Letta, Renzi e rimpasti: governo camicia di forza per gente fuori di testa

di Lucio Fero
Pubblicato il 13 gennaio 2014 16:54 | Ultimo aggiornamento: 13 gennaio 2014 17:09
Letta, Renzi e rimpasti: governo camicia di forza per gente fuori di testa

Letta, Renzi e rimpasti: governo camicia di forza per gente fuori di testa

ROMA – Se solo per un minuto, un solo minuto…Se soltanto per un giro completo della lancetta dei secondi sul quadrante dell’orologio l’intero sistema dell’informazione-comunicazione-politica-narrazione-vita pubblica sottoponesse la sua intera produzione al vaglio, deterrente, verifica, reagente del chi se frega…Allora l’intero sistema si accorgerebbe che tre quarti abbondanti della sua produzione è fatto e composto di oggetti e materie che interessano e riguardano solo e soltanto l’intero sistema. Tutto il resto del paese, il 90 e passa per cento della popolazione, non ha alcun interesse, coinvolgimento, rapporto con quel che intriga e appassiona l’informazione-comunicazione-politica-narrazione-vita pubblica. Non ha interesse, coinvolgimento e rapporto e ha ragione a non averne.

Chi se ne frega nella vita reale e pochissimo o nulla a che fare con la vita reale ha il rimpasto di governo che tanto appassiona e coinvolge stampa e televisione. E’ gas, purissimo gas, etereo gas eppure inebria giornali e telegiornali che lo aspirano con voluttà. Chi se ne frega nella vita reale e chissà mai se davvero esiste nella vita reale, nel mondo della realtà la quotidiana gara tra Enrico Letta e Matteo Renzi. Il sistema ce la racconta come ovvia, eterna, naturale, dovuta. Eppure, poiché la narrazione segue gli stilemi della contesa tra Paperino e Gastone o tra Pippo e Pluto, un dubbio, dieci dubbi, cento dubbi sulla sua rispondenza al reale dovrebbero venire. E comunque, quand’anche fosse, chi se ne frega davvero oltre chi campa di queste fiction?

Chi se ne frega, che rapporto hanno con la vita reale, con il mondo della realtà il braccio di ferro tra Denis Verdini e Giovanni Toti per impalmare Forza Italia resuscitata e per ottenere che papà e sire Berlusconi conceda la mano? O le interpretazioni autentiche del rapporto tra il professor Becchi e il Movimento, l’analisi e l’esegesi del bilanciamento e scambio tra il blog di Grillo e M5S tutto? E della contesa finissima tra il sistema di voto spagnolo caro a Berlusconi e quello modello elezioni dei sindaci caro ad Alfano e dei cinquanta del Pd che per dispetto a Renzi concordano di stare sul doppio turno ma anche con Alfano? E della suscettibile e ombrosa onorabilità politica di Stefano Fassina che si dimette per l’intollerabile circostanza che Renzi ha vinto e lui ha perso? E del turpiloquio di Nunzia e del lamento di Cialente chi se ne frega?

La De Girolamo faceva quel che fanno tutti i politici e quel che la gente chiede loro di fare: distribuire potere e soldi pubblici. Attività sguaiata e scellerata. Attività richiesta e premiata. Il sindaco de L’Aquila se ne va sdegnato per essere stato “lasciato solo dal governo”. Ormai tutti sono “lasciati soli dal governo”. Sotto Cialente a L’Aquila rubavano i soldi pubblici per la ricostruzione del dopo terremoto. Lui non c’entra, bene, benissimo. Ma se non lui che era il sindaco, almeno lui che era il sindaco poteva e doveva controllare ciò che faceva il vice sindaco o no? Niente, nessuna parola di realtà, la buttano in caciara entrambi: Nunzia denuncia “la barbarie”, Cialente piange la “solitudine”.

In caciara la butta Roberto Cota, e con lui Matteo Salvini: “Golpe!”. A sentir la caciara di golpe e colpo di Stato in Italia ce n’è uno a settimana. In Piemonte quattro anni fa si sono svolte elezioni irregolari in partenza perché c’era una lista che non doveva esserci. C’era perché aveva imbrogliato sulle regole. elezioni quelle vinte da Cota da annullare, ma da annullare due, tre mesi dopo. Non quattro anni dopo. E Cota che fa la vittima…Chi organizzò l’imbroglio e raccolse voti per lui è stato condannato da tempo per quei reati. Cota se avesse avuto faccia, testa e cuore di uomo pubblico si sarebbe dimesso allora. Ma che importa, importa la caciara, il buttarla in rissa e strepiti. Salvini fa il gradasso: “Il prossimo che tocca un leghista deve avere pura”. Di chi, di Salvini?

In somma caciare di prepara, annuncia di buttarla il gran cattedratico di tutte le caciare: Berlusconi Silvio. Per sentenza e per legge non può candidarsi per due anni a nulla che non sia la panchina del Milan. Lui invece si candiderà a capolista in tutte le circoscrizioni alle elezioni europee di maggio. Aspetta che la sua candidatura sia respinta circoscrizione per circoscrizione. Quindi farà appello al Tar. Sperando che questo si dichiari incompetente e quindi consenta a Berlusconi di buttarla in caciara europea. Se invece il Tar respinge anche lui la sua candidatura, Berlusconi ricorre al Consiglio di Stato e alla Corte europea. Nel frattempo fa la vittima.

Ciaciara, teatrino, avanspettacolo, sceneggiata: a qualcuno piacciono e interessano ancora, a quelli che ci campano direttamente e a quelli dell’indotto, chiamiamolo così. Non dieci, non cento, non mille e neanche solo diecimila o centomila persone. Facciamo un milione. Gli atri 59 milioni francamente se ne fregano. Se ne fregano di questo lungo e sommario elenco di nulla vestito, a festa o a lutto non cambia il travestimento, di tutto. Il rimpasto, Letta e Renzi, Alfano e Nunzia, Toti e Berlusconi, Grillo e il blog…Un’informazione-comunicazione-politica-narrazione-vita pubblica sostanzialmente pettegola, voluttuosamente da cortile, stilisticamente indulgente al “comarismo”, un sistema che si crede, fermamente si crede arguto e astuto evita di comunicare e comunicarci la semplicità con cui stanno le cose.

Nel 2008 Silvio Berlusconi e la destra vincono le elezioni politiche, pochi anni dopo perdono le amministrative e decidono di “ricomprarsi” i voti perduti per via di debito e deficit pubblico, insomma on gli euro anche degli altri, degli altri europei. L’Europa li richiama, ma loro se ne fregano. Anzi nella primavera-estate 2011 Berlusconi prende degli impegni che allentano la morsa sull’Italia. Li prende gli impegni e poi torna a Roma e fa tutto il contrario. A quel punto non è l’Europa ma il mondo, sono i so,ldi del mondo che votano con i piedi, se ne vanno dall’Italia. E Berlusconi deve mollare il governo altrimenti sull’Italia e in Italia nessuno ci mette più un euro, una lira, un dollaro, uno yen. Da allora, prima nella versione Monti, il cui nome politico sarà Delusione, poi nella versione Letta il cui nome politico ancora non è scritto, sarà in Italia “governo di nessuno”. Cioè ormai il quarto anno inaugurato di un governo che c’è ma ha contro praticamente tutti i partiti e tutta la pubblica opinione e tutti gli interessi organizzati e consolidati . Tutti contro ma governo che non può cadere: questo è da quattro anno “il governo di nessuno”.

Governo che è ormai una camicia di forza, un trattamento sanitario obbligatorio imposto alla politica, alla società, alla gente. Governo che fa 40 leggi sulla tassa sulla casa, governo che impiega sei/sette mesi dei suoi nove di vita per far finta di cancellare l’Imu prima casa. Governo incapace di abbassare Irpef sul lavoro e che infatti rinuncia. Governo che come si muove si sfilaccia. Governo che mette “pezze” spesso peggiori del buco. Governo “cacciavite” come dice la sua guida, omettendo di aggiungere che è cacciavite spanato. Governo da tenerci almeno fino al 2015, governo camicia di forza, governo che contiene a forza. Contiene a forza che?

Camicia di forza violenta e insopportabile. Camicia di forza che si applica a chi? Alla gente fuori di testa. Fuori di testa è infatti e purtroppo l’intero paese. Convinto, sicuro e certo che sarebbe giusto e bello continuare  tenersi, anzi riprendersi la spesa pubblica al 50 e passa per cento del Pil, l’evasione fiscale a 130 miliardi l’anno, le migliaia e decine di migliaia di aziendine familiari tutte finanziate dalle banche e le banche tutte assistite dalla politica, i servizi sociali pessimi ma le mance sociali più diffuse del mondo, la più indolente e incapace Pubblica Amministrazione della storia e la più prepotente classe politica locale e la più insolente e oscillante pubblica opinione e la più orecchiante informazione e la più approssimativa e furbastra comunicazione. Un paese convinto, sicuro e certo di non aver nessuna responsabilità nel declino economico e sociale degli ultimi venti anni e nulla da cambiare nelle sue abitudini acquisite. Convinto, sicuro e certo che, tolte le colpe dei politici e/o quelle dell’euro e/o quelle di Berlusconi e/o quelle dei comunisti e/o di chi vi pare tranne che le mie…Un paese di gente fuori di testa. Cui viene applicata un governo camicia di forza e vengono narrate le mille storie del chi se ne frega.