Feto malato, puoi abortire. Embrione malato, te lo tieni. Balduzzi Pilato

di Lucio Fero
Pubblicato il 29 agosto 2012 15:22 | Ultimo aggiornamento: 29 agosto 2012 18:12
Renato Balduzzi legge 40 fecondazione assistita aborto

Renato Balduzzi, ministro della Salute (LaPresse)

ROMA – Il ministro Renato Balduzzi, in una molto pallida e molto postuma imitazione di Ponzio Pilato, quasi annuncia che il governo italiano farà ricorso contro Strasburgo perché “occorrono chiarimenti”. Ed è qui, in quella richiesta di chiarimenti, il “ponziopilatismo”. Infatti è tutto chiarissimo e non vi è chi non possa capirlo. Infatti la Chiesa Cattolica l’ha capito benissimo e lo spiega da sempre con estrema coerenza, ultimo Angelo Bagnasco cardinale. Dice la Chiesa cattolica che dall’atto stesso del concepimento, anche l’embrione che non è ancora un embrione e poi via via il feto, e poi il bimbo e poi l’uomo e poi il vecchio e poi il morente sono tutti così come sono per esplicita, diretta, insondabile e immodificabile volontà di Dio. Se sono sani e in salute bene, anzi meglio. Ma se sono malati o ridotti allo stato vegetativo, che nessuna mano umana li tocchi.

Quindi, con intima coerenza, la Chiesa cattolica vieta l’aborto del feto, la diagnosi sulla salute dell’embrione, la scelta individuale del malato terminale di porre fine alla sua vita. Vieta insomma all’uomo di metter mano, anche medica e soccorrevole, in quello che ritiene l’esclusivo dominio di Dio. Lo considera il maggiore e peggior peccato.

Coerente la Chiesa cattolica, schizofrenica la legislazione italiana. C’è infatti una legge, la 194 che regola l’aborto secondo la quale se il feto che porti in grembo è malato, condannato a grave menomazione e malattia per la sua vita a venire, allora tu mamma se vuoi puoi abortire. Abortire il feto si può a certe condizioni e in certi tempi, lo dice la legge italiana. Si può, ma comunque l’aborto è sempre trauma e sangue.

C’è contemporaneamente un’altra legge, la numero 40 che dice che se l’embrione è malato, condannato a sviluppare un feto a sia volta gravemente malato, allora ti che aspiri a diventar mamma per via di fecondazione assistita, che l’embrione sia malato non devi e non puoi saperlo. Se è malato, di qualunque malattia sia, te lo tieni e lo fai diventare feto. Casomai abortirai il feto, con dolore s’intende. Troppo “comodo” sarebbe per te donna sapere in anticipo che quell’embrione sviluppa la fibrosi cistica o peggio, troppo “comodo” evitare l’impianto dell’embrione malato senza trauma e sangue.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha rilevato la schizofrenia della compresenza di due leggi, l’una che vieta di prevenire un eventuale aborto, l’altra che l’aborto che era vietato prevenire poi lo consente. E’ tutto chiaro e come finge di non capire Balduzzi, non c’è niente da capire. O si fa come chiede e predica la Chiesa e cioè nessuna analisi dell’embrione e nessuno aborto mai e si ha coerenza nella legislazione. O si consente l’aborto e anche l’analisi dell’embrione prima dell’impianto e si ha comunque coerenza nella legislazione. La legislazione italiana invece è schizofrenica e incoerente e Balduzzi e il governo non hanno “chiarimenti” da chiedere, sanno benissimo perché da noi va così.

Va così perché nel lontano 1981 un referendum popolare approvò la legge che consentiva l’aborto. Circa un quarto di secolo dopo una legge parlamentare fu approvata e diceva che la fecondazione assistita doveva somigliare il più possibile a quella naturale, niente eterologa, niente analisi preventiva…Il referendum votato da un cattolicissimo paese non tenne conto, anzi andò esplicitamente contro la volontà e il messaggio della Chiesa cattolica, la legge parlamentare fu scritta tenendo molto conto delle indicazioni e delle volontà della Chiesa cattolica. Va così e le due cose insieme non possono stare se non in un paese a sovranità civile limitata.

Limitata, perché il governo dei tecnici farà ricorso altrimenti il Vaticano si offende. Anche se nel ricorso non crede e anche se la cosa non lo riguarda. Sovranità civile limitata perché deve tener conto di un “non possumus” confessionale. Con intima e rispettabile coerenza la Chiesa cattolica non “può”. Non può mutare, pena mutare se stessa, il suo assorto ed umanissimo originario stupore di fronte al “mistero della vita” e neanche il primigenio umano terrore di fronte alla inspiegabile vita. L’occhio, lo sguardo della Chiesa cattolica su riproduzione, nascita, morte, sul corpo dell’umano sono quelli dell’uomo che contempla, rispetta e atterrisce. Quindi la vita, in ogni sua forma, anche dolente, anche impietosa, è volontà divina. La Chiesa non “può” e, siccome la Chiesa non può, anche lo Stato italiano un po’ deve non potere. E quindi ne vengono fuori legislazioni pazze e tartufismi laici al turibolo ecclesiastico come quello di una legge che consente l’aborto solo a condizione che provi a impedirlo l’aborto.

La questione è dannatamente semplice: o la legge di Dio, cioè quella della Chiesa cattolica che dice di essere Dio su questa terra, diventa razionalmente e integralmente la legge dello Stato, oppure la legge dello Stato è altra e diversa da quella della Chiesa cattolica. La confusione, l’imbrogliar le carte non è in Vaticano, magari ci si potrebbe chiedere perché le tre grandi religioni monoteistiche (cristiana, ebraica e musulmana) siano tutte e tre sessuofobiche e misogine, ma questo è altro e diverso discorso. La confusione, l’imbrogliar le carte è nel nostro Parlamento. E anche nella nostra opinione pubblica, nella nostra “gente”. La volontà popolare quale che sia è sempre sovrana. Ma non quando fa scena muta. Nel 2005 un referendum per risolvere la questione se sia un diritto o no avere un figlio/a sapendo se l’embrione impiantato è sano o meno fu ritenuto da decine di milioni di italiani una questione da “chi se ne frega”. A milioni e milioni non andarono a votare. E, se oggi si ritrovano con una legislazione folle e con un governo ammalato di “ponziopilatismo”, beh, se la sono voluta.