Coronavirus, e dopo? Salute e lavoro, non risse fra politici travolti dall’io

di Bruno Tucci
Pubblicato il 2 Maggio 2020 - 12:26 OLTRE 6 MESI FA
Coronavirus, e dopo? Salute e lavoro, non risse fra politici travolti dall'io

Coronavirus, e dopo? Salute e lavoro, non risse fra politici travolti dall’io (foto ANSA)

Il primo maggio è alle spalle. Ieri si doveva festeggiare il lavoro, ma quale lavoro se questo maledetto virus ha ingigantito un problema che già devastava l’Italia?

Molte aziende piccole e grandi sono in crisi e si potrà vedere alla fine del mese di giugno quante potranno andare avanti e quante saranno costrette a chiudere.

La disoccupazione aumenta. Secondo un recentissimo sondaggio, un italiano su due ha paura di perdere il posto.

Il 62 per cento è convinto che saranno tante le persone che dovranno rimanere a casa (assai di più del passato).

Infine il 57 per cento è pessimista per il futuro. Insomma un quadro desolante reso reale dalle molte grida di aiuto che provengono da ogni settore.

Bar e ristoranti sono con l’acqua alla gola; i parrucchieri e i barbieri non si raccapezzano più, nella speranza che la clientela non sparisca.

Molte famiglie hanno difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena.

Gli episodi che commuovono e toccano il cuore sono infiniti.

A Torino ci sono lunghe file al Banco dei pegni: una povera donna è stata costretta a fare a meno della sua fede nuziale pur di avere i soldi per il funerale del marito.

I tassisti piangono miseria:” Non c’è lavoro e a volte in una giornata facciamo una o due corse”, spiegano.

Le palestre chiuse da tempo sono incerte sul futuro: tante, forse, non riapriranno più.

Persino le parrocchie debbono fare i conti con il bilancio di ogni mese: “senza le offerte sarà difficile per noi riuscire a pagare le bollette”, dice molto amareggiato un sacerdote di Roma.

In questo quadro così desolante per la nostra economia, ci si aspettava che le forze politiche la smettessero di litigare per pensare a come frenare la disoccupazione e far rinascere il Paese.

Invece no. Gli interessi di bottega prevalgono e non c’è giorno (nemmeno nella ricorrenza del primo maggio) che i responsabili dei partiti non si lancino accuse di fuoco.

L’imperativo categorico è guardare nell’orto degli avversari per trovare un appiglio e lanciare gli attacchi più violenti. E’ un tutto contro tutti.

Renzi si scaglia contro il presidente del Consiglio che, a sua volta, preoccupato dice: “Io penso soltanto alla crisi economica e sociale dell’Italia. Al resto non dò la minima importanza perché si tratta solo di chiacchiere”.

Ma nel Partito democratico i dubbi e le perplessità aumentano. Ritengono che l’avviso (o l’ultimatum) di Renzi non sia affatto da sottovalutare perché se Italia Viva abbandonerà la maggioranza la crisi sarà inevitabile.

“A questo punto l’unica alternativa sarà il voto”, sostiene un alto esponente del Partito.

Non tutti sono così pessimisti. Andrea Orlando, numero due del partito, dice che “non c’è da preoccuparsi e se la prende con Salvini tacciandolo come un qualunquista e basta”.

Il leader della Lega non incassa e replica secco: “Non dureranno a lungo. Conte e soci se ne andranno a casa presto e finalmente daremo voce al popolo”.

Al Quirinale si assiste a questa continua bagarre e indiscrezioni degne di fede dicono che Sergio Mattarella rimane esterrefatto.

Lancia appelli agli italiani, ma soprattutto alle forze politiche affinché la smettano di dilaniarsi invece di pensare al futuro dell’Italia.

Due sono i problemi che assillano oggi il Paese: la salute e il lavoro. Mai contrapporli, perché in questo caso non avremmo scampo.

Gli uomini del Palazzo riflettano.