Febbre nel Governo? Il caso Calabria è un sintomo, ma il covid è il vaccino che (per ora) salva Conte

di Bruno Tucci
Pubblicato il 25 Novembre 2020 9:34 | Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2020 9:34
Calabria, il prefetto Longo nuovo commissario alla Sanità

Conte: “Mi aspetto da domani un Rt all’1% e molte regioni che da rosse diventino arancione” (foto Ansa)

Qualcuno si chiede: il governo ha la febbre? la maggioranza traballa?  Chi sostiene questo esecutivo risponde: domanda senza ragione.

Qualcuno si chiede: il governo ha la febbre? Più semplicemente, la maggioranza traballa?  Chi sostiene questo esecutivo risponde naturalmente che l’interrogativo non ha ragione di esistere. “Non abbiamo dubbi”, rispondono. “Saremo in sella fino alla fine della legislatura”. Intervistato in tv, il premier Giuseppe Conte si dice tranquillo e si stizzisce soltanto quando gli si domanda di Mario Draghi. “Perché dovrei chiamarlo?”, replica. “Per fare il presidente del Consiglio?” In poche parole, chi è al vertice e chi lo appoggia non vuole nemmeno sentir parlare di una simile eventualità.

Il caso Calabria sintomo di febbre

Però, certi fatti ammettono il contrario. Fra Pd e 5Stelle non c’è tanta sintonia. I due partiti si dividono in più di un’occasione. Ad esempio, ancora sul tormentone del commissario alla Sanità in Calabria. Dopo tre brutte figure che hanno lasciato di stucco l’opinione pubblica non si riesce a trovare un accordo. Nell’ultimo incontro durato una infinità di ore le due forze politiche hanno solo cercato di portare acqua al loro mulino. Strappando una nomina che potesse far cantare loro vittoria. I pentastellati spingevano per un candidato, i Dem per un altro. Il braccio di ferro si è concluso con un nulla di fatto, cosicchè i calabresi rimangono ancora senza una figura di riferimento.

La lite non si placa nemmeno quando si deve parlare del MES, il salva- stati. Che porta con sé un contributo di 36 miliardi. Niente, non si trova uno straccio di accordo. I democratici da una parte, i grillini da un’altra. Non solo sul particolare di non poco conto se accettare o no questi soldi europei, ma anche su come spenderli una volta arrivati in Italia. In questa diatriba si inserisce pure Itala Viva.

Le barricate di Renzi

E Matteo Renzi fa le barricate perché la promessa di tavoli che avrebbero dovuto affrontare i programmi futuri è per il momento dimenticata. Allora, si fa presto a dire come Luigi Di Maio: “Si deve andare oltre le ideologie in Italia e nel mondo”. Quando poi ci si trova a discutere su questo o su quello la quadratura del cerchio diventa una chimera.

Dunque, non è solo una mera ipotesi sostenere che il governo ha la febbre. “Si naviga a vista”, affermano dal centro destra. Però, anche tra i leader dell’opposizione non spira un’aria tranquilla. Soprattutto, per il “tradimento” di Silvio Berlusconi che fa l’occhietto a Conte and company.

Il Covid salva Conte dalla febbre

D’accordo, ma è sulla possibilità di un ribaltone che si discute. Chi vuole riservare l’anonimato (pur essendo una vecchia volpe della politica) dice sottovoce: “Sapete chi è che sta salvando il premier e i suoi ministri? Il Covid.

Finchè  ci sarà l’emergenza della pandemia non si potrà parlare di crisi”. I nodi al pettine verranno dopo (speriamo presto, vorrà dire che abbiamo combattuto e vinto il virus). Perché? Il governo ristagna, è immobile. Sopravvive in una palude da cui non riesce a uscire. La speranza è che quanto prima il Paese trovi una guida stabile, tale di vedere davvero la luce in fondo al tunnel e parlare di una vera ricostruzione: sanitaria e politica.