Rapimento Moro e banda della Magliana. Da Veltroni parole infondate e silenzio

di Pino Nicotri
Pubblicato il 10 Marzo 2014 8:23 | Ultimo aggiornamento: 10 Marzo 2014 10:47
Rapimento Moro e banda della Magliana. Da Veltroni parole infondate e silenzio

Walter Veltroni: spararle è facile, rispondere meglio no

Nel tardo pomeriggio del 5 novembre 2011 ho incontrato in via di Pietra a Roma l’allora onorevole Walter Veltroni. Uscivamo entrambi dalla sede della Confraternita dei Bergamaschi dopo la presentazione di un libro della giornalista Angela Camuso, che si occupava della  banda della Magliana.

Poiché Veltroni si era dilungato in affermazioni suggestive, ma infondate, sugli asseriti rapporti tra la banda e la sorte dell’onorevole Aldo Moro, gli chiesi se per cortesia poteva darmi un numero di telefono e/o un recapito di posta elettronica perché riguardo la sorte di Moro avevo alcune cose importanti da dirgli. Veltroni mi disse che era “molto interessato” che avrebbe “letto con molta attenzione” ciò che gli avrei mandato, ma mi diede solo il numero di telefono del gruppo del suo partito in parlamento, dove l’impiegata Paola Moretti mi fornì il suo recapito di posta elettronica in Parlamento. E così l’11 ottobre gli inviai quindi la seguente e-mail:

“Ho assistito al suo intervento il pomeriggio di mercoledì 5 nella sede della Confraternita dei Bergamaschi alla presentazione del libro della collega Angela Camuso. Per ora sorvolo su una serie di cose e mi limito a rispondere alle sue domande su Chichiarelli/Banda della Magliana/uccisione di Moro.

Le sue domande però non hanno nominato un personaggio centrale: Steve Pieczenik, inviato dal Dipartimento di Stato degli Usa a presiedere il “comitato di crisi” che avrebbe dovuto occuparsi del caso Moro. Le invio la parte del mio libro “Cronaca criminale – La storia definitiva della banda della Magliana”, edito l’anno scorso da Baldini Castoldi Dalai, che risponde a tutte le sue domande del giorno 5. E vi aggiunge conferme da me causalmente trovate anni or sono mentre preparavo il libro “Tangenti in confessionale”, edito da Marsilio. Buona lettura. Che spero non voglia passare anche lei sotto silenzio per evitare di dare un dispiacere a certi ambienti”.

La parte del mio libro “Cronaca criminale” allegata alla mail a Veltroni è quella della quale ho accennato in un altro articolo qui su Blitzuoridiano. Il 23 novembre, deluso per la mancanza di riscontri, inviai a Veltroni un’altra e-mail:

“Quando le ho chiesto – alla fine della presentazione del libro di Angela Camuso in via di Pietra a Roma – un suo recapito telefonico o di posta elettronica per darle alcune notizie sia sulla cosiddetta banda della Magliana che sull’affaire Moro, lei mi ha fornito un numero di telefono che è risultato essere del suo ufficio in Parlamento. La signora che mi ha risposto al telefono mi ha cortesemente fornito come suo recapito di posta elettronica questo al quale le sto scrivendo. E così l’11 ottobre le ho inviato quanto può rileggere qui in basso. Come le ho spiegato via mail, si tratta di pagine da me già pubblicate che mostrano chi e perché ha voluto e deciso e l’uccisione di Aldo Moro rivendicandone per giunta a testa alta la responsabilità. In tali pagine c’è anche la prova che davvero la liberazione di Aldo Moro è stata impedita ordinando a una squadra di “baschi neri” di tornare indietro quando ormai questi erano arrivati a pochi metri dalla prigione nella quale i brigatisti detenevano l’ostaggio.

Trovo pertanto molto grave il suo silenzio, il suo far finta di nulla. Tanto più grave a fronte delle sciocchezze da lei avvalorate con dovizia di parole alla presentazione del libro della Camuso, la cui smania di protagonismo “maglianesco” ha fatto fare alla vistosa collega delle affermazioni riguardo l’uccisione di Simmi rivelatesi, tanto per cambiare, campate per aria.

Egregio onorevole Veltroni, è francamente grave, oltre che sintomatico, questo suo preferire il blablablà sensazionalistico alla ricerca e all’accettazione della verità, peraltro ormai acclarata, sulla tragedia Moro. Tragedia che a chiacchiere lei ama affermare enfaticamente che le sta molto a cuore e intende svelarne i lati a suo dire ancora oscuri, ma della quale devo constatare che in realtà se ne tiene bene alla larga. La prossima eventuale volta eviti di far mostra di disponibilità che invece lei non possiede affatto. L’ipocrisia la usi per cortesia con altri”.

Finalmente il 28 novembre ricevetti una risposta:

Caro Nicotri,

ho ricevuto solo oggi il suo materiale e la sua mail. Non potevo rispondere prima perché non ho ricevuto nulla. Per questo motivo devo dirle che i suoi giudizi sono immotivati. Leggerò con attenzione il documento e le farò sapere

Walter Veltroni“.

Meravigliato che l’onorevole non avesse ricevuto nulla, telefonai alla signora Moretti, che mi diede un altro recapito di posta elettronica, al quale inviai di nuovo il tutto. Il giorno dopo le telefonai per sapere se avesse ricevuto quanto da me inviato: “Sì, ho dato tutto a Veltroni, che se l’è messo in borsa dicendomi che lo avrebbe letto con calma e attenzione a casa. Poi ti farà sapere”.

Sono passati due anni e tre mesi. Ma Veltroni s’è guardato bene dal farsi vivo. Ho quindi inviato all’allora onorevole un’altra mail, il 9 dicembre 2012, dove, dopo avergli fatto notare che aveva “non educatamente non risposto” a nessuna delle mie mail di sollecito riguardo cosa pensasse del materiale che gli avevo inviato, così concludevo:

“Come vede, i miei giudizi non erano affatto “immotivati”.

Cordiali saluti.

pino nicotri”.

La risposta? La sto ancora aspettando.