Referendum, perché il Sì è inutile anzi dannoso: resta il bicameralismo perfetto

di Bruno Tucci
Pubblicato il 28 Agosto 2020 12:51 | Ultimo aggiornamento: 28 Agosto 2020 12:51
Referendum, perché il Sì è inutile anzi dannoso col bicameralismo perfetto. Nella foto: Matteo Renzi, che voleva anche lui tagliare i parlamentari

Referendum, perché il Sì è inutile anzi dannoso col bicameralismo perfetto. Nella foto: Matteo Renzi, che voleva anche lui tagliare i parlamentari

 

Una “Ponzio Pilato collettiva” aspetta il referendum sul taglio dei parlamentari.

Referendum taglio parlamentari, si vota il 20 settembre insieme con le regionali, ma tutti cercano di lavarsi le mani per non sbilanciarsi. I leader dei partiti sono favorevoli alla libertà di scelta. ”Ognuno si comporti come meglio crede”, sostengono.  In fondo, significa che non vogliono aprirsi e mantengono il riserbo. Come Ponzio Pilato? Proprio così. Anche Matteo Renzi, in una intervista, risponde alla domanda del giornalista “che lui non dirà mai quale sarà la sua preferenza”.

 Non è convinto che diminuire i parlamentari sia un bene per il Paese?”.

 Il numero uno di Italia Viva è categorico: “Con la libertà di voto non si fa un attacco alla democrazia, ma questa non è una svolta storica, come sostengono i Grillini”.

Tanto per cambiare anche sul taglio dei parlamentari c’è grande confusione. La base del Pd è in maggioranza per il no in quanto accusano i 5Stelle di non aver rispettato il patto secondo il quale i Dem avrebbero detto si al referendum in cambio di una sostanziale revisione della legge elettorale. Se l’accordo è stato violato, allora liberi tutti. Qualche nome importante esce allo scoperto. Ad esempio, Romano Prodi, il quale in un editoriale di oggi sulle pagine del più diffuso quotidiano della Capitale, dice espressamente che voterà per il no e ne spiega le ragioni. Mentre, al contrario, Pier Luigi Bersani è chiaramente per il si.

Previsioni, comunque, non se ne possono fare perché se ci si dovesse attenere alle quattro votazioni della Camera e del Senato, i numeri darebbero pienamente ragione a quanti vogliono sforbiciare senza se e senza ma i senatori e i deputati. Ma in politica tutto è possibile in specie se fra il primo e il secondo atto è passato molto tempo. In questo periodo si sono moltiplicati i giochi, le manovre sotterranee, i patti segreti, le promesse reciproche. Ragione per cui ogni ipotesi potrebbe essere smentita nel giro di pochi giorni se non di pochi minuti.

Il taglio non risolverebbe i gravi problemi che affliggono il Paese, perché con il bicameralismo perfetto i nodi vengono sempre al pettine. E’ una teoria che fa felice Matteo Renzi il quale, già ai tempi in cui era presidente del Consiglio, cercò di porre rimedio a questa “iattura”, ma fu clamorosamente sconfitto dagli italiani. Attenzione, si sostiene da chi è a favore di questo governo. “Con il referendum si prepara una trappola per Conte e i suoi più stretti collaboratori”. Se infatti il no dovesse trionfare e prendere una valanga di voti, l’opposizione potrebbe scatenare una guerra contro il premier che è già nell’occhio del ciclone del centro destra. Chi è ancora per il no ricorda un’affermazione di Marco Pannella: “Con il taglio dei parlamentari finirà il rapporto fra eletto ed elettori” 

Le discussioni aumentano così come la curva dei nuovi casi di coronavirus. Ieri se ne sono contati 1411 e naturalmente le polemiche non si sono spente. Anzi. Il braccio di ferro tra governo e regioni continua, gli scienziati non hanno fra loro una qualsivoglia sintonia e intere categorie si rivoltano. Ad esempio, quella dei docenti che chiedono di restare a casa per la paura di una nuova pandemia. Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, è lapidario: “Se questa è la situazione la scuola non può riaprire”. Per colpa di chi? La destra di Salvini e Meloni non ha dubbi: “Le responsabilità sono tutte del ministro Azzolina di cui chiederemo presto un voto di sfiducia”.