Fase Due, 4 Maggio a non capirsi: epidemia non è finita, è nel respiro altrui

di Lucio Fero
Pubblicato il 27 Aprile 2020 8:47 | Ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2020 11:00
Coronavirus Fase Due, 4 Maggio a non capirsi: epidemia non è finita, è nel respiro altrui

Fase Due, 4 Maggio a non capirsi: epidemia non è finita, è nel respiro altrui (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – Fase Due, 4 Maggio a non capirsi, a non capirsi tra noi, tra cittadini, tra italiani sotto schiaffo del coronavirus.

Si fa in massa a non capirsi, a non capire. Del 4 maggio che verrà molti si lamentano o ne lamentano la confusione.

Ecco un po’ di titoli di giornali ed umori di gente: Si riparte col freno a mano. Fase uno e mezzo. Fase Boh…

Umor di gente è la delusione condita da insofferenza: si voleva libertà piena, ritorno pieno alla libertà di muoversi e vedersi sempre e comunque.

Da questa delusione sgorga infinita rancorosa cavillosità: fidanzati si possono andare a trovare l’un con l’altro? In autocertificazione? Da un Comune all’altro due chilometri, ma si attraversa un confine regionale, non si può?

Autocertificazione, scartoffia anche per andare a trovare i parenti? Per andare al lavoro con bus e metro coi tempi lunghissimi imposti dal pochi per volta, a che ora mi devo alzare?

Delusa al limite dell’ira perfino la Chiesa italiana, volevano la riapertura delle Messe e non solo delle chiese.

Lamento più o meno generale le troppe normative, regole protocolli che danno contorno ad una libertà vigilata.

Normative, regole, protocolli in parte di fatto difficilmente applicabili se non del tutto inapplicabili (chi è in grado di controllare se vado dai parenti o dalla fidanzata o dall’amico, che vuol dire in concreto niente feste in casa, un carabiniere ad ogni porta?).

Ma inapplicabile è anche la delusione. Anche se il lamento istituzionale (si lamentano anche i Comuni e le Regioni) e di gente si applica, eccome se si applica e si ingegna fin da subito nelle mille e mille forme del non ci sto, la delusione non è applicabile alla realtà.

A meno di non distorcerla, oscurarla, contraffarla, immaginarsela la realtà. La realtà è che l’epidemia da coronovirus in Italia non è finita.

Epidemia non è finita e non sta finendo. Ieri il numero dei contagi era in salita e non in discesa.

Epidemia non è finita e il respiro altrui, dell’altro essere umano, chiunque esso sia, resta una potenziale forma di contagio.

Il respiro altrui, lì è il pericolo. Non l’aria, l’acqua o altre sciocchezze. Il respiro altrui.

Epidemia non è finita e si esce a discreto rischio e pericolo. Tanto che bisogna prevedere si possa tornare a chiudere, e in fretta, pezzi d’Italia.

Epidemia non è finita, quindi il fuori dal lockdown resta amputato.

Amputato dei luoghi dove si può andare, amputato della totale libertà di andare.

Epidemia non è finita e non è il governo che ne può decretare la fine.

Ed è qui che parte il 4 maggio a non capirsi. Si reagisce come se fosse il governo ad avere la responsabilità e il potere di decretare epidemia finita.

Si fa a non capire che epidemia finirà quando ci sarà una cura o un vaccino.

Si fa a non capire che epidemia finirà tra molti mesi, quanti non si sa.

Si fa a non capire che non deve essere un carabiniere o un vigile urbano a dare il via o no all’entrare in un negozio dove ci siano altre persone oltre a te.

Si fa a non capire che spostarsi tra Regioni a basso contagio e Regioni ad altro contagio non un divieto del governo ma un divieto a spostare e trasportate contagio.

Si fa a non capire e si culla lamento e insofferenza.

Bar, ristoranti e barbieri e cura della persone riaperti dal primo giugno? Troppo tardi! Perché così tardi?

Calcio di squadra si allena dal 18 maggio? E come facciamo col Campionato? Noi della Serie A valiamo 1,5 miliardi!

Protocollo distanze e protezioni nei mezzi di trasporto e nei cantieri?

E chi garantisce e come si fa e manca chi controlla e regole troppo rigide e troppo molli…

Bar e ristoranti modalità asporto? E perché non posso mangiare la pizza lì davanti sul marciapiede?

Funerali sì, e perché solo con 15 persone? Perché non sedici?

Mascherine chi me le dà? A cinquanta centesimi prezzo bloccato? Sì, figurati. Comunque sempre troppo…

E la scuola, la scuola?

Maggio 4, Fase a non capirsi. Non capirsi di massa, di popolo, gente e pubblica opinione.

Facciamo a non capire che si esce il 4 maggio perché, per il solo perché che non se ne può più. Ma fuori c’è l’epidemia.

Non è finita e neanche tanto sta finendo. Facciamo a non capire cosa vuol dire convivere col coronavirus.

Vuol dire appunto libertà, attività e movimenti amputati.

Ma facciamo a non capire, a nostra giustificazione l’estrema difficoltà di capire, comprendere qualcosa mai prima vissuta.

A nostro rischio l’eventualità concreta, anzi incombente, che facendo a non capire, ci si allarghi e ci si azzardi di settimana in settimana verso comportamenti e abitudini di quando epidemia non c’era.

Nel caso, ce lo ricorderemmo come il 4 maggio del grande e tragico equivoco.