Attacco a Iran da Israele e Gran Bretagna? Dubbi elettorali di Obama

di Pino Nicotri
Pubblicato il 7 Novembre 2011 - 13:06 OLTRE 6 MESI FA

 

E’ difficile da credere, ma ormai viene dato per certo che con la classica scusa della “produzione di bombe atomiche”, sperimentata con successo dagli USA per invadere l’Iraq, Israele attaccherà quanto prima l’Iran, con l’appoggio degli inglesi, per mettere anche la Casa Bianca di fronte al fatto compiuto. Il presidente Obama infatti, per timore di perdere voti, è contrario a una tale azione militare prima della sua rielezione, ma alcuni collaboratori lo esortano invece ad autorizzarla e appoggiarla perché ricompatterebbero l’elettorato riportandolo di sicuro alla Casa Bianca scongiurando la temuta candidatura di Hilary Clinton, sempre più popolare nell’elettorato non solo del Partito Democratico. E’ dal 2006 che l’attacco militare all’Iran da parte degli Usa e di Israele viene dato per imminente e certo, senza però che venisse poi davvero sferrato. Ecco per esempio cosa dichiarava nel 2006, poco dopo la terza invasione israeliana del Libano, Seymour Hersh, il famoso giornalista americano che ebbe il coraggio di denunciare il massacro di tutti gli abitanti di My Lai compiuta dai marine in Vietnam e che per primo ha denunciato le torture americane nel carcere iracheno di Abu Ghraib:

 

“L’amministrazione Bush era molto direttamente impegnata nel pianificare la guerra libanese-israeliana. Il presidente Bush ed il vice presidente Cheney erano convinti che il successo della campagna militare israeliana in Libano avrebbe non soltanto raggiunto gli obiettivi desiderati da Tel Aviv, ma sarebbe anche servito come preludio ad un possibile attacco contro le strutture nucleari iraniane”.

 

La scusa è anche oggi quella del “pericolo atomico” iraniano. Nella vulgata corrente infatti l’Iran sarebbe così idiota e suicida da produrre atomiche per affrettarsi a lanciarle su Israele, nonostante Israele di atomiche ne possieda circa 400 e possa quindi cancellare l’Iran, e non solo l’Iran, dalla faccia della terra. Senza contare che la signora Clinton ha dichiarato senza arrossire che “prima che finisca di schierare per il lancio il suo primo missile nucleare l’Iran sarebbe riportato all’epoca delle caverne”, con un olocausto fulmineo di oltre 80 milioni di esseri umani, più o meno quanti ne ha l’Italia intera.

 

Tutti però si guardando bene dal ricordare che ai tempi dello scià di Persia Reza Pahlavi gli Usa avevano deciso di vendergli il formidabile laboratorio di fisica nucleare del Massachussets Institute of Technology (MIT), nonostante lo scià avesse dichiarato esplicitamente che intendeva utilizzarlo “per produrre quanto prima bombe atomiche”. La vendita non andò in porto solo per le proteste degli studenti e dei professori del MIT, con in testa Noam Chmsky, certo non sospettabile di essere antisemita.

 

La storia del nucleare iraniano risale allo scià Reza Pahlavi, che oltre ad essere amico dei vari esponenti Usa che lo avevano rinforzato sul trono con il colpo di Stato del 1953 contro il governo Mossadeq, in codice “Operazione Ajax”, aveva l’appoggio del Segretario di Stato Henry Kissinger, che, in chiave anti URSS, gli propose l’acquisto di 23 nuovi reattori e l’aiuto di tecnici dell’MIT. Nel ‘76 il presidente Ford autorizzò lo scià a comprare e usare le tecniche innovative per l’estrazione e lavorazione del plutonio, necessario per costruire ordigni nucleari. Si arriva così all’accordo USA-IRAN del ’78 sull collaborazione anche nella ricerca di giacimenti di uranio e le americane General Electric e Westinghouse si mettono in lizza per costruire in Iran i reattori nucleari, danneggiati dalla guerra con l’Iraq del 1980-1988. L’Iran stipula accordi anche con la Francia e la Germania.

 

A fine guerra con l’Iraq il governo iraniano offrì a Washington e all’Europa di costruire nuovi reattori, ma il dilagare del khomeinismo provocò il rifiuto Usa, motivo per cui Teheran si rivolse quindi ai russi, che accettarono di costruire una prima centrale.

 

Troppo tardi, per l’esattezza solo nel 2000, l’allora presidenteUsa Bill Clinton ammetterà la responsabilità degli Stati Uniti nel golpe del 1953 e ammetterà che si tratto di un tragico errore, causa di molti dei problemi odierni. Il colpo di Stato che rovesciò Mossadeq mostrò infatti all’intero Medioriente che gli USA non avevano nessuna intenzione di “esportare la democrazia”, come si usa dire invece oggi, ma solo di tutelare i propri interessi. Inoltre il golpe del ’53 è stato il primo in cui per rovesciare un governo venne usata la CIA, esperienza che convinse gli USA americani di poter disporre di uno nuovo strumento per modellare la politica mondiale. Il golpe iraniano accelerò la penetrazione americana nel Golfo e in Medio Oriente a danno dell’influenza inglese. L’asserito appoggio inglese a quello che pare sia l’imminente attacco all’Iran, che seguirebbe l’appoggio inglese alla rivolta anti Gheddafi in Libia, potrebbe essere quindi per Londra un modo per restituire pan per focaccia e riguadagnare in questa parte del pianeta l’influenza soffiatale da Washington.

 

Come si possa credere alle “verità” ufficiali Usa è difficile da capire, alla luce delle serie di falsi storici inventati a tavolino per fare accettare all’opinione pubblica una serie di guerre: “l’incidente di Cuba” per fare la guerra alla Spagna e portarle così via una fatte delle colonie; “l’incidente del Tonchino” per scatenare la guerra contro il Vietnam del Nord; le “atomiche irachene” per invadere l’Iraq. E’ di pochi giorni fa la strana bufala, subito fatta abortire ma mai smentita dai mass media che l’avevano prontamente avvalorata a livello planetario, delle “atomiche di Gheddafi”. E pochi giorni prima c’è stata la minacciosa protesta Usa per “i piani di uccisione dell’ambasciatore saudita a Washington”,che è piuttosto difficile prendere per oro colato.

 

Una cosa però è chiara, anche se nessuno ha il coraggio di dirla: un attacco militare all’Iran comporterebbe automaticamente, a causa delle complicazioni in campo petrolifero nell’intero Golfo, una serie di scenari collaterali:

 

– l’aggravarsi della crisi finanziaria europea, che diventerebbe anche energetica, economica e industriale;

 

– la conseguente fine dell’euro;

 

– l’altrettanto conseguente fine dell’Unione Europea;

 

– l’ascesa di Israele alla guida dello “scontro di civiltà”, che a quel punto riceverebbe un forte impulso;

 

– la conseguente fine dell’influenza dell’Italia anche in Medio Oriente;

 

– il ritorno dell’Inghilterra – se è vero che attaccherebbe l’Iran assieme a Israele – alla sua secolare politica, sempre volta a evitare che in Europa la potenza di un qualche Stato possa farle ombra.

 

La saggezza popolare avverte che “Non tutte le ciambelle riescono col buco”. Più precisamente, Annibale, che se ne intendeva, ebbe ad avvertire Scipione che “le guerre si sa come iniziano, ma non come finiscono”.

 

Forse “la Storia è maestra di vita”, come si usa dire, ma l’umanità è una pessima scolara. C’è solo da sperare che anche questa volta si tratti solo di un falso allarme. O meglio: di guerra solo psicologica.