…orgogliosi delle vittorie di Kiev), aggiungere il paccone di pasta del bollette pre pagate dallo Stato ma nessun rigassificatore o trivella, aggiungere dileggio e disprezzo anti Sistema e Sistema uguale Draghi, aggiungere…Il tutto con il modus operandi dell’avvocato che in sede dibattimentale pur di vincere la causa non esita in vittimismo violento. Il voto “pacco di pasta” chiesto da Conte ha un pregio: è esplicito nel ricordare agli italiani cosa è e perché è M5S: l’anti modernità stipendiata con il denaro pubblico. E l’onestà-onestà-onestà? M5S la declina così: se ruba uno della Casta è peccato mortale, anzi attentato all’umanità. Se ruba qualcuno (tanti) sul Reddito di Cittadinanza o (tantissimi) sui bonus edilizi e non, allora è peccato veniale, anzi peccatuccio di popolo, anzi manca proprio poco alla rivendicazione esplicita del: finalmente non rubano solo loro!

Il voto ammuina

Ammuina è notissima ma dialettale locuzione partenopea, eppure è la cifra del come e perché Salvini chiede il voto. Aumentano le bollette? Salvini non vuole sapere troppi perché: paghi lo Stato e basta! Con quali soldi? Li fabbrichi lo Stato i soldi, che diamine, è così semplice. Ecco, Salvini è…semplice. In lui si fondono indistinguibili il non sa e il non vuole sapere. Togliere le tasse agli italiani, quelle passate e non pagate tutte, quelle presenti e future a metà, anzi di più. Semplice, semplicissimo. La semplicità di un senso comune a scartamento ridotto, anzi annullato, quanto a binari della realtà. Un semplicismo quindi generatore di ammuina costante. Ammuina? Un voto a Salvini per far casino, capace di far casino anche in un governo Meloni.

Il voto a fatica

Faticoso il voto al Pd. Al Pd perché non succeda qualche altra cosa, per questo Letta lo chiede. Perché qualcuno non faccia male alla Costituzione, perché qualcuno non faccia male all’Europa…Però, a ricordare un po’, di male alla Costituzione ha fatto a suo tempo il Pd per inseguire la Lega, per demagogia fu modificato articolo 5 e vennero istituite venti Repubbliche (le Regioni troppo potenti) e male è stato fatto per demagogia inseguendo M5S sul taglio parlamentari senza riforma elettorale. Come diga contro il peggio il Pd ha molte falle. E incertezze: rigassificatore sì, ma solo per due, tre anni. Draghi è stato bello ma meglio il “popolo”. Al voto che solo quello per il Pd è “utile” ma in Puglia Emiliano fa propaganda per il voto anche a M5S in autonoma desistenza elettorale, il tutto spia di una indefettibile attrazione per il sogno di una società dove una Cassa Integrazione, una pre pensione, un reddito da welfare sono il tessuto connettivo, la sostanza e non l’accidente. Un partito riformista che non ce la fa neanche a riconoscere quel che è ragione e istanza di lobby (vedi dipendenti e management e sindacalismo da aziende servizi pubblici, Roma insegna e documenta). 

Il voto illusione

Si fa presto a dire quale la categoria del voto Calenda-Letta, in quale categoria loro stessi lo inseriscano chiedendolo. La categoria e quella dell’illusione. L’illusione che esista in Italia un blocco sociale e quindi un vasto elettorato disponibile alle riforme (mai esistito, riforme come modifica degli assetti fiscali, produttivi, di welfare e di percorsi formativi e di strutture istituzionali sono sempre state bocciate dall’elettorato). Illusione che esista un’Italia ansiosa di somigliare all’immagine Draghi. Illusione infine che gli stessi Calenda e Renzi siano adeguati alle loro idee.

Il voto dentifricio

L’argomento che più spira verso Meloni è un trasversale “proviamo anche questa”. Argomento insieme fortissimamente sciocco eppur fortissimo nel  convincere. Come fosse un dentifricio da provare se sbianca i denti dove gli altri hanno fallito o deluso. Meloni che proprio nuova non è, Meloni che ha in mente e cultura un’Italia non autarchica certo ma corporativa di sicuro (nulla di meglio per rassicurare l’arcipelago di corporazioni reciprocamente permalose di cui è fatta la società italiana). Il proviamo anche questa è il massimo del finto riformismo che buona parte d’Italia ritiene tollerabile per se stessa, è un proviamo anche questa per vedere se ce la fa ad esentarci da tutto ciò che è fuori dalla corporazione cui apparteniamo. Meloni che a ben guardare è più rassicurante di Salvini o Conte. Farà qualche graffio, magari anche profondo, ai diritti civili ma non farà bancarotta di Stato (rischio concreto con Salvini) e non farà fare all’Italia la figura del pacifista-opportunista, più il secondo che il primo (rischio concreto con Conte). Giorgia, la versione 4.0 dello Stato sempre mamma per tutti i mammoni d’Italia.