Referendum, ha vinto il Sì, un punto per la stabilità di Conte

di Bruno Tucci
Pubblicato il 21 Settembre 2020 16:39 | Ultimo aggiornamento: 21 Settembre 2020 16:41
Referendum, ha vinto il Sì, un punto per la stabilità di Conte (nella foto)

Referendum, ha vinto il Sì, un punto per la stabilità di Conte

Referendum. Ha vinto il si, i Grillini esultano. E’ stata una lunga ed estenuante battaglia che hanno combattuto. Quindi hanno ragione ad applaudire.

Referendum. Ma i grillini hanno stravinto come era nelle previsioni? Assolutamente no. Ricordiamo soltanto un dato: nelle quattro votazioni in Parlamento, i favorevoli al taglio avevano raggiunto il 97 per cento. Cioè erano gli stessi deputati e senatori a dar ragione ai 5Stelle. Oggi, la situazione è notevolmente cambiata, se si guardano i numeri dopo il voto. Siamo attorno al 70 per cento forse meno.

Quindi questo vuol dire che negli ultimi tempi, il fronte del no ha fatto passi da gigante. Da che dipende questa enorme differenza? Probabilmente, però è solo una opinione: gli italiani non si sono fatti incantare dall’euforia grillina.

Insomma, ridurre il numero dei Parlamentari non significa di conseguenza fare una buona politica e risolvere i grandi problemi che assillano il Paese. Ecco perché, dunque, dobbiamo riconoscere di dare a Cesare quel che è di Cesare (cioè ai pentastellati di aver vinto), ma è anche vero che forse I “Casaleggio guys and dolls” si aspettavano qualcosa di meglio.

Ora alla luce di questi numeri, si può dire che nascano problemi per Palazzo Chigi e dintorni? Più semplicemente come ne esce Giuseppe Conte da questo referendum? Più forte o più debole? Il governo deve temere qualche contraccolpo?

Diciamo subito (perché è stato proprio lui a confessarlo) che il presidente del Consiglio ha votato per il si. Dovrebbe essere più che felice, dunque. Ma il fatto è che si dovranno valutare tutti i dati e poi anche quel che avverrà nelle varie regioni. Si può dire, quindi, che il premier ha vinto il primo round. Ma la partita è lunga e si protrarrà per tante settimane.

Dalla riva opposta, che cosa possono rispondere gli esponenti del centro destra? Hanno gioco facile, perché possono replicare a questo interrogativo che loro sono stati sempre favorevoli al taglio e lo hanno dimostrato in Parlamento votando sempre con coloro che volevano diminuire il numero di senatori e deputati. Atteggiamento che hanno ribadito di recente anche in campagna elettorale. Meloni, Salvini, lo stesso Berlusconi non si sono mai detti contrari al taglio.

Che cosa succederà adesso? Difficile dirlo perché la sfida è tra la Lega e il Pd, più esplicitamente tra Zingaretti e Salvini. Se dovesse andar bene per il leader del Pd, questo vorrebbe significare che da oggi in poi non avrebbe più avversari tra i suoi compagni di cordata. Vedremo.

Saranno decisive le prossime settimane. Tra i 5S Stelle piomba in serata una brutta notizia per loro: la condanna del sindaco di Torino, Chiara Appendino la quale si è affrettata a dire che si autosospenderà dal partito, come insegna lo statuto del Movimento.