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Gli americani e le armi: una passione centenaria

Licinio Germini
Pubblicato il 16 Dicembre 2012 12:59 | Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre 2012 14:28

Un negozio di armi

WASHINGTON, STATI UNITI – C’è un detto negli ambienti liberal degli Stati Uniti secondo cui ”la violenza è americana come la torta di mele”. Soprattutto la violenza con le armi da fuoco, per cui la popolazione nel suo complesso ha una vera e propria passione.

Alcuni fatti citati dal New York Times: alla vigilia del giorno in cui venerdi un folle killer ha ucciso 20 bambini nella scuola Sandy Hook di Newtown, Connecticut, i legistalori del Michigan hanno approvato un disegno di legge che consente di portare armi nascoste, ovvero pistole, nelle scuole. Lo stesso giorno i deputati dell’Ohio hanno approvato un disegno di legge che consente di tenere armi nel garage del parlamento. Giorni prima una corte di appello in Illinois ha invalidato il divieto di portare ovunque armi nascoste. E in Florida funzionari statali hanno annunciato che presto rilasceranno il milionesimo porto d’armi.

Il dibattito politico e legale sulle leggi riguardanti il possesso di armi da fuoco ha sempre seguito una traiettoria famigliare: meno restrizioni. Ora, dopo la strage di Newtown, che questa volta ha stroncato vite di bambini, sostenitori e oppositori di norme più severe si chiedono se essa potrà invertire la convinzione secondo cui le attuali leggi non vanno toccate: semmai irrigidite. Ma sarà difficile: non è successo dopo i 12 morti di Columbine nel 1999, non è successo dopo gli altri massacri che sono seguiti, incluso quello in cui un folle ha gravemente ferito in un comizio la deputata Gabrielle Giffords e ucciso 6 persone a Tucson, Arizona.

Scrive The Huffington Post: ”Per chi si chiede se il massacro di Newtown possa indurre gli americani adaccettare un inasprimento delle leggi sul porto d’armi, la risposta è no”. Lo stesso presidente Barack Obama, che nella sua prima campagna elettorale si era impegnato a riformare le attuali norme, non l’ha mai fatto. E quando ha compianto la strage di Newtown in televisione ed esortato gli americani alla solidarietà coi genitori delle vittime ed a stringere i propri figli al petto, si è guardato bene dall’accennare al problema delle armi. Il fatto è che dal presidente fino all’ultimo legislatore tutti sanno che cercare di riformare il loro posseso equivale al suicidio politico.

E’ il secondo emendamento della Costituzione statunitense che garantisce il diritto di possedere armi, emesso il 15 dicembre del 1791 e da tempo al centro di un acceso dibattito nazionale. Come molti altri emendamenti, anche questo affonda le sue radici nelle occupazioni da parte dell’impero britannico e spagnolo. Il possesso di un’arma da parte delle milizie cittadine, durante gli anni delle grandi colonizzazioni europee, era l’unico strumento che gli americani avevano per difendere territori, case e famiglie.

”Essendo necessaria una milizia ben regolamentata per la sicurezza di uno Stato libero, il diritto per le persone di detenere e di portare armi non potra’ essere infranto”, recita la norma costituzionale che, da sempre, e’ stata oggetto di un’accesa discussione tra chi sostiene che faccia riferimento solo ad esercito e forze dell’ordine, e chi invece ritiene coinvolga anche i privati. In gran parte del Paese chi ha piu’ di 21 anni puo’ acquistare una pistola. E’ vietato l’acquisto di armi da parte dei minori, ma non sempre il loro uso: in battute di caccia al minore e’ consentito l’ uso delle armi se accompagnato da genitore o da persona competente.

La vendita di armi negli Stati Uniti va a gonfie vele e, come scrive anche il Denver Post, i tragici avvenimenti di Newtown non incideranno molto sugli acquisti di armi e munizioni da parte degli americani. L’FBI ha registrato nel 2012 oltre 16,8 milioni di accertamenti riguardanti l’acquisto di armi, il numero più alto da quando questi dati hanno cominciato ad ad essere divulgati nel 1998. L’FBI non controlla quante armi vengono acquistate, e il loro numero potrebbe essere più alto degli accertamenti perchè con essi gli acquirenti possono comprare più di una singola arma, rileva USA Today.

Se il pasato può essere preso ad esempio, la strage di Newtown contribuirà poco a rallentare le vendite di armi. Al contrario, rileva il Christian Science Monitor, non è insolito che una strage le faccia aumentare in quanto spingono la gente ad armarsi per autodifesa. Il giornale cita l’esempio della strage di Aurora, Colorado, dove il killer uccise 12 persone e ne ferì 58 in una sala cinematografica. Ebbene, nei quattro giorni successivi la vendita di armi aumentò del 41 per cento.

Ci sono altre due considerazioni da aggiungere a quanto già detto. La prima è lo straordinario potere della lobby delle armi, capeggiata dalla National Rifle Association (NRF), su politici e chiunque cerchi un incarico elettivo. Se la NRF lo considera un avversario le sue possibilità di successo sono scarse. C’è poi la questione degli operai che lavorano nelle fabbriche di armi e che finora non sono stati toccati dalla disoccupazione. Una riforma delle norme sulle armi porterebbe necessariamente ad una diminuzione delle vendite, e di conseguenza alla disoccupazione degli operai.