Oggi 60% a Parma, domani 10% in Italia: colata lavica del vulcano Grillo

di Lucio Fero
Pubblicato il 21 Maggio 2012 15:58 | Ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2012 15:58

ROMA – Raramente sorpresa elettorale era stata tanto clamorosa quanto, almeno da una settimana, poco sorprendente: il Movimento 5 Stelle elegge a Parma il suo sindaco sconfiggendo tutto: il candidato della sinistra, la sinistra, quel che restava della Lega e del Pdl, la politica tutta. Anzi non è che li sconfigga, li travolge, li tritura, li ingloba. Il 60 per cento dei consensi, il ritmo a cui viaggia Federico Pizzarotti, più che la lievitazione di un blog di successo, quello originario di Beppe Grillo, è un gigantesco e inarrestabile blob che ingrossa, inesorabile come lava e imponente come un fiume. Difficile definire a parole, anche ricorrendo a metafore e parabole varie una “cosa” che l’altro ieri era il cinque per cento dell’elettorato, che poi diventa il dieci e quindi il venti e quindi ancora il sessanta. Così a Parma, e cosa sarà 5 Stelle in tutta Italia?

Quel sessanta per cento a Parma significa dieci per cento abbondante e consolidato a livello nazionale. Un dieci per cento non equamente distribuito: al Sud Beppe Grillo e il suo Movimento valgono elettoralmente poco, il che vuol dire che il dieci e passa per cento di media nazionale nell’Italia del centro-nord è quindici per cento. Basta e avanza per cambiare i connotati alla politica italiana. Una “cosa” intorno a dieci per cento si mangia la possibilità di ogni centro destra di far maggioranza, perché 5 Stelle pesca anche lì, anche a destra. Una “cosa” del dieci per cento a livello nazionale smonta ogni alleanza a sinistra che sogni di essere maggioranza, perché “scolla” tra loro i vari pezzi della sinistra, rende marginale l’Idv, entra in concorrenza con Sel, si mangia elettorato del Pd. Insomma quella “cosa” la eventuale maggioranza di sinistra, se mai ci fosse, la rende instabile come un poppante che prova a camminare.

Quel sessanta per cento a Parma oggi e quel dieci e passa per cento domani quando si voterà per le politiche. E solo metà degli italiani che va a votare nei ballottaggi. Il tempo per rimettere in piedi e in sesto quello che c’era è scaduto, ci sarebbe ancora uno scampolo di tempo per cambiare i connotati della politica e della società in concorrenza con Beppe Grillo. Ci sarebbe, ma non è detto che verrà colto da un ceto dirigente che già paga la giusta punizione di avere Beppe Grillo come legittimo e credibile concoorrente.