La partita del Colle entra nel vivo: 3 criteri da ricordare nella scelta del prossimo Presidente della Repubblica

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 19 Dicembre 2021 - 08:54 OLTRE 6 MESI FA
Quirinale, la partita entra nel vivo: 3 criteri da ricordare nella scelta del prossimo Presidente della Repubblica

La partita del Colle entra nel vivo: 3 criteri da ricordare nella scelta del prossimo Presidente della Repubblica

La partita del Quirinale è entrata nel vivo. Ad un mese dalle votazioni per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica i partiti sono in fibrillazione.

Alcuni si muovono alla luce del sole, altri in segreto. Le trattative per il Quirinale si sono trasformate in un risiko bollente. Come nel gioco da tavolo in cui i giocatori simulano conflitti bellici internazionali. E ogni partita termina con l’obiettivo strategico predefinito, segreto e diverso per ciascun giocatore.  

Anche nella corsa al Colle si registra di tutto a partire dalla ipotesi Draghi ovviamente sgradita ai gruppi spaventati dalle urne. Due gli schieramenti in lizza: Pd e M5S da un lato; Lega, Fdi, Fi e altri gruppi moderati dall’altro. Con Renzi e Calenda, comunque in bisticcio fra loro, pronti a fare l’ago della bilancia. Un thrilling.  

In ogni caso sono tre i  criteri che sarà bene non dimenticare nella scelta per il Quirinale

1) La volontà popolare. Va rispettata. Mi spiego: ogni politico/parlamentare si è sottoposto più volte con successo al vaglio elettorale. È stato cioè  liberamente voluto dai cittadini come proprio rappresentante. Ergo, trovo logico  che si “peschi” tra i politici di lungo corso nel “sistema” per un incarico di così alta responsabilità. E non a caso è andata così ben undici volte su un totale di dodici. Dal primo gennaio 1948 ad oggi.

Regola sempre rispettata, eccezion fatta per Ciampi, formalmente indipendente. Comunque eccezione più apparente che reale. Infatti Ciampi aveva un trascorso ben preciso: era stato presidente del consiglio (1993-1994) e tre volte ministro del Tesoro nel successivo triennio nei governi Prodi e D’Alema.

2) La “seniorita’”. Cioè quel complesso di virtù conseguibili dai bravi politici solo in una lunga militanza. Ovvero la sagggezza, l’equilibrio, la conoscenza degli uomini e della macchina dello Stato, la sensibilità sociale, la capacità di comunicazione. 

“ Virtù che sono una garanzia contro il rischio dell’abuso dei grandi poteri del presidente della Repubblica “, come ha scritto Guido Possa, uno del giro, per cinque anni vice ministro della Istruzione ai tempi della Moratti.

3) Gli orientamenti . Al momento sta prevalendo una scelta in linea con le passate elezioni nonostante non manchino nomi di personalità eleggibili, anche ragguardevoli. Ma senza aver mai avuto alcun vaglio elettorale o ricoperto per anni incarichi di governo. E poi si fanno sentire le voci, sempre più insistenti, di coloro che ricordano come uno sgarbo non più accettabile (e negoziabile) il fatto che “il Quirinale sia da sempre chiuso ai lombardo-veneti”.

Una fetta d’Italia di 18 milioni di abitanti che produce un terzo del Pil nazionale.  Mattarella terrmina il prossimo 5 febbraio.  Tira un’aria di sorprese e novità.