Coronavirus. Si riparte ma come? È il caos. Over 60: Conte zittisce Colao

di Bruno Tucci
Pubblicato il 23 Aprile 2020 8:50 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2020 8:50
Coronavirus Fase 2. Si riparte ma come? È il caos: Over 60: Conte zittisce Colao

Coronavirus. Si riparte ma come? È il caos: Over 60: Conte zittisce Colao (Nella foto Ansa, Conte con la mascherina in Parlamento)

ROMA – Coronavirus. Il caos della ripartenza. 

Si riparte ma come?

La data è quella del 4 maggio, però nessuno, o pochissimi, hanno capito che cosa succederà.

La confusione regna sovrana: le voci si accavallano, le indiscrezioni si moltiplicano.È

Sfogli i giornali e ti accorgi che uno dice una cosa ed un altro scrive il contrario.

Per carità, in assoluta buona fede.

Ma la gente non sa come raccapezzarsi, né può cercare di organizzarsi in vista della ripartenza fissata per il 4 maggio.

Una sola cosa sembra essere certa: a tornare al lavoro saranno quasi tre milioni di italiani.

Ma subito si sfoglia la margherita.

A casa rimarranno comunque gli ultrasessantenni.

Appena la notizia comincia a dilagare sui social c’è una specie di sommossa da parte di quelli che vengono considerati anziani.

E allora il Presidente del Consiglio si affretta a smentire questa voce. “No, non è così”, spiega e la polemica si placa.

“Meno male”, aggiunge qualcuno che ha superato gli “anta”, perché da quando il virus ha mandato in tilt il nostro Paese coloro che hanno raggiunto la “veneranda età” sono finiti nel mirino.

C’era addirittura chi sosteneva che queste persone ( le quali avevano il solo demerito di essere “vecchi”) non avrebbero dovuto mettere il naso fuori di casa fino a Natale e Capodanno.

E a sproloquiare in tal modo non era il signor Tizio o il signor Caio, ma addirittura la presidente dell’Unione Europea.

Una gaffe che, per fortuna, è subito rientrata.

La confusione, o meglio la guerra corporativa, continua imperterrita anche quando, invece, si dovrebbe predicare e sostenere l’unità.

I primi a dare il cattivo esempio sono i governatori delle regioni l’un contro l’altro armati.

Ognuno tira l’acqua al suo mulino per non perdere voti.

Ma in questo modo l’Italia si spacca, anzi si moltiplica ed il caos non si frena a discapito della gente.

Comunque sia si capisce poco o niente e sono gli stessi operatori commerciali ad entrare in confusione.

I bar e i ristoranti riapriranno?

Assolutamente si: a metà maggio. Ma la voce è subito ridimensionata da altre fonti che assicurano che questi esercizi non potranno riaprire prima di giugno.

Lo stesso è per i parrucchieri ed i barbieri i cui clienti continuano a telefonare per sapere notizie.

Ci si accorge ora quanta importanza abbiano certi artigiani che forse abbiamo sempre snobbato.

Sui tram e i mezzi pubblici come si viaggerà? Tutti seduti ed a distanza di un paio di metri gli uni dagli altri.

Ma ufficialmente si tace e non si conferma né si smentisce questa informazione.

Non poteva mancare in un bailamme del genere lo sport nazionale, il calcio.

Qui non sono soltanto le varie società a non esser d’accordo. C’è il sindacato dei professionisti, i presidenti e soprattutto gli interessi di bottega.

Si litiga per la ripresa del campionato di serie A e B (se mai ci sarà), ma anche per la data di quando debbono cominciare gli allenamenti e in quali condizioni di sicurezza.

In questo campo a farla da padrone è il business, il dio danaro che condiziona al massimo qualsiasi trattativa.

Dulcis in fundo la scuola. Per le classi inferiori è già tutto chiaro. Gli istituti non riapriranno e se ne riparlerà a settembre, virus permettendo.

Le incertezze che preoccupano gli studenti e le famiglie riguardano l’esame di maturità. In classe per la sola prova orale o interrogazione a casa via computer?

Il ministro, Lucia Azzolina. è ancora indecisa e presto prenderà una decisione che comunicherà immediatamente.

Potremmo continuare e fare altri esempi, ma non vogliamo mettere il dito nella piega nella speranza che presto, anzi prestissimo, la situazione diventi più chiara.