Emanuela Orlandi rapita da Banda della Magliana? “Depistaggio”

di Pino Nicotri
Pubblicato il 26 novembre 2014 9:31 | Ultimo aggiornamento: 27 novembre 2014 12:25
Emanuela Orlandi rapita da Banda della Magliana? Depistaggio

Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ha cercato di coinvolgere il Papa Francesco ma l’accorto gesuita lo ha tenuto a distanza

ROMA – Mistero Emanuela Orlandi. Che il tormentone durato anni su “Renatino” (Enrico De Pedis, Banda della Magliana) fosse solo un depistaggio mediatico lo ha ammesso chiaro e tondo anche il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi  pochi giorni fa, nel corso dell’esordio a Viterbo del Salotto delle sei – Giallo Cronaca.

Per sentire e veder definire patacca il depistaggio basta guardare un’ora e sei minuti di un video. Notizia clamorosa questo ripensamento, esposta con foga e spiegata con convinzione perfino dal giornalista Fabrizio Peronaci del Corriere della Sera, ospite anche lui a Viterbo nonché coautore con Pietro del libro “Mia sorella Emanuela”. Notizia clamorosa, ma taciuta da tutti.

A partire un’ora, 7 minuti e 31 secondi dall’inizio del video, Peronaci si è espresso così:

“…nel 2007, 2008, 2009 s’è verificato un tentativo di depistaggio clamoroso con l’uso complice della televisione di Stato attraverso l’enfatizzazione del ruolo della banda della Magliana”.

 

Peronaci specifica che il 2008 con le “rivelazioni” della “supertestimone” Sabrina Minardi è stato:

“il momento supremo della manipolazione e del tentativo di chiusura di questo caso”.

Chiusura tentata

“accollando il sequestro di Emanuela a due illustri defunti, De Pedis e Marcinkus”.

Ricordiamo che monsignor Marcinkus era il numero uno della molto chiacchierata banca vaticana IOR e che la vulgata nata con le “rivelazioni” della Minardi lo vuole implicato a non si sa bene quale titolo nella scomparsa della Orlandi, che a dire della Minardi sarebbe stata uccisa da De Pedis e impastata nel cemento di una betoniera a Torvaianaica. Impastare un corpo, anzi due visto che la Minardi vi aggiunge prima quello del bambino Domenico Nicitra, scomparso però dieci anni dopo Emanuela, e poi quello di Mirella Gregori, scomparsa tre settimane prima della Orlandi, è semplicemente impossibile, ma tant’è.

Nella foga, parlando di Marcinkus il giornalista Peronaci aggiunge una cosa strabiliante, che però purtroppo non figura da nessuna parte, in nessun atto giudiziario. Chissà chi, quando dove e perché se l’è inventata. Come che sia, a dire di Peonaci il monsignore capo dello IOR:

“addirittura sarebbe stato quello che ha indicato il punto dove buttare Emanuela nella betoniera”.

In  compenso, Peronaci si dimentica di dire che al depistaggio clamoroso da lui stesso troppo tardivamente ammesso hanno dato man forte vari giornali, compreso il suo, e non poche tv private.

Lo abbiamo sempre detto che nel mistero Emanuela Orlandi tirare in ballo Enrico De Pedis, detto Renatino, il presunto “capo della banda della Magliana”, come responsabile o comunque in qualche modo complice del “rapimento” della ragazza, era solo un depistaggio . Per giunta ridicolo. Nella migliore delle ipotesi, un provvidenziale “aiutino” alla trasmissione “Chi l’ha visto?”.

È stato infatti questo programma di Raitre a mandare in onda nel settembre 2005 la famosa telefonata anonima che ha lanciato in pista alla grande Renatino: l’anonimo telefonista “rivelava” che per risolvere il mistero della scomparsa di Emanuela bastava andare a vedere chi fosse sepolto nella bara del defunto, sita nei sotterranei della basilica romana di S. Apollinare.

Che la telefonata fosse una goliardata o l’iniziativa di un mitomane era chiaro, anzi chiarissimo: soprattutto se fosse stata mandata in onda per intero anziché limitarsi alla sola prima metà, come prudentemente fecero a Raitre. Quella telefonata, debitamente abbellita, era una vera e propria manna: permetteva infatti di inserirsi al volo nella scia dell’enorme successo di “Romanzo criminale”, scritto dal magistrato Giancarlo De Cataldo, e della grande attesa del film omonimo.
E infatti la grancassa è stata suonata per anni. Con esiti fallimentari, oltre che costosi per l’erario, cioè per le nostre tasse, dati i milioni spesi inutilmente per studiare i DNA delle migliaia di ossa sepolte nell’ex cimitero pre napoleonico di S. Apollinare.

Altra cosa interessante nel lungo e noioso video sulla presentazione viterbese è il fatto che Pietro Orlandi ha copiato da Blitz, nonostante abbia più volte definito i miei articoli sulla scomparsa di Emanuela come “il gradino più basso del giornalismo”. Pietro a Viterbo ha infatti pubblicamente rilevato, dal video, che:
Marco Fassoni Accetti la sua “rivelazione”, condita con il “flauto di Emanuela”, potrebbe averla preparata nella lunga frequentazione delle postazioni Internet della biblioteca comunale di Villa Leopardi. Frequentazione da noi resa nota con più di un articolo;
– sempre Marco Fassoni Accetti il suo flauto magico “di Emanuela” lo ha fatto trovare a “Chi l’ha visto?” guarda caso dopo che questo stesso programma aveva lanciato un appello “a chi avesse magari trovato un flauto senza conoscerne l’origine”. Nei due o tre anni di intervallo tra lo strano appello televisivo e la trovata del flauto “di Emanuela” c’è stato tutto il tempo necessario per eventualmente documentarsi a Villa Leopardi in vista di un’eventuale preparazione della nuova sceneggiata orlandiana.

Le parole dette da Pietro per esprimere tali due concetti parlando di Fassoni Accetti rivolto a Peronaci seduto al suo fianco sono le seguenti:

“…te come giornalista questa storia te la puoi essere studiata, conoscendo tutti i fatti puoi dire che la vicenda può essere andata in questo modo, quindi può averlo fatto anche lui. Lui quando 4-5 anni fa, è questo èp vero, io ricordo che c’è stata la trasmissione “Chi l’ha visto?”, la Sciarelli ha detto “Emanuela aveva anche un flauto, questo flauto sarà pure da qualche parte, se c’è qualcuno che ha notizie su questo flauto…. Accetti nel 2009-2010 s’è chiuso dentro in una libreria, io ho parlato anche con il responsabile della libreria, quasi tutti i giorni se ne stava nella libreria, per 3-4 anni, poi se n’è uscito con questa storia, “io c’ho questo flauto”….”.

Pietro Orlandi parla di una libreria, in realtà intende riferirsi alla biblioteca di Villa Leopardi e alle sue postazioni Internet, frequentate a lungo da Fassoni Accetti assieme a una sua collaboratrice come abbiamo già raccontato.

Il primo a definire non solo la pista De Pedis, ma l’intero caso Orlandi “un rapimento, sì, ma mediatico, inventato cioè dai mass media”, è stato vari anni fa il magistrato Severino Santiapichi. Che di rapimenti veri se ne deve intendere, visto che ha celebrato il processo per il rapimento e l’uccisione dell’onorevole Aldo Moro.

Ora però Pietro Orlandi si trova in una posizione scomoda. È stato infatti lui a tenere bordone per anni a quello che ora ha finalmente riconosciuto essere solo una patacca. Non solo è stato ospite più e più volte di “Chi l’ha visto?”, il programma artefice della patacca e sempre più lanciato nella stralunata e ridicola “pista De Pedis”, ma ha anche messo in piedi una piccola e testarda mobilitazione contro la sepoltura di “Renatino” nella basilica romana.

Il tutto condito con apprezzamenti gratuiti e per nulla lusinghieri oltre che con sospetti contro il Vicariato di Roma, contro la vedova di De Pedis e contro il rettore della basilica, don Pietro Vergari, trattato come un furfante complice di De Pedis in chissà quali misfatti e come responsabile di obbrobri sessuali in proprio. A dare man forte a Pietro in tale forsennata campagna è arrivato anche l’onorevole Valter Veltroni, di cui oggi si parla come possibile Presidente della Repubblica gradito a Berlusconi, ex ministro, ex vice premier, ex sindaco di Roma, ex segretario nazionale del PD, nonché sponsor politico di “Chi l’ha visto?” e dell’intera Raitre.

Chissà se Pietro Orlandi avrà la correttezza di scusarsi con le varie vittime della sua furia depedisiana. A dubitarne sono in molti. Staremo a vedere.