Trattativa Bersani-Berlusconi, cioè dagli Scilipoti ai Terzi

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 27 Marzo 2013 13:36 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2013 16:46
Silvio Berlusconi ospite a "Porta a Porta"

Silvio Berlusconi ospite a “Porta a Porta” (LaPresse)

ROMA – Il primo giorno dopo il risultato elettorale Bersani indicò la rotta e l’approdo: accordo con Grillo o almeno conquista di una benevola neutralità da parte di M5S nei confronti di un suo nascituro governo, governo “di cambiamento e combattimento” fu il primo conio di aggettivi. L’ultimo giorno della sua lunga esplorazione da presidente del consiglio pre incaricato Bersani mette quel po’ di vela che gli rimane al venticello, allo spiffero di un accordo con Berlusconi o almeno alla conquista di una benevola neutralità da parte di Pdl e Lega nei confronti del suo quasi abortito governo. C’è qualcosa di scomposto in questo passaggio, tanto scomposto che induce a dubitare di ciò che si legge, o almeno a sgranare gli occhi.

Si legge su ogni quotidiano di una trattativa Bersani-Berlusconi e, chi più chi meno, ogni giornale segnala uno “spiraglio”. Spiraglio, qualcuno lo vede esilissimo, qualcuno lo vede consistente, qualcuno tifa perché esista e lotti insieme a lui. Chi più chi meno racconta la trattativa, di più la raccontano (montano?) i giornali “amici” di Bersani: un po’ come quando dalle gradinate di uno stadio si invoca un gol anche se in campo di azioni d gol per ora non ce ne sono state.

La trattativa Bersani-Berlusconi. In brevissima ed esaustiva sintesi eccola qua: il Pdl e la Lega, tutti insieme o a calibrati gruppetti, fanno uscire i loro senatori dall’aula del Senato quando lì arriva Bersani con il suo governo a chiedere la fiducia. Così si abbassa il quorum per averla quella maledetta/benedetta fiducia e Bersani con i voti dei senatori Pd e alleati, più quelli di Monti e alleati ce la fa. Se non basta ancora, Berlusconi e Maroni travestono da corpi speciali e “franchi” alcuni dei senatori eletti con loro e questi passano direttamente a votare Sì a Bersani senza che Pdl e Lega si sporchino le mani.

In cambio Berlusconi incassa un diritto di proposta e veto sul nuovo Presidente della Repubblica, qualche ministro, magari alla Giustizia, non proprio ostile. E l’archiviazione, se non la radiazione, dal programma del nascente governo Bersani di proposte balzane quali l’ineleggibilità di Berlusconi stesso e di proposte pericolose davvero quali le leggi sul conflitto di interesse. Ovviamente la trattativa, se si conclude, si basa sulla fiducia. Non proprio e non solo quella che il governo Bersani incassa al Senato, no proprio sulla fiducia: i due devono “fare a fidarsi” per tutto quello che verrà un minuto dopo la seduta al Senato. Reciprocamente “fare a fidarsi”.

Progenie di tale trattativa e patto, il governo Bersani nasce. Ma, anche se fosse, che nasce a fare? Non può fare nulla che Berlusconi non voglia: quei senatori Pdl e Lega possono rientrare in aula al Senato e votare contro, far cadere il governo ogni giorno che vogliono. Bersani premier che non muove foglia che Berlusconi non voglia mentre dall’opposizione Grillo lo sfoglia come un carciofo arrostito. Proprio un ottimo risultato, un gran bel governare. Ma, dicono al Pd, nell’interesse e per responsabilità verso il Paese. Un governo che non governa se Berlusconi non dispone e che fa solo da bersaglio immobile a Grillo non è però nell’interesse del Paese, “Punto!!” come appunto ama intercalare Bersani.

E poi di chi, con chi “fai a fidarti”: appena ieri il Pdl, Fratelli d’Italia e la Lega notoriamente patriottica hanno lavorato di sponda con Giulio Terzi di Sant’Agata dimissionario ministro di un governo dimissionario. Terzi non ha comunicato l’intenzione di dimettersi, non a Monti, non a Napolitano, ma La Russa qualcosa sapeva. E Terzi è subito diventato l’eroe del Pdl, l’uomo che realizza l’auspicio freschissimo di Berlusconi: “Monti si deve dimettere da senatore a vita per la vicenda marò”. I marò…la destra, Berlusconi, quelli con cui devi “fare a fidarti” hanno deciso che era il caso di giocarseli i marò per bloccare Monti eventualmente ministro degli Esteri. Terzi nascondendo a tutti le sue dimissioni, lavorando alla scena madre in Parlamento e impugnando la bandiera di “quello che non ce li voleva rimandare in India” ha fatto il lavoro degli “incursori” della destra poltica e di general Silvio.

Il sotterfugio astuto, questo soprattutto è piaciuto di Terzi alla destra. Che di questo metodo si compiace e si avvale da tempo. A “fare a fidarsi” durante e dopo la trattativa Bersani-Berlusconi si passa senza soluzione di continuità dagli Scilipoti ai Terzi. E in cambio di un governo cui Berlusconi può ordinare il dietro-front quando gli pare. No, lo “spiraglio”, se c’è, è una crepa nel legno di una bara. Se c’è qualcuno che confonde legno e legno, quello di una bara e quello del tetto di una casa…gli dei accecano coloro ce vogliono perdere.