Mirella Gregori, Emanuela Orlandi: chi le rapì? Un network internazionale? Ogni anno in Italia spariscono 200 minorenni…

di Pino Nicotri
Pubblicato il 15 Novembre 2019 9:52 | Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2019 9:52
Mirella Gregori, Emanuela Orlandi: chi le rapì in Vaticano? Un network internazionale? Ogni anno in Italia spariscono 200 minorenni...

Il lancio dell’agenzia Ansa in cui veniva annunciata la scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori (foto Ansa)

ROMA – La prima puntata della terza serie di Scomparsi condotta per Sky da Pietro Orlandi, fratello di Emanuela Orlandi, è stata dedicata al caso di Mirella Gregori, sempre usata come ruota di scorta del mistero Orlandi.

Ha anticipato di qualche giorno la presentazione a Milano di un libro dedicato allo stesso argomento, scritto da Mauro Valentini per Armando Editore. Titolo:  Mirella Gregori. Cronaca di una scomparsa. Scomparsa, non rapimento. Già nel titolo si evita di suggestionare il lettore adombrando i foschi misteri agitati invece in continuazione da Pietro Orlandi. 

Il libro sarà presentato sabato 16 a BookCity, in via Giovanni Bellezza, insieme con altri due dedicati ad altri due casi di cronaca nera.

A quello famoso di Elisa Claps, scomparsa a 16 anni a Potenza il 12 settembre 1993 e rinvenuta cadavere il 17 marzo 2010 nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dove l’aveva nascosta il suo amico e assassino Danilo Restivo.

E a  quello assai meno famoso di Mario Biondo, un siciliano di 30 anni definito “bello come solo i siciliani sanno essere”, di professione cameraman, aveva lavorato anche per il programma televisivo “L’isola dei famosi”, morto in modo piuttosto strano il 30 maggio del 2013 nell’appartamento di Madrid dove viveva con la moglie, una giovane e famosa conduttrice televisiva spagnola, che due settimane dopo se n’è andata in vacanza con amici a Formentera.

Il suo cadavere è stato trovato dalla domestica appeso per il collo da un foulard di seta annodato a una libreria, le ginocchia piegate e i piedi che toccavano il pavimento. Per la polizia spagnola s’è trattato di un suicidio, dovuto a depressione per oligospermia e spermatozoi lenti, inadatti quindi a farlo diventare padre. Per la moglie invece s’è trattato di un gioco autoerotico finito male. I genitori di Biondo pensano invece che possa essere stato ucciso dalla moglie, che lui sospettava avesse fatto parte in passato del mondo del porno. 

Torniamo a Mirella Gregori, scomparsa nel pomeriggio del 7 maggio ’83, 46 giorni prima di Emanuela, notizia apparsa nella cronaca locale dei giornali e commentata da Ercole Orlandi, papà di Emanuela, dicendo “a noi non succederà mai. Perché non abbiamo una lira”.

Per la prima volta, dopo “soli” 36 anni, Pietro Orlandi si è guardato bene dal sostenere che ci siano connessioni e collegamenti tra la scomparsa delle due ragazze, entrambe sedicenni come Erica Claps.  Che non ci fosse nessun rapporto tra le due scomparse lo ha già messo per iscritto nella sua sentenza istruttoria l’allora giudice istruttore Adele Rando nel dicembre ’97. Ma pur di poter vedere e parlare di “gomblotti” si è andati avanti per 36 anni a ignorare quella sentenza e a vedere nell’artificiosità dei collegamenti creati dai mass media chissà quale regia e manovra depistatrice. Ovviamente del Vaticano…

Ma come c’è finita Mirella nell’incredibile, interminabile e inconcludente saga del mistero Orlandi?

A creare la psicosi e il mito nazionalpopolare del rapimento Orlandi è ormai assodato che è stato Papa Wojtyla con i suoi ben sette inspiegabili appelli a partire da quello della prima domenica di luglio, appello che fece sobbalzare stampa, magistrati, polizia, carabinieri e servizi segreti non solo italiani.

Cosa che fino ad oggi nessun ha mai  notato, secondo un lancio Ansa del 24 giugno, cioè di appena due giorni dopo la scomparsa, anzi meno dato che Emanuela è sparita la sera del 22, i primissimi a parlare di rapimento, ovviamente legato in qualche modo a pressioni contro Papa Wojtyla, sono stati proprio gli Orlandi. E a creare il mito parallelo e complementare del rapimento di Mirella è stata la madre, sia pure involontariamente.

Tutto nasce dall’inchiesta intitolata “Emanuela e le altre” del numero del settimanale Panorama datato 1° agosto di quell’anno, ma in edicola dalla settimana precedente. L’inchiesta rivela che in Italia, nell’indifferenza generale, compresa quella papale, negli ultimi 10 anni, cioè dal ’73, erano sparite ben 13 mila persone, 2 mila delle quali minorenni di entrambi i sessi, tanto che “gli inquirenti cominciano a sospettare che esista una tratta internazionale di ragazzine e ragazzini”.

L’inchiesta specifica quante persone sono sparite  per ogni singola regione e che solo nel Lazio, compresa Roma, nei soli primi quattro mesi dell’83 sono sparite ben 314 persone, 104 delle quali minorenni d’ambo i sessi. Gli autori dell’inchiesta, Marilena Bussolenti e Bruno Ruggiero, interpellano la madre di Mirella, signora Maria Vittoria Arzenton. Che si lascia andare a uno sfogo:

“Non so più che pensare. So solo che mi è sembrato di riconoscere nei fotofit pubblicati dai giornali per il caso Orlandi due brutti ceffi che avevo notato durante l’inaugurazione del nostro bar il giorno prima che Mirella sparisse”.

 E gli autori dell’inchiesta ci fanno sapere:

“Una dichiarazione che ha messo in allarme i carabinieri: ci sono gli stessi uomini dietro il sequestro di Mirella e di Emanuela?”.

Ecco come è nato il mito del rapimento parallelo e complementare al mistero Orlandi. Un particolare curioso, del quale abbiamo già scritto, è che quando alla signora gli inquirenti hanno fatto tracciare gli identikit dei “due brutti ceffi” uno risulterà incredibilmente somigliante al viso di Pietro Meneguzzi, cugino di Emanuela.

Il 4 agosto sulla pista del rapimento collegato a quello di Emanuela si lancia Il Messaggero, avanzando il sospetto che anche Mirella sia stata sequestrata forse dagli stessi “rapitori” della Orlandi. L’articolo è corredato da una foto di Mirella insieme a Papa Wojtyla, scattata nel dicembre del 1982 durante un’udienza papale riservata agli studenti della scuola frequentata dalla ragazza. Su quella foto – tutte scattate da Arturo Mari, fotografo di fiducia del Vaticano – si ricamerà per anni e anni, ma nessuno scrive che allora come oggi tutte le foto di tutte le persone che il Papa vede in udienza vengono esposte su una grande bacheca dell’Osservatore Romano perché chi vuole le possa comprare come foto ricordo.

Questo can can che punta il dito sul Vaticano e sul Papa viene colto al balzo dalla STASI, i servizi segreti dell’allora Germania Est, che iniziano a fabbricare nel X Dipartimento, retto dal colonnello Gunter Bohnsak, i famosi “komunicati” fasulli firmati Fronte Anticristiano Turkesh, dal nome del colonnello turco Arsaplan Turkesh. 

I falsi “komunicati” erano un’iniziativa per contrastare la convinzione che voleva Mosca, capitale dell’allora esistente Unione Sovietica,  come mandante del fallito attentato a base di colpi di pistola del turco Alì Agca contro Karol Wojtyla, ovvero Papa Giovanni Paolo II, colpi sparati in piazza  S. Pietro nell’81. Il fantomatico Fronte Turkesh, mai esistito, con i suoi “komunicati” chiedeva infatti la scarcerazione di Agca in cambio delle liberazione di Emanuela. Per Mirella invece a un certo punto ne annuncia l’avvenuta esecuzione. Salvo poi ripensarci con i “komunicati” successivi…

Il primo “komunicato” arriva alla sede Ansa di Milano ai primi di agosto e oltre a chiedere lo scambio Orlandi-Agca domanda informazioni proprio su Mirella: sintomo lampante, lapalissiano, che nonostante il successivo cambio di linea dei “komunicati” e la vulgata che ne nasce, Mirella non può essere stata rapita da chi mostra di non sapere nulla di lei al punto da chiedere informazioni. 

L’8 agosto all’Ansa di Milano arriva il “Komunicato 2”, con le solite richieste. Mirella Gregori viene citata, ma in modo ambiguo: è evidente che i sedicenti rapitori non ne sanno niente. 

Il 13 agosto l’Ansa riceve il “Komunicato 3”, delirante e ambiguo come il precedente. 

Il 28 agosto arriva l’ottavo e ultimo appello di papa Wojtyla per la Orlandi, ma stavolta il Papa cita anche Mirella, avvalorando così, in maniera del tutto inopinata, la tesi del doppio rapimento “politico”:

“[…] il mio pensiero va a Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, la cui sparizione, da troppo tempo ormai, causa tanta pena alle rispettive famiglie e grande perplessità nell’opinione pubblica. Sono tanto vicino ai genitori delle giovani studentesse, condividendo la loro ansia indicibile. E prego il Signore affinché tocchi il cuore di coloro che dicono di trattenere quegli esseri innocenti e indifesi, e come sempre prego anche per la persona del mio attentatore”.

Da notare quel “dicono di trattenere”:  sintomo evidente che in definitiva lo stesso Wojtyla non è poi convintissimo che i sedicenti “rapitori” abbiano davvero rapito le ragazze. Ma ormai la grande mongolfiera del mito dei due rapimenti – politici prima, poi dopo venti anni declassati a malavitosi per ricattare il Papa, ma sempre collegati – ha spiccato il volo. E ancora oggi vola, vola, vola….

A smentire in modo drastico che le due ragazze siano state rapite, per motivi politici o malavitosi, è stato l’avvocato Gennaro Egidio, legale sia degli Orlandi che dei Gregori. Nel 2002 in alcune conversazioni telefoniche mi ha spiegato i perché della sua smentita, indicando anche i possibili scenari per entrambi i casi. Di quelle telefonate ho pubblicato su Blitz sia la trascrizione che il sonoro. E il nastro col sonoro l’ho anche consegnato di persona al magistrato Giancarlo Capaldo.

La mongolfiera continua a volare anche grazie al non avere voluto mettere agli atti le conversazioni con Gennaro Egidio. Con le annesse sue spiegazioni e indicazioni. Inoltre Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella, ha rilasciato dichiarazioni “suggestive”, ma che è facile smontare. Inoltre una sua “impegnativa” intervista a Fiore De Rienzo per “Chi l’ha visto?” è stranamente introvabile. Poiché però il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi, nel web è possibile rintracciare un filmato di poco secondi che DIMOSTRA che quell’intervista c’è stata. Ma per ora sorvoliamo.