Pensioni: Giovannini cerca nuovi prelievi e blocca perequazione Istat per sempre

di Franco Abruzzo
Pubblicato il 2 ottobre 2013 13:07 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2013 22:28
Pensioni: Giovannini cerca nuovi prelievi e blocca perequazione Istat per sempre

Enrico Giovannini: contro i pensionati che hanno versato di più

“È necessario che il prelievo di solidarietà vada a sostegno delle pensioni basse, per evitare il rigetto della Corte Costituzionale?

Risposta: No, perché non risolve il connotato tributario del prelievo. La scelta è anche in contraddizione col percorso di riforma delle pensioni e del welfare dall’inizio anni  Novanta”.

Su questo quesito, Nicola Salerno apre una analisi della situazione delle pensioni d’oro e anche quelle di argilla, in Italia, dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il contributo di solidarietà, e trattenuto dallo Stato, sulle pensioni oltre i 90 mila euro all’anno:

Nel dibattito seguito alla “bocciatura” del prelievo di solidarietà a carico delle pensioni alte da parte della Corte Costituzionale (sentenza 116/2013, ndr), si è fatta strada l’ipotesi che, se le risorse raccolte fossero vincolate a rimanere all’interno del sistema pensionistico ad integrazione delle pensioni basse, il giudizio della Corte sarebbe diverso. Con quel vincolo scomparirebbe il carattere tributario, e diverrebbe chiara la ratio per cui il prelievo è applicato solo ai redditi da pensione e non a tutti i redditi: si tratterebbe di una manovra settoriale, un aggiustamento tutto interno al sistema pensionistico, disegnato specificatamente per riequilibrare i redditi da pensione tra di loro.

“Non priva di un certo “fascino” (il problema delle pensioni basse è destinato ad acuirsi in futuro e va affrontato), questa lettura presenta debolezze sia sul piano giuridico che economico. Non è la strada da seguire per raccordare il provvedimento ai principi costituzionali”.

Scrive ancora Nicola Salerno:

“Mantenere le risorse all’interno del sistema pensioni non è sufficiente a cambiare questo connotato.

“L’integrazione delle pensioni basse, quantunque obiettivo meritorio che può trovare sostegno sia nell’esito del voto democratico sia nella volontà dei singoli cittadini, non è una controprestazione fruibile direttamente da coloro che la finanziano, i! detentori di! pensioni alte.

“Si tratta di una funzione redistributiva che, anche se ristretta alla platea dei cittadini già in quiescenza:

a. necessita dell’interposizione dello Stato (del sistema fiscale in senso lato),

b. è impersonale (le risorse non si muovono dal singolo al singolo, non c’è biunivocità),

c. si innesta nel quadro più ampio della perequazione dei redditi.

[…]

Dedicare il prelievo di solidarietà alle pensioni basse, mantenendo  tutte le risorse nel perimetro del  sistema pensionistico, non fa venir meno la sua caratteristica tributaria, che è l’aspetto che più ha pesato nel rigetto da parte della Corte Costituzionale. Non è questo l’elemento  che può fare la differenza. Per di più, reintrodurre una redistribuzione specifica interna al sistema pensionistico si pone in controtendenza con il processo di riforma dagli inizi degli anni Novanta ad oggi.Una marcia indietro quando, invece, si dovrebbe progredire nello sviluppo degli altri istituti di welfare, quelli dotati di poche risorse o addirittura mancanti in Italia, ma importanti sia  per perseguire finalità equitative durante tutte le fasi della vita sia per la crescita”.

Intanto, mentre si dibatte su come tornare a punire i pensionati colpevoli di avere goduto di retribuzioni più alte, le pensioni restano senza difesa anche nel 2014.

Il Governo Letta-Saccomanni-Giovannini minaccia di bloccare a tempo indeterminato la perequazione (ovvero l’aggiornamento Istat) degli assegni mensili (superiori ai 1.405,05 euro lordi mensili) degli ex dipendenti pubblici e privati. Questo proposito, se attuato, violerebbe la Costituzione nonché diverse sentenze e ordinanze della Corte costituzionale. E’ opportuno ricordare in proposito quanto testualmente affermato dalla Corte Costituzionale al punto 4 della sentenza n. 316/2010:

”Dev’essere segnalato che la frequente reiterazione di misure intese a paralizzare il meccanismo perequativo esporrebbe il sistema ad evidenti tensioni con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità (su cui, nella materia dei trattamenti di quiescenza, v. sentenze n. 372 del 1998 e n. 349 del 1985), perché le pensioni, sia pure di maggiore consistenza, potrebbero non essere sufficientemente difese in relazione ai mutamenti del potere d’acquisto della moneta”.

Per questo bisogna creare un grande fronte di tutti i pensionati italiani per individuare un meccanismo serio che adegui le pensioni al costo della vita, copiando anche i modelli tedesco, francese, spagnolo e inglese. I pensionati di oggi e di domani devono organizzarsi in movimento politico per punire quelle forze partitiche che pensano di risolvere i problemi della Nazione colpendo selvaggiamente i loro assegni e non i ladri (=evasori fiscali) che sottraggono ogni anno all’erario 300 miliardi.

 

 

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