Prete funerali sfregia Roma…Un coro di “a mia insaputa”!

di Lucio Fero
Pubblicato il 21 Agosto 2015 - 12:53 OLTRE 6 MESI FA
Prete funerali sfregia Roma...Un coro di "a mia insaputa"!

Prete funerali sfregia Roma…Un coro di “a mia insaputa”! (foto Ansa)

ROMA – Delle responsabilità dei politici ha scritto per Blitz Mario Tafuri. Non ci sono solo i politici comunque sul pianeta Terra,  spicchio Italia, habitat Roma. Fanno parte a tutto titolo della “sociosfera” altri umani riconoscibili in gruppi. A molti di loro sono affidate funzioni e compiti, ciascun gruppo e ciascun singolo dentro il gruppo dovrebbe avere equilibrata bilancia di diritti e doveri. Insomma dovrebbero sapere cosa fanno o non fanno, averne coscienza, consapevolezza e responsabilità. Al contrario il funerale sfregia Roma mostra con tutta, troppa, evidenza che nell’habitat di insediamento umano chiamato Roma regna la legge del “non mi compete”.  Governa lo scaricabarile e impera, trionfa il totale letargo degli addetti ad amministrare alcunché.

Per primo quel Don Giancarlo Manieri che il funerale di Vittorio Casamonica lo ha celebrato. E che doveva fare? Certo che lo ha celebrato. Era suo dovere. Secondo fede e dottrina cattolica il funerale viene celebrato non in base alla fedina penale o alla opportunità civile ma secondo pentimento e conversione del defunto. A dire il vero spesso si celebra il funerale cattolico per una sorta di inerzia del costume, insomma per abitudine e tradizione, senza troppa fede e consapevolezza, ma questo è tutt’altro discorso. Don Manieri doveva celebrare quel funerale e chi lo accusa di averlo fatto è letteralmente fuori di testa.

Ma Don Manieri non la racconta tutta e non la racconta giusta, dice di aver chiesto, addirittura raccomandato, prima della cerimonia una funzione “sobria”. Perché questa preoccupazione, questa raccomandazione? Perché Don Manieri sapeva non solo chi era il defunto ma anche chi sono quelli che avrebbero animato e sceneggiato il funerale. Dice ancora Don Manieri: “Quello che succede fuori della chiesa…”. Già, il funerale sfregio è andato in scena fuori dalla chiesa di Don Manieri. Che però non ha sentito la banda suonare inni e marcette? Non ha visto elicotteri che spargevano rose? Non si è accorto che gli attaccavano sui muri della sua chiesa i manifesti con il defunto vestito da papa? La verità è che Don Manieri nella sua chiesa ci si è chiuso, tappandosi occhi, orecchie e bocca. Nulla di ignoto e inconsueto, un Don Abbondio dei giorni nostri, una lunga scia di una lunga tradizione.

E quel Commissariato? Già, è agosto, ranghi ridotti. E soprattutto la grande, suprema regola del non cercar grane. Quando muore un pregiudicato di rango nei Commissariati si sa, si dovrebbe sapere. Ma in quel Commissariato non c’erano o se c’erano dormivano. E vuoi scommettere che non è arrivato il fonogramma giusto? E quella Questura e quella Prefettura? A chi, a quale funzionario “competeva” impedire non il funerale ma la rappresentazione mafiosa in piazza? Dicono tutti di non averne saputo nulla, così si giustificano e la giustificazione, se vera, è una sorta di auto denuncia di inadeguatezza.

E infine, ultima e più piccola ruota del carro delle istituzioni, quei Vigili Urbani arrivati in loco e che si sono messi a smaltire il traffico dando senza volere una sorta di timbro, improprio e involontario timbro autorizzativo al corteo in memoria e gloria del boss. E che dovevano fare? Si poteva pretendere dai Vigili Urbani di arrivare, capire, decidere, rischiare? Fanno fatica a rischiare uno scontro con gli ambulanti, figurarsi rischiare di bloccare “quel” corteo. Tengono famiglia e poi chi si prendeva la responsabilità di ordinare lo stop?

Ultimi davvero ma non ultimi i cittadini, la gente. Qualcuno avrà stampato quei manifesti con sopra scritto “Ti sei preso Roma, conquisterai il paradiso”. Quel qualcuno ha preso il lavoro, si è fatto pagare e del resto non sa e non vuol sapere. Qualcuno ha noleggiato elicottero, petali di rose e Rolls Royce. Quei qualcuno non si sono fatti domande, è lavoro e pecunia non olet. Qualcuno formava la banda, qualcuno ha allestito la colonna sonora e l’impianto audio in piazza. Tanti qualcuno, tutti che semplicemente “stavano a lavorà”. E come vuoi che ne sapessero qualcosa? Bene, ma andrebbe loro domandato: perché se aveste saputo che era la sceneggiata sfregio cosa avreste fatto? La risposta, se sincera, invariabilmente sarebbe “stamo a lavorà”.

E qualcuno, più d’uno era in piazza, davanti a quella chiesa. C’erano i “bravi” del clan, i parenti, gli amici, i fan e colleghi dei Casamonica. Ma riferiscono le cronache c’era anche gente curiosa. Che ha guardato, ha sorriso, non si è sottratta, ha accettato di fare parte, sia pure da comparsa, della rappresentazione.

Gente semplice, gente comune, gente che lavora, professionisti, artigiani, impresette, forze dell’ordine, istituzioni, divise varie e tonache: è vasto e vario il coro del tutto è successo “A mia insaputa!”